giovedì 14 settembre 2017
Il segretario del Carroccio accusa: «Un attacco alla democrazia. E non sappiamo come pagare Pontida». Ma Renzi lo attacca: «La Lega deve ridare 48 milioni del contribuente. Ma nessuno ne parla»
Matteo Salvini, segretario della Lega Nord (Lapresse)

Matteo Salvini, segretario della Lega Nord (Lapresse) - LaPresse

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Si sono presentati in blocco alla Camera per protestare contro un provvedimento che definiscono «un attacco alla democrazia». La «follia senza nessun precedente nella storia democratica, una follia che grida vendetta», secondo il segretario della Lega Matteo Salvini, è il blocco dei fondi del partito, «prima volta in Italia» dopo una sentenza di primo grado.

Il blocco dei conti correnti, per ora solo a carico di alcune sezioni regionali e non quello nazionale, è la conseguenza della sentenza che a luglio scorso ha colpito il Carroccio. La stessa per cui Umberto Bossi è stato condannato a due anni e tre mesi di carcere per presunte irregolarità tra il 2008 e il 2010 per l’utilizzo di fondi pubblici per scopi privati. Due anni e sei mesi invece per il tesoriere di allora Francesco Belsito, un anno e sei mesi per il figlio del Senatur, Renzo Bossi. Secondo i giudici del tribunale di Genova, l’ex tesoriere della Lega si sarebbe appropriato di circa mezzo milione di euro, mentre l’ex leader del Carroccio avrebbe speso con i fondi del partito oltre 208mila euro.

Una sentenza che Bossi definì «ingiusta» mentre Salvini – che non aveva ruoli nella precedente gestione – quel giorno prese subito le distanze sottolineando come «con le vicende che tanto riscontro hanno avuto sui giornali» lui non c’entrava nulla. La questione, in verità, è tutt’altro che semplice. Per l’accusa, infatti, vennero chiesti e ottenuti dalla Lega dieci milioni di euro di fondi pubblici presentando rendiconti irregolari al Parlamento, anche se la presunta truffa si aggirerebbe intorno ai 56 milioni di euro. Il Tribunale aveva quindi disposto la confisca di circa 49 milioni di euro al partito, a sentenza definitiva. La procura invece aveva chiesto il sequestro cautelativo e il blocco dei conti del partito, paventando il rischio di non poter far tornare nelle casse dello Stato il denaro oggetto di confisca.

Ora però è proprio la nuova Lega – Salvini si è presentato alla conferenza stampa a Montecitorio accompagnato dal vice Giancarlo Giorgetti e dai capigruppo Massimiliano Fedriga e Gianmarco Centinaio – a subire la decisione del giudice di Genova che ha disposto il sequestro immediato dei beni (un atto in fase di esecuzione, così come riferito dai direttori dalle banche in cui il partito ha depositi).

E a dover rispondere pure agli attacchi del segretario del Pd, Matteo Renzi, che da Frascati ricorda come «la Lega deve dare 48 milioni di euro del contribuente. Ma nessuno ne parla». Dunque, l’affondo successivo, «se c’è un partito che ha rubato i soldi è la Lega», anche se Salvini continua a «fare la morale a Roma ladrona».

Un’accusa che l’eurodeputato leghista rimanda subito al mittente. «Renzi si vergogni», la replica di Salvini, ricordando che la Costituzione considera innocente un cittadino fino al terzo grado di giudizio». Al Pd «non succede nulla – continua – perché evidentemente ha più amici dentro la magistratura».

Poco prima il segretario di via Bellerio si era sfogato con la stampa usando parole dure per l’ingiusto blocco dei fondi del partito. «Una scheggia della magistratura che fa politica» spera di farci sparire, di «arrestare l’avanzata della Lega che è al suo massimo storico», l’opinione di Salvini, convinto che «per mano della magistratura si sta provando a mettere fuori legge un partito senza nessun atto formale». Ad ora tuttavia, l’ammissione del segretario, «non sappiamo come pagare Pontida e come pagare i fornitori». Comunque «a costo di pagare di tasca nostra, il raduno di Pontida si farà», promette. Oggi con gli avvocati e gli amministratori del Carroccio si deciderà il da farsi, anche se è ormai certo il ricorso, «ma con i tempi della giustizia italiana dovremo attendere un anno – conclude – e nel frattempo sto qui a guardare le stelle».

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