Per i caregiver è una svolta. Ma le tutele vanno incrementate

Il ddl del Governo riconosce il valore sociale della cura familiare. Le misure però rischiano di escludere troppi nuclei per i limiti Isee stringenti e riguardare comunque non più di 52mila "curacari" nel 2027
January 13, 2026
Per i caregiver è una svolta. Ma le tutele vanno incrementate
Manifestazione di persone con disabilità contro i tagli al walfare a Napoli / Ipa
Se si considera la legge sui caregiver come una fotografia che fissa, per sempre, un momento e un’azione, l’immagine non può che risultare parziale e non completamente a fuoco. Se invece la si immagina come i primi frame di un video al rallentatore - quei filmati in slow motion di un sasso che cade nello stagno, con l’acqua che si solleva e l’onda che progressivamente si allarga – allora se ne può apprezzare meglio il valore e l’impatto.
Perché, in effetti, il disegno di legge di iniziativa governativa approvato ieri è come un masso che smuove finalmente la “morta gora” in cui si era impantanata l’esigenza di dare tutela ai “curacari”. A coloro che, appunto, si prendono costantemente cura di un familiare con disabilità grave, non autosufficiente. Negli ultimi 10 anni, infatti, tutti i tentativi di dar vita a una normativa di riconoscimento e tutela di questa figura sociale sono via via naufragati nonostante un consenso quasi unanime sul tema e l’alternarsi al governo di maggioranze diverse e composite. A bloccarli, oltre a una definizione troppo generica della platea interessata, soprattutto la questione chiave delle risorse da impegnare e delle relative coperture finanziarie. E infatti il merito principale da ascrivere alla ministra per le disabilità Alessandra Locatelli oggi è quello di aver finalmente imposto il tema direttamente a livello di Governo. E di averlo fatto con realismo. Senza cioè la pretesa di risolvere la questione in maniera definitiva o di vagheggiare misure – assegni, servizi e bonus previdenziali - tanto auspicabili e necessari quanto difficilmente immaginabili, tutte insieme ora, nelle poste di un bilancio in decennale deficit.
La ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli /Ufficio stampa Ministero
La ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli /Ufficio stampa Ministero
Certo, la misura è insufficiente rispetto alle esigenze che si vogliono tutelare. Certamente si poteva (e si potrà o, meglio, si dovrà) fare di più e meglio. Ma intanto si è partiti con 257 milioni di euro già stanziati per il 2027 e 1,5 milioni per costruire quest’anno la piattaforma Inps con cui individuare bene la platea dei beneficiari. Non è facile, infatti, misurare esattamente l’area dei soggetti interessati, quanti siano i caregiver familiari e il loro effettivo impegno. Qualcuno ha azzardato nei mesi scorsi la cifra di 7 milioni di italiani che ricomprende però persone quasi mai coabitanti e che dedicano ai familiari, generalmente i genitori anziani, una o due ore a settimana. Si scende a poco più di 2 milioni se si considerano invece i curacari impegnati per 20 o più ore a settimana. Provando a “leggere” il bisogno dalla prospettiva delle persone con disabilità grave sappiamo invece che sono 540mila quelle di età a inferiore ai 65 anni e che 269mila sono figli che vivono nel nucleo familiare, di cui 89mila convivono oltretutto con genitori ormai anziani.
Il disegno di legge approvato dal Governo Meloni (come anticipato dalla ministra ad Avvenire il 16 novembre scorso) prevede un sistema di tutele differenziate per 4 categorie di caregiver prevalenti: la prima per quelli conviventi con carico assistenziale maggiore di 91 ore settimanali (comprese quelle notturne), un secondo insieme per chi è impegnato tra 30 e 90 ore, un terzo tra 10 e 29 ore e infine i non-conviventi con carico assistenziale di almeno 30 ore. Solo per la prima categoria viene previsto un contributo economico di 1.200 euro a trimestre, limitato però ai curacari che non hanno redditi propri superiori a 3mila euro e un Isee familiare di massimo 15mila euro. Criteri stringenti, se si considera che bastano circa 45mila euro di reddito lordo del coniuge e una casa di proprietà con 1.000 euro di valore Imu, anche con un figlio con disabilità e un altro minorenne, per superare il limite Isee fissato. Si vedrà, dunque, quanti nuclei potranno effettivamente beneficiare della misura: lo certificherà a fine anno l’Inps. In ogni caso, se si tiene conto che lo stanziamento complessivo per il 2027 sarà pari a 257 milioni, il contributo economico non potrà riguardare più di 52mila caregiver in un anno.
Il valore più importante del disegno di legge, dunque, è che viene riconosciuto l’interesse collettivo a tutelare un’attività di cura familiare. E non è poco: il sasso è finalmente caduto nello stagno, l’acqua si è alzata e smossa. Ma è fondamentale che nei prossimi anni le risorse economiche siano aumentate, i criteri resi meno stringenti per raggiungere una platea più vasta, non limitata solo alle famiglie meno abbienti. Un’evoluzione verso un sistema a tutele crescenti, più che differenziate. Come le onde che a cerchi concentrici si allargano e includono tutti.

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