mercoledì 11 ottobre 2017
"Gratta e vinci" in vendita a Santorso: è bufera. L’azienda sanitaria locale valuta provvedimenti, ma la messa al bando dei "grattini" rischia di andare per le lunghe
Azzardo nell’ospedale che cura i malati di azzardo

«Vendere 'Gratta e vinci' in un’ospedale dove ogni giorno vengono curate persone cadute nelle maglie del gioco patologico è una vera assurdità». La presa di posizione del presidio altovicentino dell’associazione Libera contro le mafie riassume il punto di vista di molti sull’ultimo caso di azzardo strisciante scoppiato in questi giorni. La vendita dei 'grattini' nell’edicola dell’ospedale unico di Santorso, in provincia di Vicenza, ha fatto alzare il sopracciglio a molti utenti che, presa carta e penna, hanno espresso tutto il loro disappunto ai media locali e nazionali. A fianco dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti si schiera anche la presidenza veneta del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca): «Non intendiamo criminalizzare nes- suno e siamo consapevoli che il singolo episodio non esprime la complessità di un fenomeno come la dipendenza da gioco – spiega la presidente Silvia Dalla Rosa –. Di certo, quella del nuovo ospedale di Santorso è stata una scelta quanto meno infelice».

Come sostiene la rete dei Nuovi stili di vita, attiva in ottanta diocesi italiane, il 'Gratta e vinci' è nella maggior parte dei casi la porta d’ingresso verso la dipendenza da azzardo. Per questo la pubblicizzazione dei tagliandini che promettono la realizzazione di tutti i sogni, con tanto di annuncio di recenti vincite, in un luogo frequentato da persone che spesso attraversano momenti delicati della propria vita appare quanto più inopportuna. A confermare tutto ciò ci sono le affermazioni del gestore dell’edicola ai giornali locali: un cliente su tre, ha spiegato al Giornale di Vicenza, chiede un 'Gratta e vinci'.

E in ogni caso l’Ulss 7 del Veneto, che all’apertura aveva vietato la distribuzione di tabacchi, era informata sulla vendita dei biglietti delle lotterie istantanee. L’azienda sanitaria vicentina fa sapere che sta valutando la situazione per prendere eventuali provvedimenti. Ma la messa al bando dell’azzardo ospedaliero rischia di andare per le lunghe o, al peggio, di fallire. Lo scoglio da superare si chiama, ancora una volta, project financing.

L’ospedale unico Altovicentino, inaugurato ufficialmente il 15 novembre 2013 alla presenza delle massime autorità regionali, è sorto infatti su iniziativa di Summano sanità, una Spa formata da una serie di costruttori non solo veneti che hanno progettato e realizzato il nosocomio e che gestiranno tutti i servizi non strettamente sanitari per i prossimi vent’anni. Una condizione che in Veneto vede assimilati anche l’ospedale dell’Angelo a Mestre e quello della Bassa Padovana intitolato a Madre Teresa, per la quale l’ospedale di Santorso è finito anche sotto i riflettori di Report in una puntata dedicata alla malafinanza veneta e al 'sistema Galan'. Il pallino del gioco oggi di fatto è in mano a Equitix Italia 3 srl, società controllata dal fondo infrastrutturale inglese Equitix Fund III, operante principalmente nell’ambito del settore infrastrutturale e del partenariato pubblico privato, che a febbraio scorso ha rilevato il 70 per cento del capitale sociale di Summano sanità.

Ritirare quei 'Gratta e vinci' dall’edicola dell’ospedale potrebbe rivelarsi ancor più complesso rispetto a quanto affrontato con successo tre anni fa dall’azienda sanitaria per bandire gli alcolici dalla mensa e dal bar. Nel frattempo, a fare le spese di tutto questo potrebbero essere i 94 pazienti in carico al Servizio per le dipendenze dell’Ulss 7 per dipendenza da gioco, di cui quattro affetti da disturbi ossessivi compulsivi. Si tratta per lo più di uomini fra i 35 e i 54 anni che sempre più spesso si decidono a chiedere aiuto, basti pensare che nel 2010, in questo angolo diVeneto i casi erano appena 28.

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