giovedì 27 aprile 2023
Intervista alla presidente dell’Associazione nazionale dei partigiani cristiani: grazie a Mattarella per il suo pellegrinaggio laico, ha tolto ogni possibile equivoco
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undefined - ©Riccardo Gallini

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Ringrazia il presidente della Repubblica «per il suo pellegrinaggio laico nei luoghi della Resistenza», Mariapia Garavaglia. «Nel Cuneese si è avviata la lotta armata e Sergio Mattarella ha fatto bene ad andare in quelle terre. Così ha tolto ogni possibile equivoco al 25 Aprile» spiega la presidente dell’Anpc, l’Associazione nazionale dei partigiani cristiani.

Capitolo chiuso sulle polemiche di questi giorni, dunque?

Sì. Il capo dello Stato si è fatto garante della nostra memoria. «Ora e sempre Resistenza» non è uno slogan, ma è un impegno e insieme un programma per continuare ad attuare la nostra Costituzione. Quella che ci ha permesso di uscire da un periodo tragico e oggi ci consente di godere dei diritti di tutte le società più avanzate.

Meloni non ha parlato di Festa di Liberazione, ma di Festa della Libertà. È d’accordo?

Guardi, penso che chi ha alte responsabilità pubbliche abbia sempre un compito di pedagogia democratica. Lo dico ben sapendo che la premier ama la politica e sa farla, e che la sua esperienza di governo non va affatto considerata come un prolungamento della cultura fascista. Penso però che in queste settimane abbia dovuto coprirsi il fianco a destra e questo mi è dispiaciuto molto.

A che punto siamo, invece, con il percorso invocato dentro la stessa maggioranza di governo, affinché si arrivi a una memoria condivisa e magari a una riconciliazione nazionale?

Il 25 Aprile 2023 ha rappresentato la prima volta in cui una manifestazione dell’Anpi è stata aperta anche ai partigiani cristiani. È stato un segnale importante. Prenda il caso di Enrico Mattei, spesso evocato a sproposito anche dall’attuale esecutivo. Era il capo dei partigiani cristiani, un simbolo di lotta e di amore per questo Paese. È una figura che va rivalutata ancora di più oggi, al pari di tanti sacerdoti e cristiani che hanno dato la vita durante la Seconda Guerra mondiale. Personaggi come don Giovanni Minzoni e don Giovanni Barbareschi devono essere un patrimonio di tutti.

Perché non è così?

Perché da troppe parti, troppo a lungo, si è pensato che la Resistenza fosse appannaggio dei soli comunisti. Invece la Resistenza fu insieme cattolica, laica e liberale. E proprio la nostra scelta di seguire la strada della democrazia, dopo il fascismo, ha anche impedito che ci trovassimo come Paese nella “cortina di ferro”. Forse, su tante nostre ritrosie, ha pesato il pudore di aver impugnato le armi, anche come cattolici. Basta ricordare quanto disse Tina Anselmi: «Ringrazio il Signore di non aver dovuto sparare, ma sarei stata pronta a farlo».

In piazza a Milano si sono rivisti tanti giovani.

In questi giorni, ho ricevuto tante richieste di iscrizione alla nostra associazione, l’Anpc. In tanti mi stanno contattando, da Bologna fino alla Sicilia. Chiedono di aprire sezioni locali, vogliono tornare a partecipare e a dire la loro. Il mio circolo a Porta Romana può contare su tanti ragazzi che hanno voglia di conoscere e di impegnarsi per questo Paese. Ripeto: le sensibilità sono diverse e anche dal palco in piazza Duomo due giorni fa si è tentato per la prima volta di mostrare il pluralismo dell’Italia che resiste. Era la festa di tutti gli italiani e penso che questo messaggio abbia raggiunto tutta l’opinione pubblica.

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