giovedì 16 settembre 2021
Il Giardino della memoria dedicato al bambino sciolto nell'acido dalla mafia non si può raggiungere perché fango e rifiuti bloccano la strada. Era stato finanziato dal ministero dell'Interno
La strada di accesso alla casa memoriale di Giuseppe Di Matteo

La strada di accesso alla casa memoriale di Giuseppe Di Matteo - Foto A.M.M.

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Rifiuti e fango. E una strada da fuoristrada. Una nuova offesa al piccolo Giuseppe Di Matteo. Siamo in contrada Giambascio, nelle campagne di San Giuseppe Jato, Comune del Palermitano, sciolto per mafia lo scorso 14 luglio. Qui il bambino venne tenuto prigioniero per 180 giorni, gli ultimi di ben 25 mesi, per convincere il padre Santino a smettere di collaborare con la giustizia. Non lo fece e Giuseppe l’11 gennaio 1996 fu strangolato e poi sciolto nell’acido. Un luogo simbolo della più disumana violenza mafiosa e della violenza sui bambini. Confiscato a Giovanni Brusca, era diventato il "Giardino della memoria. Dedicato a tutti i bambini vittime della mafia". Meta di gruppi e soprattutto di scuole. Ora è quasi irraggiungibile.

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Solo la prima parte della strada è stata asfaltata ma è piena di rifiuti. Cumuli di residui dell’edilizia, sacconi neri pieni di bottiglie, scarti di plastiche. Tutto bruciato. E al di sopra un intero salotto rosso, divano e poltrone, e l’immancabile frigorifero. Dopo poche decine di metri, il bivio che dovrebbe portare, in 500 metri, alla casa/prigione. Dovrebbe. La "stradella interpoderale" non è mai stata sistemata e si è sempre più deteriorata. Impensabile provare con l’auto. A piedi ci infiliamo nel canneto e nel fango. Ieri ha piovuto e oggi non si passa neanche a piedi, troppo acqua e troppo fango. E dobbiamo rinunciare a raggiungere la casa dove Giuseppe visse il suo Calvario. Anche perché l’altra strada che la raggiunge è in condizioni analoghe. Dobbiamo guardare solo da lontano l’ultimo luogo che ha visto il bambino vivo. Da quando siamo stati qui dodici anni fa la situazione è decisamente peggiorata. E non solo per l’accesso.

I rifiuti bloccano la strada che conduce alla casa memoriale di Giuseppe Di Matteo

I rifiuti bloccano la strada che conduce alla casa memoriale di Giuseppe Di Matteo - Foto A.M.M

La casa era stata assegnata al Comune di San Giuseppe Jato nel 2002, che, a sua volta, l’aveva trasferita al Consorzio Sviluppo e Legalità, che unisce otto comuni della Provincia di Palermo per l’amministrazione dei beni confiscati.

Il progetto del "Giardino della memoria" venne finanziato dal ministero dell’Interno con 950mila euro. Il 10 novembre 2008 l’inaugurazione con i ministri dell’Interno, Roberto Maroni e della Giustizia, Angelino Alfano. «Finché è stato gestito da noi ha funzionato – ricorda il direttore del Consorzio, Lucio Guarino –. In collaborazione con Libera organizzavamo visite di scuole e associazioni. Abbiamo anche cercato di far realizzare la strada, ma non c’è stato verso. Non avevamo risorse per una manutenzione costante, così il Comune ha ritenuto di gestirlo direttamente». Questo avviene nel 2012. «Da allora il Comune ha fatto da sé, ma senza avere più risorse aggiuntive. Un intervento insufficiente – denuncia Pierluigi Basile, del presidio di Libera della Valle di Jato –. Ora per visitare la casa bisogna contattare il Comune che però non ha personale qualificato. Va solo ad aprire. E quindi spesso si rivolge ai noi che interveniamo da volontari. Non abbiamo mai avuto un incarico». Intanto, aggiunge, «le strade si sono deteriorate perché non sono state fatte opere di consolidamento». E si sfoga: «Ma quando sono venuti in pompa magna per l’inaugurazione non hanno visto le condizioni delle strade?».

I rifiuti bloccano la strada che conduce alla casa memoriale di Giuseppe Di Matteo

I rifiuti bloccano la strada che conduce alla casa memoriale di Giuseppe Di Matteo - Foto A.M.M.

