martedì 9 febbraio 2021
Il premier incaricato incassa consensi, ma anche condizioni. Il pressing dei partiti dilata i tempi. Fiducia la prossima settimana
Draghi e le consultazioni

Draghi e le consultazioni - Ufficio stampa della Camera dei Deputati

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Se è vero che il metodo è sostanza, la puntualità e la capacità di sintesi con cui il premier incaricato inizia a scoprire le carte del suo programma colpisce gli interlocutori che aprono il secondo giro di consultazioni. Sono i gruppi più piccoli ai quali dedica quindici minuti ciascuno, in attesa dei partiti più grandi, che vedrà oggi e ai quali ha già fissato mezz’ora di colloquio. Non di più, perché l’ex presidente della Bce ha già fatto ben presente che sta a lui la sintesi e sue saranno le scelte, non ultime quelle dei ministri. Mario Draghi espone i capitoli che caratterizzeranno il suo mandato e tutto si declina in chiave europea. Ci sono scuola, giustizia, lavoro, ambiente, turismo, pubblica amministrazione, fisco e ovviamente il piano vaccinale.

Gli interlocutori ascoltano, portano le loro liste di richieste, ma soprattutto – dato comune a tutti – apprezzano i modi garbati e concreti, che non nascondono l’estrema competenza.

Il premier incaricato Mario Draghi parla molto di «sviluppo» e del tema del lavoro e delle imprese, la cui ripresa è «in stretta connessione con le banche», spiega Bruno Tabacci di Cd. «C’è piena soddisfazione per quanto sentito da Draghi», che, stando a Tabacci, intende riformare il fisco, ma non pensa alla Flat tax chiesta da Salvini.

«Il piano vaccinale verrà implementato per raggiungere l’immunità di gregge nel giro di qualche mese», racconta invece il senatore di Idea-Cambiamo!, Paolo Romani. Sul blocco dei licenziamenti, che terminerà a fine marzo, Draghi non si sbilancia. «Dobbiamo affrontare il problema del lavoro a rischio», riferiscono i delegati dei partiti minori, «e bisogna creare nuovi posti, aprendo i cantieri». Gaetano Quagliariello, sempre di Cambiamo!, non insiste con le richieste di parte: «È prevalso un principio di realtà. In questa fase non si deve fare la corsa per mettere la bandierina sul programma di un governo di salvezza nazionale». E lo stesso fa Carlo Calenda, con Azione, e Emma Bonino e la sua +Europa: «Il nostro appoggio è pieno e incondizionato: lo abbiamo assicurato a Draghi anche per i momenti difficili che certo arriveranno». Maie e Svp concordano, mentre - non senza critiche a Salvini - il socialista Riccardo Nencini segna la differenza con il lavoro di De Gasperi al fianco di Nenni e Togliatti: Salvini parla di un governo come nel dopoguerra, come fu per il Cln. Ma non è così. Oggi Draghi ha un compito più difficile, che deve basarsi sul programma in una cornice europeista e atlantista».

Una sintesi non semplice, dunque, che potrebbe richiedere qualche giorno in più del previsto e soprattutto convincere Draghi a circondarsi di tecnici (fra i tanti nomi spicca Daniele Franco, dg di Bankitalia, per il Tesoro, alla Salute spunta Rocco Bellantone, direttore del Gemelli), visto il crescere di "pressioni" sulla presenza dei leader politici o dei "numeri due".

Domani ci saranno gli incontri con sindacati e imprese (e giovedì potrebbe toccare a realtà della "società civile"), mentre in contemporanea i grillini voteranno su Rousseau. Giovedì pomeriggio quindi, o al massimo venerdì, l’ex presidente della Bce potrebbe salire al Colle con la lista dei ministri, e per il fine settimana dovrebbe esserci il giuramento. Per la fiducia bisognerà attendere lunedì o martedì prossimo.

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