Fondi, tempi, criteri: cosa c'è nel disegno di legge del governo sui caregiver
di Roberta d'Angelo, Roma
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al ddl dedicato a chi si prende cura dei congiunti in condizioni di non autosufficienza. L’Isee previsto è basso, la platea sarà ristretta, ma la ministra per le Disabilità Locatelli chiede tempo: «È un punto di partenza»

«Non posso dire di essere felicissima ma sono contenta che mettiamo questo primo tassello che può essere importante per la vita di tante persone e famiglie». Non è certamente un «punto di arrivo», ma «un punto di partenza» sì, si concede la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, nel presentare l’attesa legge sui caregiver, su cui tante famiglie hanno vissuto anni di illusioni. Il disegno di legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri arriva a colmare un vuoto e tante promesse finora disattese, ma con un budget insufficiente e criteri stringenti che tagliano fuori un’ampia parte delle domande. La titolare della Disabilità sa che si tratta di una risposta insufficiente a una richiesta dettata da esigenze innegabili di chi svolge un lavoro di cui la legge riconosce «il valore economico e sociale». Ma, spiega, si è partiti da zero, dopo dieci anni di discussioni e tentativi vani che non hanno prodotto nessuna legge. «Per la prima volta con risorse certe che abbiamo inserito in legge di bilancio - 257 milioni di euro - diamo seguito alla proposta di legge per il riconoscimento di chi ama, cura e non vuole essere sostituito e che è il cosiddetto caregiver familiare», spiega. Confidando in miglioramenti del Parlamento, dove il testo approderà con la richiesta della procedura d’urgenza e soprattutto, dice, con la speranza che «costruiremo un percorso condiviso con deputati e senatori». In particolare, ammette la ministra, l’Isee per accedere ai fondi è «troppo basso» e forse su questo, auspica, il Parlamento può lavorarci. Locatelli invita comunque a vedere il bicchiere mezzo pieno, considerato che «nel corso degli ultimi dieci anni sono naufragate circa 31 proposte di legge» e «il perché è stato imputato anche alla mancanza di una platea identificata. Oggi abbiamo una proposta con il punto di vista condiviso migliore per tutti. Ovviamente in Parlamento questa proposta potrà essere arricchita e migliorata».





Nel merito, il testo si basa su quelli che la ministra per le Disabilità definisce «due capisaldi fondamentali: le tutele differenziate in modo che noi possiamo riconoscere tutti i caregiver familiari, sia chi ha un impegno molto importante in termini di carico assistenziale e anche tutti gli altri che hanno un impegno minore ma sempre nell'ambito familiare. L'altro caposaldo è per coloro che amano, curano, non vogliono essere sostituiti e lo fanno 24 ore su 24 in una maratona continua. Questa è proprio l’urgenza di questa norma, dare innanzitutto risposte in termini economici a questo primo profilo che abbiamo identificato con un carico di assistenza e anche di amore, sopra le 91 ore settimanali, pari a circa 13 ore al giorno». Il contributo verrà erogato dal 2027. L’Inps infatti dovrà valutare le domande e stabilire le fasce di interesse per ripartire 257 milioni di euro per l’anno 2027. Si parla di «adeguati sostegni» spettanti a chi assiste e si prende cura del coniuge, del partner dell’unione civile o del convivente di fatto, di un parente o di un affine entro il secondo grado e in alcuni casi di un parente entro il terzo grado, volti «a migliore la qualità di vita possibile» e assicurare «il suo coinvolgimento nella rete dei servizi e nella loro pianificazione». Il caregiver è considerata «un’attività di cura non professionale, che consiste nell’assistere la persona nell’ambiente domestico o, comunque, nei luoghi in cui vive, nella vita di relazione, nella mobilità, nelle attività della vita quotidiana che possono essere di base (igiene personale, mangiare, ecc.) e strumentali, (cucinare, lavare la biancheria, uso di mezzi di trasporto, gestione dei farmaci e del denaro)».
Il contributo a tutele differenziate sarà esentasse, «trimestrale posticipato» e il caregiver dovrà avere un reddito di lavoro non superiore a 3.000 euro annui lordi e un Isee superiore inferiore a 15.000 euro. Il sostegno economico maggiore spetterà «esclusivamente nell’ipotesi in cui l’impegno assunto risulti più gravoso, ossia nell’ipotesi di caregiver convivente con una persona in condizione di non autosufficienza, con un carico di assistenza superiore alle 90 ore settimanali». L’importo stabilito dalla legge è determinato da Inps, «nel limite massimo pro-capite di 1.200 euro per il trimestre». Isee e reddito di lavoro minimo serviranno dunque per «concentrare le risorse disponibili sui profili di maggiore fragilità». Per chi non è convivente il carico di ore di assistenza dovrà essere almeno di 30 ore settimanali. In ogni caso, l’entità esatta del contributo dipenderà dal numero di domande che verranno presentate nel momento in cui sarà definita la platea degli aventi diritto e sarà compatibile con le ulteriori misure di sostegno previste dalle leggi regionali. I caregiver riconosciuti potranno avere il diritto al congedo parentale se l’assistito è un minore di 18 anni, compresi i genitori non conviventi. Potranno ricevere ferie e permessi solidali dai colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro. Se si tratta di un giovane caregiver potrà richiedere la compatibilità dell'orario del servizio civile, mentre per gli studenti caregiver è previsto esonero dal pagamento delle tasse universitarie o il riconoscimento dell'esperienza di cura come credito nei percorsi di formazione scuola-lavoro. Il testo prevede anche che possano esserci più caregiver, purché conviventi per la stessa persona assistita. Delusa la vicepresidente dei senatori del Pd ed ex ministra della Sanità Beatrice Lorenzin, per il riconoscimento, dice, garantito «a una platea ristrettissima». In questo modo i requisiti «riservano l'aiuto solo a chi è già fuori dal lavoro e in condizioni di povertà».
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