E anche il giardino si è deteriorato. Così nel 2020 è addirittura dovuta intervenire la famiglia Di Matteo, stanziando 70mila euro per sistemare tutto l’esterno. Nel 2018 la presidenza del Consiglio aveva indetto una gara per la gestione della casa. La vince il Gruppo archeologico Valle dello Jato che, come ci spiega il responsabile Antonio Alfano, «punta molto alla valenza del territorio, al turismo sostenibile, con itinerari culturali». Restauro e valorizzazione del giardino, arnie per il miele. «Per una fruizione a 360 gradi di quel luogo, con una storia molto oscura ma dove sono state già fatte molte iniziative di sensibilizzazione sulla lotta alla mafia. Noi oltre a quello, che sarà il perno del nostro impegno, faremo emergere anche il valore del territorio».

Il piccolo Giuseppe Di Matteo

Il piccolo Giuseppe Di Matteo - Ansa

Bloccati dal Covid, i lavori inizieranno a novembre, poi sarò svolto un corso per 30 giovani del territorio tra 17 e 24 anni che dovranno anche curare le viste del luogo. «A fine maggio dovrebbero iniziare le visite guidate, ma per la strada non possiamo fare niente, non dipende da noi e non è prevista nel finanziamento. Dipende dalla Città metropolitana. E non le nascondo che per noi sarà uno scoglio insormontabile. La natura sta riprendendo il campo. La voglia l’abbiamo, ma non tocca a noi occuparci anche della strada». «Questa inefficienza – torna a sfogarsi Basile – è un favore alle mafie e crea sfiducia. San Giuseppe Jato vive ogni giorno col dolore per quel piccolo, ma anche con voglia di riscatto. San Giuseppe Jato non ha paura di quel luogo. Mettere a posto le strade sarebbe una vittoria. La lotta alla mafia non è solo repressione ma costruire».

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«Ci sono andata anche io e ho visitato il luogo. Ha ragione, è pressoché inaccessibile. È una cattedrale nel deserto». Sono le forti parole del viceprefetto Esther Mammano che guida la commissione straordinaria inviata ad amministrare il Comune di San Giuseppe Jato, sciolto per infiltrazione mafiosa il 14 luglio. Ma non è una dichiarazione di resa. «È un problema che ci stiamo ponendo e per questo sono stata a vedere. E ora devo capire come si può agire». Anche perché, sottolinea con emozione, «è davvero un luogo simbolo che fa provare una tristezza infinita. Mi ha dato l’impressione di Auschwitz. Ogni zolla di terra emana un enorme dolore».

Ma poi la viceprefetto allarga la sua riflessione. «Quella dei beni confiscati è una priorità. Perché non utilizzarli al meglio è la vittoria della mafia. È un autogol. Dopo averli tolti ai mafiosi, non usarli in maniera adeguata provoca l’effetto contrario». Per questo torna a ripetere, «sul "Giardino della memoria" la nostra attenzione è massima, è tra le priorità. Ma non ci vorrà poco tempo, purtroppo». Anche perché la situazione trovata nel paese è molto pesante. «Tutta la relazione del prefetto che ha portato allo scioglimento è un caso di scuola. Ci sono tutte le ipotesi di infiltrazione mafiosa. Noi ci siamo insediati l’8 di agosto e non c’era nessuno. Stiamo procedendo alla ricognizione dei fatti e dei luoghi e poi via via li affronteremo».

Con un’idea di fondo. «Dobbiamo scuotere le coscienze della società civile o almeno tentare. Condividere e non comandare. La nostra presenza non può essere una parentesi. Sarebbe già perdere in partenza, vanificare gli sforzi nostri e di tutte le istituzioni». Per questo, aggiunge, «devo conoscere questa comunità e trovare il canale di comunicazione per far comprendere che non sono un podestà, un capitano del popolo, ma un rappresentante dello Stato che vuole far crescere la società civile. Comune vuol dire cosa di tutti».

E, avverte, «devo anche spiegare, col buon senso del padre di famiglia, che il Comune ha una situazione finanziaria catastrofica. Volete le strade sistemate, volete le scuole efficienti? Ci vuole la "benzina" per alimentarli. La finanza locale ormai non vive più di trasferimenti statali ma attraverso il prelievo fiscale. Quindi dovete pagare. Se non pagate non possiamo fare nulla. Vi mettiamo nella condizione di pagare, non facciamo gli esattori, concediamo le dilazioni, consentiamo di ravvedersi e non pagare le sanzioni. Vi accogliamo a braccia aperte». Però, conclude, «dobbiamo subito fare vedere cosa si è realizzato coi loro soldi. Ci vogliono fatti concreti. Ce la metteremo tutta. Anche per la casa memoria del piccolo Di Matteo».

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