venerdì 19 gennaio 2024
Una giornata dedicata al nuovo Partito popolare inizialmente guidato da Martinazzoli. Il vescovo Pennisi ricorda l’attualità di «una cultura ispirata dalla fede cristiana e alla logica del popolarismo
Pierluigi Castagnetti è stato l'ultimo segretario del Partito popolare italiano

Pierluigi Castagnetti è stato l'ultimo segretario del Partito popolare italiano - Imagoeconomica

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La giornata che ricorda i 30 anni dalla fine della Dc e l’appello alla ri-nascita del partito popolare inizia in Chiesa, proprio come 105 anni fa, quando don Luigi Sturzo e un manipolo di coraggiosi dirigenti «uscirono attorno alla mezzanotte, dalla sede dell’Unione romana in via dell’Umiltà e passando davanti alla chiesa dei Santi Apostoli dove si svolgeva l’adorazione eucaristica notturna vi entrarono e si misero in preghiera». All’indomani il prete di Caltagirone avrebbe rivolto il suo celebre appello ai “liberi e forti” che diede vita al primo Ppi. Ed è proprio nella Chiesa dei Santi Apostoli che monsignor Michele Pennisi, arcivescovo emerito di Monreale, celebra la Santa Messa e tiene di buon mattina la sua omelia; «Se formiamo un partito politico al di fuori delle organizzazioni cattoliche, e senza alcuna specificazione religiosa, non per questo noi oggi ripiegheremo la nostra bandiera; noi solo vogliamo che la religione non venga compromessa nelle agitazioni politiche e ire di parte. Però nel campo delle attività pubbliche, imiteremo i primi cristiani, che portavano il Vangelo nascosto nel petto», sono le parole toccanti di don Sturzo evocate da Pennisi.

La questione è la stessa, vale per 105 anni fa, vale per i l trentennale e vale per l’oggi: che cosa hanno da dire, o da dare, i cristiani per la loro comunità civile, e per il mondo intero, in un’epoca di grandi trasformazioni e di vicende anche drammatiche? E il tema che interroga più di tutti, oggi come ieri, è la pace: «Se ci fosse una fede viva, quella che trasporta le montagne, noi avremmo la pace di Dio sia nelle nostre anime, sia nella società sia fra i popoli. Allora la nostra preghiera sarebbe esaudita. Ma la fede manca: quanti pensano che basti la preghiera per la pace?», sono ancora parole di don Sturzo, stavolta del 1937, ed è ancora una volta monsignor Pennisi a evocarle. Si tratta, conclude la sua omelia, «di essere promotori di una cultura ispirata dalla fede cristiana e dall’ideale del popolarismo, operatori di giustizia, e di pace».

La pace, come tema centrale è stata evocata poi anche presso la sede dell’Istituto Sturzo, in via delle Coppelle, in una conversazione che il presidente Luigi Antonetti ha tenuto nella ricorrenza, ricordando Sturzo per il ruolo decisivo che ebbe con la sua iniziativa politica che si pose «come “socio-centrica” in contrapposizione a una cultura “stato-centrica” egemone». Ma è soprattutto sulla pace che quella cultura, la stessa di Giorgio La Pira, ci interroga, «Giusto schierarsi contro la Russia - interviene Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Ppi -. Ma un minuto dopo bisognava interrogarsi su come se ne esce. Invece sembriamo rassegnati, inerti».




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