C'è un gran bisogno di artigiani della democrazia

In questo clima caratterizzato da toni fortemente polemici, anche in vista del referendum sulla Giustizia, le parole di Mattarella e Papa Leone XIV sul valore della responsabilità umana e personale
January 13, 2026
C'è un gran bisogno di artigiani della democrazia
L'aula del Senato/ ANSA
Viviamo in un contesto nel quale è diffuso il desiderio di “cambiare il mondo” di fronte alle sue incongruenze e contraddizioni, anche se dimentichiamo che quel cambiamento dipende da ciascuno di noi per la sua parte. La battaglia delle idee in politica rischia di risolversi in una critica solo distruttiva, in una aspirazione rivoluzionaria, in una conservazione del passato o in un appello alla volontà popolare, nel dibattito politico e nella sua eco sui social, sempre più confusa e polemica. È difficile per il singolo, di fronte alla superficialità di un simile dibattito politico, conservare il senso di umanità nell’affrontare i problemi concreti della convivenza politica e sociale. In questo clima di contrasto, di pessimismo, di sfiducia, non è facile mantenere serenità ed equilibrio nel confronto tra spinta alla conservazione e a progresso e rispetto dei principi fondamentali di dialogo e di convivenza di fronte alle polemiche e alle strumentalizzazioni da parte di chi la pensa diversamente. Per questo mi sembra sia stato importante il messaggio del Presidente della Repubblica in occasione dell’ottantesimo compleanno della nostra Costituzione, nata dall’Assemblea Costituente dopo la fine della guerra il 1° gennaio 1946. In quel messaggio – con ottimismo e fiducia nel futuro – Mattarella ha proposto le linee di uno “spartiacque” di libertà e di pace del nostro paese dopo la fine di un ventennio di dittatura, di una guerra voluta e perduta colpevolmente, e di una Resistenza combattuta e sofferta per uscirne e rinnovare l’Italia. Le due linee di libertà e di pace – nel messaggio presidenziale di auguri al Paese per il nuovo anno – hanno ricordato la ricostruzione istituzionale, civile e sociale di esso; il rapporto fra l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti e la sua evoluzione sino agli attriti e difficoltà attuali; il carattere centrale e fondamentale e la libertà del lavoro per la Repubblica e per la democrazia; il riconoscimento dei diritti inviolabili e dei doveri inderogabili; la sintesi fra essi nella pari dignità sociale e nell’eguaglianza di tutti; lo sviluppo sociale ed economico; il superamento del terrorismo senza dover ricorrere a leggi speciali; le riforme civili e sociali fondamentali come lo Statuto dei lavoratori e il diritto di famiglia.
Le tappe percorse in questi ottanta anni sono state importanti per rafforzare la democrazia: nonostante le difficoltà; nonostante la crisi e il venir meno della coesione fra i partiti e il progressivo indebolimento della centralità del Parlamento a favore dell’esecutivo, attraverso gli strumenti dei decreti, dei maxiemendamenti e della fiducia; nonostante le modifiche radicali delle condizioni geopolitiche dei mercati e dell’equilibrio globale a cui stiamo assistendo. Il Presidente della Repubblica ha ricordato il metodo di lavoro dell’Assemblea Costituente, in un contesto di collaborazione condiviso sia per l’elaborazione dei tasselli della Carta costituzionale, sia per la contemporanea discussione anche accesa dei lavori per l’adozione delle misure di governo. Il messaggio propone dunque un accostamento evidente fra le due linee dello spartiacque di pace e libertà: il «ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie» (articolo 11 della Costituzione). Quel messaggio è reso concreto con il riferimento alle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, entrambi vittime della violenza nel loro impegno per la giustizia ed esempio ideale per i giovani, cui il messaggio del Presidente è rivolto esplicitamente; e suggerisce anche un accostamento con la figura di «artigiano della pace» proposta dal Pontefice Leone XIV con riferimento alla responsabilità umana e personale.
È un accostamento su cui è opportuno riflettere – fatte le debite proporzioni tra la prospettiva globale e quella nazionale – anche per ricordare altre vicende e polemiche attuali come quelle del prossimo referendum sulla separazione fra giudice e pubblico ministero che occupano gran parte delle discussioni nel panorama italiano di questi giorni. Nella mia plurima esperienza professionale di uomo di studio e di operatore nel campo della giustizia con diversi ruoli non intendo entrare e schierarmi in quelle polemiche, fin troppo sviluppate e dilaganti a diversi livelli. Mi sembra giusto soltanto sottolineare l’importanza del fattore umano, cioè il contributo personale – qualunque esso sia – richiesto a ciascuno di noi con l’esercizio del voto referendario nell’uno o nell’altro senso o con l’astensionismo.  L’appello del Presidente della Repubblica all’impegno e alla responsabilità dei giovani, con il richiamo all’eroismo e al sacrificio di due figure di magistrati nell’esercizio del loro potere-dovere; e il richiamo del Pontefice a una responsabilità personale di ciascuno, mi sembrano entrambi due momenti per un’occasione inusuale e giustificata di riflessione in un contesto di polemica che si va facendo via via sempre più accesa e sgradevole, qualunque possa essere e sarà l’esito della contesa referendaria.

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