lunedì 4 settembre 2023
Lorefice parla dello stupro di gruppo nel giorno di Santa Rosalia. «Sbigottiti, è come se avessero aggredito la Santuzza. Basta con i deliri di “onnipotenza virile” dei giovani»
L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, durante la Messa della vigilia di Santa Rosalia

L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, durante la Messa della vigilia di Santa Rosalia - Arcidiocesi di Palermo

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Le parole dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, risuonano nel cuore di una città ferita dalla cronaca di una brutale violenza sessuale e arrivano in una occasione speciale. Il 4 settembre si celebra, secondo calendario liturgico, Santa Rosalia, la patrona. Una festa diversa da quella di luglio, dal Festino che ricorda, nel sentimento popolare, la vittoria della Santuzza sulla peste.

Fra il 3 e il 4 settembre, si va, con devozione, al santuario su Monte Pellegrino, per la proverbiale ascesa, la cosiddetta “acchianata”. L’occasione adatta per vivere un intenso momento religioso.

Stanmani, l’arcivescovo ha indicato, durante la consueta Messa, l’episodio che ha sconvolto l’animo di tutti: quello stupro di gruppo che ha visto una ragazza di diciannove anni cadere vittima del “branco”. Parole significative, per risvegliare le coscienze, non dimenticando le cicatrici lasciate dagli incendi recenti. «Abbiamo sentito anche noi il bisogno di salire sul monte. Rosalia continua a chiamarci in questo luogo – ha detto Lorefice nella sua omelia -. La festa cristiana, prima di tutto, è una opportunità per ritirarci e non per alienarci. Ma se anche quest’anno siamo saliti a Monte Pellegrino con il cuore sedotto d’amore, per stare in disparte con la nostra Santuzza al cospetto del Signore, non possiamo negarlo o rimuoverlo, siamo costernati, appesantiti. In città, nell’aria, si respira “un’inquietudine e una pesantezza sociale”».

Argomenti che erano stati già trattati nella preghiera del giorno prima, all’avvio dell’acchianata.

«Siamo sgomenti per le vite dilaniate dei nostri giovani, presi d’assalto da incauti mercanti di superalcolici e da accaniti spacciatori di crack, venditori di una felicità contraffatta che stravolge i sentimenti, corrode la mente e distrugge i corpi – ha continuato Lorefice -. Siamo ancora sbigottiti dalle immagini del branco che si accalca attorno a una ragazza condotta al Foro Italico per lacerarla nel corpo e nell’anima. Un manipolo di giovani, accomunati dal delirio di “onnipotenza virile”, che si avventa su di lei come fosse “carne” da preda. Epilogo del fallimento formativo di noi adulti, delle fondamentali agenzie educative della società».

Non possiamo essere gli amici, i devoti, i concittadini di Rosalia e violentare il suo corpo e la sua casa, ha detto “don Corrado”, così si fa chiamare con semplicità. Aggredire il corpo di una giovane per le strade e tra le case che «Rosalia ha contribuito a liberare dalla peste che seminava morte e angoscia, povertà e separazione, significa aggredire e violentare Rosalia, la nostra Santuzza. Ogni giovane donna è Rosalia - ha quindi affermato il presule -, ogni anfratto di Palermo è la città che Rosalia ha liberato e che vuole libera dalle pesti di ieri e di oggi».

Un monito fortissimo e con uno sguardo complessivo: «Tutte le volte che appicchiamo un fuoco per incuria o per dolo, causando incendi che devastano terreni, boschi, fauna, case e monumenti d’arte (come dimenticare il rogo che ha distrutto quel gioiello di chiesa che custodiva il corpo di san Benedetto il Moro!); tutte le volte che abusiamo di un corpo - tradendo così il nostro stesso corpo che è fatto non per predare ma per riconoscere, accogliere e amare gli altri -, quando una strada o una casa della nostra città invece di essere via di incontro e spazio esistenziale di cura si trasforma in trabocchetto di agguati o in spelonca di abusi, noi profaniamo santa Rosalia e disprezziamo la sua e nostra città».

Ma resiste la speranza che nasce dalla consapevolezza, dall’impegno: «Oggi è festa se saliamo al monte del Signore, così da scendere a valle con l’intelligenza e la forza della fede. Per contribuire a cambiare il volto di Palermo. È questa la festa autentica che dobbiamo vivere! Lo dobbiamo a Rosalia. Ai nostri giovani depistati. Alla nostra città smarrita».

Il peso dell’accaduto è, comunque, difficile da superare. Le reazioni si susseguono. «Sulla castrazione chimica, per i responsabili di violenze sessuali, ritengo che alle estreme situazioni occorre ricorrere con estremi provvedimenti. Quello della castrazione chimica, essendo un estremo provvedimento, va collocato in una gerarchia, in una scala graduale di sanzioni e di valutazioni delle pene». Così il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla a Skytg24.




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