Il tempo delle intelligenze artificiali. Partire da ciò che ci fa più umani
giovedì 25 gennaio 2024

A chi considera l’essere umano, anche solo dal punto di vista di una fenomenologia fisica – nella postura pienamente eretta che lo caratterizza e nella plasticità dello sguardo –, appare chiaro che ogni persona vive in relazione con un orizzonte: un orizzonte che accoglie e supera le realtà che via via in esso si presentano, come argomenta Paolo Pagani in “Appunti sulla specificità dell’essere umano”. Questa capacità di avere un orizzonte (e quindi, di avere un mondo) è ciò che classicamente si dice “intelletto”, e che può anche essere detto “apertura trascendentale”.

La nostra specie si caratterizza perché è capace di costruire e avere un orizzonte, di avere un mondo mappato con l’intelletto. Questo mondo non è un qualcosa di dato staticamente ma dinamicamente affidato alla nostra stessa costituzione umana: la capacità di narrare l’orizzonte. Questo elemento fa sì che a differenza di altri animali, la spiegazione dei nostri comportamenti non possa essere risolta con discipline come la biologia o l’etologia, mediante cioè delle leggi “statiche” e “fisse”. Quello che come specie abbiamo fatto, la trasformazione del mondo che abbiamo prodotto, la scomparsa di altre specie di viventi che abbiamo causato, tutto questo ha bisogno di una ulteriore ricerca di senso. La storia come racconto delle scelte fatte, la filosofia come ricerca di un perché razionale, l’etica come riflessione sul giusto e sul bene e la teologia come riflessione su cause e fini ultimi sono una serie di tentativi che, come uomini, abbiamo messo in atto per convivere con la nostra inquietudine. Siamo degli esseri che vedono e descrivono con desiderio infinito e capacità limitate, giungiamo, citando Leopardi, fino al punto che «da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude». È in questo orizzonte che va guardato e compreso il Messaggio del Santo Padre per la 58ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che ha come titolo “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”.

La complessità del presente, l’essere in un contesto ipertecnologizzato, il fatto che il digitale e le intelligenze artificiali stiano cambiando il nostro rapporto con la parola, narrata o scritta, il fenomeno delle fake news e tutta la complessità della galassia digitale, ci impongono di percorrere una via che si faccia carico del linguaggio e della tecnologia come peculiari fenomeni dell’umano. Non perché animati da un desiderio di capire come questi funzionino. Ma perché, parafrasando Wittgenstein nei suoi Quaderni, sappiamo che, anche se tutte le possibili domande scientifiche avessero avuto risposta, il vero problema del nostro essere umani non sarebbe ancora neppur toccato.

È a questo livello che papa Francesco ci ricorda come, per affrontare questi interrogativi che oggi si pongono tra una macchina che ogni giorno sembra sempre più simile all’uomo e una persona che alcune prospettive vorrebbero ridurre a processi macchinici, si debba ricorrere alla sapienza del cuore. Per fronteggiare le domande che ci pone la macchina dobbiamo guardare alla comprensione profonda della natura umana e delle relazioni interpersonali. Cercare la sapienza del cuore non è cercare solo una conoscenza intellettuale, ma una saggezza che nasce dalla consapevolezza di ciò che siamo: per rispondere sulle macchine dobbiamo partire da ciò che ci fa umani. La sapienza del cuore è quindi ciò che serve per affrontare le grandi questioni della vita.

Solo così potremo far spazio alle domande che Francesco ci affida in questo momento così sfidante per le comunicazioni sociali: «Come tutelare la professionalità e la dignità dei lavoratori nel campo della comunicazione e della informazione, insieme a quella degli utenti in tutto il mondo? […] Come far sì che le aziende che sviluppano piattaforme digitali si assumano le proprie responsabilità rispetto a ciò che diffondono e da cui traggono profitto, analogamente a quanto avviene per gli editori dei media tradizionali?

Come rendere più trasparenti i criteri alla base degli algoritmi di indicizzazione e de-indicizzazione e dei motori di ricerca, capaci di esaltare o cancellare persone e opinioni, storie e culture? Come garantire la trasparenza dei processi informativi? Come rendere evidente la paternità degli scritti e tracciabili le fonti, impedendo il paravento dell’anonimato?».

In sintesi, dobbiamo chiederci come poter essere pienamente umani, nella stagione delle intelligenze artificiali.





© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI