Iniziative. Web-dipendenza, al Gemelli si curano i ragazzi


Alessia Guerrieri lunedì 18 gennaio 2016
​Per aiutare i genitori a riconoscere l’uso scorretto ed eccessivo da nuove tecnologie, così come gli adolescenti a comprendere i rischi della rete, nasce al policlinico Gemelli il nuovo centro pediatrico interdisciplinare per la psicopatologia da web. Alessia Guerrieri
Cefalee, stanchezza cronica, disturbi alimentari e del sonno. Sono solo alcuni dei campanelli d’allarme di una dipendenza da web, così come isolamento, rabbia e improvviso calo del rendimento scolastico sono il sintomo più comune di una vittima dei cyberbulli. Per aiutare i genitori a riconoscere l’uso scorretto ed eccessivo da nuove tecnologie, così come gli adolescenti a comprendere i rischi della rete, nasce al policlinico Gemelli il nuovo centro pediatrico interdisciplinare per la psicopatologia da web. Una struttura, frutto del lavoro tra l’ospedale capitolino e la facoltà di Medicina e chirurgia dell’università Cattolica del Sacro Cuore, primo caso in Italia di approccio integrato alle “dipendenze da connessione” dei giovanissimi. Per come è stato ideato, precisa durante l’inaugurazione il direttore dell’istituto di Psichiatria e direttore dell’Uoc di Neuropsichiatria infantile del Gemelli Eugenio Mercuri, si potranno coprire “non solo gli elementi psicologici legati alla dipendenza, ma anche le ripercussioni a livello fisico e cognitivo”. Psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri e pediatri così opereranno insieme per accompagnare e sostenere adulti e ragazzi, ampliando il lavoro che già dal 2009 il centro per le dipendenze giovanili del Gemelli affronta, con un bilancio di interventi che al 2015 si è chiuso con oltre 1200 visite. Tra i ragazzi “l’isolamento sociale frutto dell’abuso di queste nuove tecnologie – spiega infatti Federico Tonioni, responsabile del centro dipendenze del policlinico universitario romano - ma sono i genitori a commettere l’errore più grande”. Perché preferiscono dare fin da piccoli ai bambini in mano un tablet o uno smartphone per farli stare buoni, “invece che dialogare con loro o giocarci”.
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