Non schiavi degli algoritmi: cosa insegna la "Rerum novarum" al lavoro del futuro
Le domande poste da Papa Leone XIII nell'enciclica di 135 anni fa risuonano con rinnovata urgenza, richiamando alla dignità della persona, alla giustizia nei rapporti di lavoro e alla responsabilità sociale della proprietà

Negli ultimi anni, l’accelerato progresso delle tecnologie di Intelligenza Artificiale ha suscitato un acceso dibattito motivato dalle crescenti preoccupazioni riguardo all’impatto di tali tecnologie sul mercato del lavoro. La situazione è estremamente complessa per le meraviglie che sembrano possibili, ma anche per le paure che queste generano. Diverse forme di IA già superano le capacità umane in varie mansioni col potenziale di modificare profondamente il mercato del lavoro: questo rende il futuro ancora più difficile da prevedere, un futuro che dipenderà anche dalle decisioni che si prenderanno per disegnarlo oltre che per prevederlo. L’irruzione dell’intelligenza artificiale, dell’automazione e dell’economia digitale sta trasformando radicalmente il mondo del lavoro e non è possibile ignorarlo: esso richiede criteri di orientamento e una rinnovata tutela della dignità umana. Le domande poste da Leone XIII 135 anni fa risuonano oggi con rinnovata urgenza. Anche oggi, infatti, la Rerum novarum offre un orientamento profondo richiamando alla dignità della persona, alla giustizia nei rapporti di lavoro e alla responsabilità sociale della proprietà. I principi enunciati nel 1891 restano validi: «I lavoratori non devono essere trattati come schiavi», ammoniva Leone XIII, ma «la loro dignità personale, nobilitata dalla fede cristiana, deve sempre essere rispettata» (RN 16). Un monito oggi più che mai attuale, specie quando sistemi automatizzati prendono decisioni sulle persone senza controllo umano diretto.
Incisivo è l’insegnamento sul tema della proprietà, letto anche alla luce dell’era digitale: oggi, i dati e le piattaforme rappresentano nuove forme di proprietà e la questione della giusta distribuzione di tali risorse diventa sempre più urgente. Ritengo che la rivoluzione tecnologica che l’IA comporta, con ripercussioni non solo economiche ma anche sociali, demografiche, ambientali, siano le “rerum novarum”, le cose nuove, di oggi. Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale e del lavoro digitale, abbiamo la responsabilità di raccogliere tale eredità e consolidare la consapevolezza che, di fronte alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale e alle sue ripercussioni sulla giustizia, sul lavoro e sulla dignità umana, «la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale».
Molti vivono tale trasformazione come una minaccia, in particolare dove la forza lavoro umana viene sostituita dalla macchina, e sorgono nuove forme di dipendenza, precarietà e disuguaglianza: i dati e le infrastrutture tecnologiche sono concentrati nelle mani di pochi colossi, il cui potere influenza società, lavoro e politica in modo spesso incontrollato. Lo sviluppo tecnologico corre veloce, mentre i processi normativi faticano a stare al passo. Come la Rerum novarum chiede che i processi economici siano ordinati in funzione dell’uomo – non il profitto, ma giustizia, solidarietà e bene comune devono guidare l’azione – anche nel mondo automatizzato di oggi l’essere umano non può diventare oggetto dell’economia, ma ne rimane il soggetto. In un momento storico così complesso, attraversato dalle tre transizioni digitale, ambientale e demografica e da un contesto geopolitico delicatissimo, è essenziale adottare un modello di regolamentazione che tenga conto dei valori della Rerum novarum e che possa assicurare una distribuzione equa e sostenibile dei guadagni di produttività derivanti dall’innovazione tecnologica. Solo così potremo mantenere e rafforzare la coesione sociale.
Alfonso Luzzi è Presidente Generale del Movimento Cristiano Lavoratori - Mcl
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