venerdì 13 ottobre 2017
Essama Awoundza Etogo ha appena compiuto 29 anni e, a dispetto del nome, ormai si sente italiano.
Essama Awoundza Etogo: «Io, in fuorigioco per la burocrazia»

Essama Awoundza Etogo ha appena compiuto 29 anni e, a dispetto del nome, ormai si sente italiano. Perché nel nostro Paese, precisamente a Perugia, arrivò dal Camerun inseguendo un pallone, da solo, senza i genitori, quando di anni ne aveva 14. Provini su provini, sino a bussare alla porta di Brunello Cucinelli, l’imprenditore umbro re del cachemire, a quei tempi proprietario del Castel Rigone, club del piccolo borgo frazione di Passignano sul Trasimeno.

«Aveva visto che giocavo bene e mi prese in squadra e anche in affidamento sin quando non ho compiuto 18 anni», spiega Essama. Da allora l’Umbria è diventata la sua terra, lì si è sposato con una ragazza italiana e lì, nel cuore dello Stivale, sono nati i suoi tre figli. E lì ha sviluppato il suo talento, quello per il calcio. Come tanti ragazzi ha cominciato a girare l’Europa: giovanili dell’Inter, poi Toscana, Molise Grecia, Germania, Albania e persino due stagioni in Ungheria, al Beks prima e al Debrecen poi, quando accarezzò anche il sogno di sfidare la Fiorentina in Champions. Oggi è tornato nella “sua” Perugia e da cinque anni lotta con la burocrazia per ottenere la cittadinanza italiana: «Ho presentato la domanda – spiega Essama – ma purtroppo mi viene respinta perché mi si chiede di andare in Camerun e validare il mio atto di nascita. Ma l’ambasciata italiana il mio atto di nascita validato ce l’ha già, con tanto di controllo penale. Però mi dicono che vogliono l’originale. Dovrei tornare giù per un “doppione”? Mi costa mille euro a viaggio: io un lavoro non ce l’ho e mia moglie nemmeno».

Già, perché Essama vorrebbe fare il calciatore da noi, ma lo status di extracomunitario gli chiude le porte e così oggi è costretto a calcare i campi di Prima Categoria, al Piegaro e ufficialmente è un disoccupato: «Mia moglie ha perso il lavoro alcuni anni fa, quando l’asilo dove stava ha chiuso. Di cosa vivo oggi? Faccio volantinaggio, ogni tanto, quando mi chiamano. Non è facile così mantenere una moglie e tre figli: se potessi avere la cittadinanza italiana, sarebbe tutto molto più facile».

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