mercoledì 10 giugno 2009
Dagli antiberlusconiani dell'Idv ai moderati dell'Udc con il Pd in mezzo, l'opposizione che siede alla Camera lancia un appello al Quirinale per protestare contro la decisione del governo di blindare il ddl sulle intercettazioni con il voto di fiducia.
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Dagli antiberlusconiani dell'Idv ai moderati dell'Udc con il Pd in mezzo, l'opposizione che siede alla Camera lancia un appello al Quirinale per protestare contro la decisione del governo di blindare il ddl sulle intercettazioni con il voto di fiducia. Mentre per l'Associazioni nazionale magistrati, il provvedimento decreta "la morte della giustizia penale" in Italia.In una lettera a Giorgio Napolitano, firmata dai capogruppo dei tre partiti alla Camera e presentata oggi ai media, "si confida" nell'intervento del presidente della Repubblica "nelle forme che riterrà opportune, per restituire pienezza di contenuti democratici al dibattito parlamentare".L'opposizione denuncia che su un provvedimento che tratta di sicurezza dei cittadini, privacy e libertà di informazione, diritti tutelati dalla Costituzione, il governo metta la fiducia "per impedire a deputati leghisti ed alcuni settori di An di manifestare il proprio dissenso con il voto segreto", come ha detto il capogruppo del Pd, Antonello Soro, in una conferenza stampa."I vertici della Lega hanno deciso di scambiare la morte certa del referendum elettorale, cedendo un pezzo di libertà del Paese", ha aggiunto il capogruppo dell'Italia dei Valori, Massimo Donadi, commentando quello che l'opposizione definisce un do-ut-des Carroccio- Pdl concordato all'indomani delle elezioni europee ed in vista dei ballottaggi alle amministrative e dei referendum il 21 giugno.Il ddl sul quale oggi la Camera vota la fiducia, restringe il ricorso alle intercettazioni nelle indagini della magistratura e impedisce la loro pubblicazione sui media, anche quando non sono più coperte da segreto, almeno fino alla fine delle indagini preliminari."L'Udc è gelosa della sua specificità all'opposizione", ha detto Michele Vietti dell'Udc. "Ma il troppo stroppia... Per ricorrere alle intercettazioni sono state poste delle condizioni più restrittive di quelle richieste per gli ordini di custodia cautelare".Il riferimento è alla norma centrale del disegno di legge, secondo cui il giudice potrà autorizzare le intercettazioni richieste dal pm soltanto in presenza di "evidenti indizi di colpevolezza". Per i detrattori del provvedimento, questo significa azzerare il ricorso alle intercettazioni, che vengono spesso chieste proprio per stabilire indizi di colpevolezza, e di conseguenza limitare fortemente l'efficacia delle inchieste contro la criminalità.La maggioranza sostiene che le limitazioni sono necessarie dopo una serie di abusi da parte della magistratura, in cui si è violata la privacy dei cittadini.Secondo l'Associazione nazionale magistrati, il provvedimento se varato decreterebbe la "morte della giustizia penale" in Italia. "In un momento in cui la sicurezza dei cittadini è sovente evocata come priorità del Paese -- si legge in una nota diffusa dal sindacato delle toghe -- lascia sgomenti il fatto che il Parlamento stia per effettuare scelte che rappresentano un oggettivo favore ai peggiori delinquenti".Il ddl è arrivato alla votazione in aula alla Camera subito dopo le elezioni e dovrà poi passare al Senato per l'approvazione definitiva."Se il metodo della maggioranza è questo, non possono pensare di poter contare nemmeno sulla benevola tolleranza dell'Udc", ha concluso Vietti. L'Udc era nel blocco di centrodestra fino all'ultima legislatura, ora è all'opposizione e alla tornata di amministrative di domenica scorsa ha corso in buona parte da sola. "Per vocazione noi siamo l'ago della bilancia", ha detto Vietti, ex candidato alla presidenza della Provincia di Torino, che non ha voluto dire con quale dei due candidati al ballottaggio, uno del Pd l'altro del Pdl, deciderà l'apparentamento. "Per decidere abbiamo tempo fino a sabato".
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