domenica 17 dicembre 2017
Agli Stati generali presentata la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti. Critica la Cgil
Alternanza scuola-lavoro: bottone rosso anti-abusi

Gli Stati generali dell’alternanza scuola-lavoro inizieranno solo alle dieci, ma poco dopo le nove un gruppo di ragazzi è già in sit-in di fronte al ministero dell’Istruzione in viale Trastevere. In realtà, solo una parte del variegato universo studentesco è presente al convegno del Miur, che ha ieri voluto concedere ai rappresentanti delle sigle scolastiche il panel di apertura dei lavori. Alcune criticità sollevate dagli studenti sono condivise sia dal ministero sia dai sindacati. Su tutte la necessità di definire chiaramente il confine tra alternanza e lavoro: «Si tratta di una modalità didattica.

Non è uno stage, né un tirocinio né un apprendistato – sottolinea la titolare del Miur Valeria Fedeli –. Oggi presentiamo alcune misure per arricchire l’alternanza e garantire una scuola il più possibile qualificata e inclusiva. È però fondamentale che i soggetti che accolgono i ragazzi si rendano conto che la qualità dell’offerta formativa è anche una loro responsabilità». La ministra sembra porre particolare attenzione alle necessità degli studenti e rivendica le misure presentate ieri come frutto del dialogo tra tutti gli attori interessati. Tra queste, assieme alla Carta dei diritti e dei doveri e a una nuova piattaforma nazionale online, c’è il cosiddetto “bottone rosso”', a disposizione dei ragazzi per le segnalazioni di eventuali irregolarità.

Un modo, spiega la ministra, per «monitorare in tutta Italia le criticità». I correttivi apportati non sono però sufficienti a convincere tutti. In particolare l’Unione degli studenti che in segno di protesta regala una tuta blu alla ministra: «L’obbligatorietà e l’assenza di qualsiasi strumento di tutela hanno aperto le porte a casi di sfruttamento – denuncia la coordinatrice nazionale Francesca Picci –. Temi fondamentali come la gratuità dei percorsi, il ritiro degli sgravi fiscali alle aziende per assumere gli studenti dopo l’esperienza rimangono senza al- cuna risposta». Più conciliante la posizione degli studenti di Azione cattolica: «L’alternanza scuola lavoro non è il fine delle 400 o 200 ore nel triennio, ma la metodologia didattica che viene offerta e che accogliamo con interesse – spiegano i responsabili del movimento –. È necessario rivalutare l’importanza del Registro nazionale.

Se fosse la fonte esclusiva per selezionare le esperienze, avremmo una garanzia della qualità del percorso e della serietà dell’azienda. Chiediamo poi di investire nelle regioni italiane meno ricche per permettere agli studenti di accedere a percorsi di qualità senza costi a carico delle famiglie». Da parte dei sindacati si registra l’apprezzamento pressoché unanime per il coinvolgimento e il confronto continuo voluto dalla ministra, e un’assunzione di responsabilità nei confronti dei percorsi proposti: «Il sindacato deve fare la sua parte, in particolare nelle piccole aziende – osserva la Cisl con il segretario confederale Gianluigi Petteni –. Spetta a noi preparare le imprese e spiegare che si tratta di un momento di didattica.

Non sono i giovani a dover sopportare il costo di un cambiamento urgente nel sistema lavoro». A puntare il dito sugli sgravi è anche la Cgil, che vede nei problemi dell’alternanza gli effetti di una legge sulla scuola costruita nella conflittualità: «L’alternanza non può essere uno strumento del mercato del lavoro – spiega la segretaria nazionale Susanna Camusso –. Con gli sgravi contributivi si crea confusione con il sistema di apprendistato».

Insomma la necessità di avvicinare scuola e lavoro è per tutti una priorità ma il punto resta quello di fare chiarezza: «Dobbiamo ristabilire una serie di questioni. Serve una reale collaborazione per evitare confusione tra alternanza e sfruttamento », puntualizza il segretario nazionale Uil Carmelo Barbagallo. Meglio poi, come suggerito da Giovanni Sanfilippo del Forum genitori, se la famiglia aiuta i figli riconoscere l’importanza dell’educazione al lavoro.

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