lunedì 16 gennaio 2017
Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia indica alcune cause e alcune possibili soluzioni alle crescenti diseguaglianze nel mondo. Paesi poveri, ma non solo. C'è anche l'Italia.
Bacciotti (Oxfam): anche in Italia dislivello tra i redditi è cresciuto

Un’economia basata sempre meno su produzioni concrete e sempre più sulla finanza. Su un modello di «fondamentalismo di mercato». Al quale gli Stati dovrebbero rispondere con tassazioni progressive (si paga a salire, secondo il reddito) per fornire servizi, creando lavoro e puntando per i sotto-occupati non su redditi minimi, ma che consentano una vita dignitosa. Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia indica alcune cause e alcune possibili soluzioni alle crescenti diseguaglianze nel mondo. Paesi poveri, ma non solo. Anche l’Italia è inserita a pieno titolo in questo trend.

Da cosa dipende questo incremento?
Le cause sono tante. Una di quelle da sottolineare è la finanziarizzazione dell’economia. Il fatto che si basi sempre meno su dati di produzione reale e sempre più sulla finanza. Da un lato c’è il modo in cui oggi le grandi aziende lavorano, che privilegia la massimizzazione dei profitti a beneficio degli investitori. In modo da premiare i manager per i risultati che portano. Un sistema che si sta avvitando, perché premia quei soggetti e imprese che aumentano i profitti nel minimo tempo possibile e non quelli che sono in grado di creare valore aggiunto in tempi medio-lunghi. Negli ultimi 30 anni si è creato il modello economico del "fondamentalismo di mercato", da non confondere con il capitalismo. Dall’altro lato, però, c’è il vuoto di regolamentazione politica lasciato dagli Stati,che sembrano aver abdicato a questo ruolo.

Quali misure si possono pensare a livello mondiale per contrastare questo fenomeno?
Il nostro modello è quello di un’economia umana, attenta ai bisogni delle persone. Per questo agli Stati chiediamo politiche fiscali più improntate alla progressività della tassazione, in modo da avere risorse da investire in servizi sociali, educativi e sanitari. Poi una lotta all’evasione,ma soprattutto all’elusione fiscale, che è una pratica oggi permessa dall’assenza di sistemi fiscali coordinati, come avviene nell’Ue che ne ha ben 28. C’è una concorrenza al ribasso tra Stati per dare ambienti fiscali favorevoli, con il risultato di raccogliere meno risorse. Cosa che va a discapito della fornitura di servizi pubblici efficienti, inclusivi e di qualità ai cittadini. Ci sono, poi, le politiche occupazionali. Tra Nord e Sud del mondo i problemi sono diversi. Si tratta, però, sempre di stimolare l’occupazione delle fasce sotto-occupate. E di assicurare non solo la paga minima, la cosiddetta "minimum wage", ma anche una "living wage", cioè una paga dignitosa. C’è poi il fatto che, con l’incremento attuale delle paghe, ci vorranno oltre 200 anni perché le donne siano retribuite come gli uomini, a parità di livello e lavoro. C’è poi il tema dell’impatto ambientale, visto che oggi parecchi studi evidenziano come da questo punto di vista il modello economico non si sostenibile.

Voi denunciate la distorsione nella percezione della realtà, che deriva dall’uso del Pil. Meglio il Bes Benessere equo e sostenibile?
Sicuramente il Bes, come altre, è un’ottima misura alternativa. In un contesto dove la diseguaglianza di reddito cresce in maniera così estrema, di fatto la crescita economica non è più una misura accurata per leggere il benessere dei cittadini. Perciò i nostri decisori politici devono cambiare occhiali, prima di poter disegnare nuove politiche. Indicatori come il Bes introducono una misura molto più corretta, più vera, più nitida. All’inizio magari potrà essere usato in maniera complementare, ma poi anche sostitutiva.

Il microcosmo Italia - in cui il 20% più ricco possiede il 69,05% della ricchezza, mentre il 20% più povero lo 0,06 - in che misura tende a seguire il modello mondiale?
Ci siamo resi conto che il tema della diseguglianza di ricchezza è assolutamente trasversale e che colpisce anche molti paesi abbienti. Se guardiamo alla serie storica e vediamo come è aumentata in Italia, ci accorgiamo che non siamo un’eccezione. Anzi. A novembre abbiamo fatto un sondaggio e ci siamo resi conto che gli italiani percepiscono l’aumento di diseguglianza avvenuto in questi 30 anni. E la cartina di tornasole è il livello di accesso ai servizi pubblici, come salute ed educazione, che non è garantito in maniera uniforme. Vediamo, dunque, un peggioramento. Anche se il Paese possiede valori come solidarietà e impegno, sta scadendo il tempo per iniziare ad attuare soluzioni che possano invertire questo trend.

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