venerdì 20 dicembre 2019
La bambina di 4 anni ha una malattia rara per cui anche un'influenza potrebbe provocarle danni gravi. Le altre famiglie e l'asilo si sono mobilitate perché potesse giocare coi suoi compagni
Su richiesta della mamma, tutta la scuola dell’infanzia si è mobilitata per impedire che la piccola contragga l’influenza: il virus potrebbe infatti provocarle irreparabili danni cerebrali

Su richiesta della mamma, tutta la scuola dell’infanzia si è mobilitata per impedire che la piccola contragga l’influenza: il virus potrebbe infatti provocarle irreparabili danni cerebrali

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È un abbraccio solidale, un gesto di accoglienza e apertura all'altro che rischiava di passare inosservato in questi giorni che precedono il Natale in una metropoli come Milano. Per fortuna non è stato così. Dal 13 dicembre la piccola Ludovica, quattro anni e mezzo, nonostante abbia gravi problemi motori e cognitivi, può giocare liberamente con gli altri bambini della scuola d’infanzia Don Orione, di viale Caterina da Forlì, periferia ovest del capoluogo lombardo. È affetta da una rarissima malattia genetica, l’encefalopatia necrotizzante acuta (esistono solo due casi in Italia) e, se entra in contatto con virus come l’influenza, può essere aggredita da un’infiammazione al tessuto cerebrale in grado di provocare gravi e irreparabili danni al cervello.

Il vaccino influenzale però non è obbligatorio e il rischio di contrarre anche un semplice raffredore in un asilo è molto facile. La signora Eleonora, mamma di Ludovica, non si è data per vinta: voleva che la figlioletta non fosse privata della gioia di stare insieme agli altri bambini e si è data da fare. La coordinatrice e il direttore dell’asilo si sono subito resi disponibili ad aiutarla e hanno organizzato un incontro con i genitori della classe dove sarebbe stata destinata Ludovica. Eleonora ha raccontato loro la storia della piccola chiedendo a tutte le famiglie di far vaccinare i bambini. E così è stato. Non solo, anche le mamme e i papà degli altri iscritti all’asilo hanno seguito il loro esempio. Il direttore sanitario del Don Orione ha dato a tutti la possibilità di vaccinarsi direttamente nell’ambulatorio della struttura.

«Quando ho iscritto Ludovica all’asilo – racconta la mamma – non avrei immaginato di poter essere testimone di questa storia meravigliosa. Quello che è stato fatto da parti di tutti, genitori e istituto Don Orione insieme, è un grande gesto di umanità, solidarietà e responsabilità civile che ha permesso alla mia bimba per la prima volta in vita sua, di poter giocare con altri bambini. Spero che questo gesto sia di esempio per l’accoglienza di tutti i bambini fragili come Ludovica e che se oggi è una realtà eccezionale un giorno diventi la normalità di una società civile».

Nei primi giorni di vita Ludovica era sana. Ma a nove mesi prese l’influenza. Il pediatra la visitò: sembrava tutto “normale”, solo un po’ di febbre, niente di serio. Il giorno seguente però, dopo aver fatto colazione, era ancora seduta sul seggiolone quando ebbe un primo conato di vomito. «Mentre la stavo sorreggendo – ricorda Eleonora – mi resi conto che non si muoveva più e non reagiva alla mia voce, e capimmo che aveva perso conoscenza». La piccola venne portata immediatamente al pronto soccorso, fu intubata e trasferita in terapia intensiva. Peggiorò rapidamente fino ad arrivare, in pochi giorni, al coma farmacologico. La diagnosi di encefalite virale fu presto chiara, confermata dalla risonanza magnetica e da altri esami. Subì lesioni cerebrali permanenti: emiparesi sinistra, mano e gamba destra si muovevano appena. Fu sottoposta più tardi a riabilitazione ma a 14 mesi prese un virus parainfluenzale.

Il suo calvario proseguì. Cure e terapie quotidiane hanno alleviato finora dolori e disagi. Ma Ludovica è una bambina splendida, sempre sorridente, molto affettuosa, espansiva, curiosa, dolcissima. E alla scuola dell’infanzia “Don Orione” adesso può trascorrere qualche ora insieme ai suoi coetanei. «Da loro sta imparando, per imitazione – afferma la mamma – tanti piccoli gesti che prima non conosceva».

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