giovedì 23 novembre 2023
La presentazione del libro che raccoglie le voci delle profughe, con la partecipazione della ong Nove Caring Humans
Un momento dell'incontro in Senato sulle donne afghane

Un momento dell'incontro in Senato sulle donne afghane - M.F.

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Una conferenza internazionale sull’Afghanistan, per tornare a parlare della situazione drammatica del Paese e di quella delle donne in particolare. E poi la mobilitazione delle diplomazie, anche quella italiana, proposte di legge mirate al riconoscimento dei titoli di studi delle profughe nel nostro Paese, il coinvolgimento della società civile e del mondo dell’università e della scuola sul tema. Perché quello che sta accadendo a Kabul ci coinvolge tutti, perché i diritti delle donne sono calpestati ovunque e la violenza di genere nelle sue molteplici facce va rifiutata e combattuta con una sola voce.

Getta le basi di un impegno rinnovato e concreto il dibattito innescato ieri nella Sala Caduti di Nassirya del Senato in occasione della presentazione del libro di Avvenire “Noi afghane, voci di donne che resistono ai talebani” (collana Pagine prime di Vita e pensiero), risultato della campagna che il nostro giornale ha lanciato proprio in occasione dello scorso 8 marzo per dare voce alle storie di disperazione e di speranza delle donne afghane.

All’evento ha partecipato l’ambasciatore dell’ex governo afghano in Italia Khaled Ahmad Zekriya, che ha ricordato l’importanza di parlare del suo Paese in un momento storico in cui i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente stanno fagocitando l’attenzione dei media e delle opinioni pubbliche: «Quello che sta accadendo a Kabul è semplicemente oltre il limite della comprensione, e non solo per la civiltà occidentale ma anche per la nostra. Gli editti dei taleban contro le donne violano ogni principio coranico, oltre che i pilastri della nostra stessa legge». L’obiettivo del diplomatico è insistere sulla necessità che di Afghanistan si continui a parlare «anche sul tavolo di una conferenza internazionale che stiamo facendo di tutto perché si possa organizzare». A fargli eco la testimonianza dell’ex ambasciatore italiano a Kabul Vittorio Sandalli, che ha lanciato un allarme sul ruolo delle autocrazie nella discriminazione di genere non solo in Afghanistan: «Da Kabul ci arriva una lezione potente sul significato della sottomissione delle donne come leva del controllo sociale. È qualcosa che ci tocca, che deve coinvolgerci, perché potrebbe ripetersi».

Ad alimentare il fronte della cooperazione c’è l’impegno incessante di Nove Caring Humans: «Il nostro ruolo è fondamentale nel Paese per provare a restituire dignità alle donne che l’hanno perduta e che la rivendicano – spiega la cofondatrice e vicepresidente Arianna Briganti –. Le donne afghane non sono vittime, vogliono continuare ad essere protagoniste della loro storia e della storia, vogliono trattare in prima persona per i loro diritti, vogliono avere gli strumenti per farlo. Tentiamo di darglieli, a cominciare dell’istruzione e dal lavoro». Così come diritti e dignità dovrebbero avere le rifugiate afghane che vivono nel nostro Paese: «Stiamo lottando per rivendicare il riconoscimento dei loro titoli di studio, specie in ambito sanitario», ha sottolineato la senatrice Alessandra Maiorino, coordinatrice del Comitato Politiche di genere e Diritti civili del Movimento 5 stelle, che ha organizzato il dibattito e che proprio ieri ha presentato un emendamento in tal senso al decreto Immigrazione in discussione alla Camera. Un intervento nella linea dell’attenzione alla buona accoglienza, rivendicata anche dal presidente del Movimento Giuseppe Conte, che ha ringraziato Avvenire per l’impegno costante in favore degli ultimi.

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