venerdì 5 ottobre 2012
Una giurisdizione carente, rigida, troppo frammentata, non in grado di fare i reali interessi dei minori e dei genitori, sia nei casi di difficoltà interna alla famiglia che in quelli di separazione. Il sistema tutelare dei minori in Italia, dunque, stenterebbe a garantire il diritto ad essere genitori, creando gravi danni a largo raggio. La denuncia è arrivata ieri, a Roma, da decine di associazioni italiane in difesa della famiglia scese in piazza per chiedere riforme sulla giustizia minorile. Al centro dell’evento che si è svolto in piazza del Pantheon, c’è stato un corale grido di allarme sull’eccessiva facilità con cui spesso i servizi sociali sottraggono i minori alle loro famiglie per cavilli che nulla hanno a che fare con il vero maltrattamento, rendendo di fatto orfani bambini che invece una famiglia ce l’hanno: «Spesso si motiva questa decisione – spiega Antonella Flati, presidente dell’associazione Pronto Soccorso Famiglia, organizzatrice della manifestizione romana –, con la presenza della "conflittualità familiare" o per le difficoltà economiche dei genitori del minore. Motivazioni a nostro avviso non sufficienti per portar via un figlio e destinarlo ad una casa-famiglia, procurando traumi incalcolabili a tutti i membri del nucleo coinvolto». Una spesa comunale, quella giornaliera destinata al mantenimento di un minore nelle strutture ospitanti (circa 200 euro al giorno), che potrebbe, sottolinea la Flati, «essere invece destinata all’aiuto della famiglia stessa, consentendole di occuparsi dignitosamente dei figli. Questa potrebbe essere una vera tutela del minore e del nucleo familiare».Ad oggi, fanno sapere gli organizzatori dell’evento, «sono 32mila i bambini sottratti alle famiglie per "inidoneità genitoriale" o altre motivazioni psichiatriche/psicologiche soggettive», 950mila i genitori separati «che possono vedere i figli poche ore a settimana», 150mila le mamme o i papà «che hanno perso ogni contatto con i figli che sono, di fatto, orfani di un genitore vivo», 100 gli omicidi/suicidi attribuibili ogni anno a «un sistema che favorisce la conflittualità esasperata».Un problema sociale di grave entità, provocato «da un malfunzionante sistema del diritto di famiglia – sottolinea Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti Italiani (Ami) –. La frammentazione delle competenze giurisdizionali (il tribunale per i minorenni, il giudice ordinario, il giudice tutelare), non aiuta l’emanazione di provvedimenti immediati e la riduzione dei tempi delle cause – prosegue Gassani –. A nostro avviso il giudice minorile, insieme al quello tutelare, andrebbe abrogato per essere sostituito dal giudice della famiglia». Necessaria, secondo i matrimonialisti, una sezione speciale della famiglia in tutti i tribunali, con «giudici super specializzati e altamente preparati sul tema e un’ altrettanto qualificata avvocatura, che invece oggi fa un po’ di tutto, dai divorzi al recupero crediti».Una magistratura, quella configurata con una riforma del genere, che potrebbe garantire non solo una giusta e completa applicazione della legge sull’affido condiviso, tenendo in debito conto il valore e la qualità del tempo di entrambi i genitori in caso di separazione, ma anche una migliore e competente analisi dell’operato dei servizi sociali, che ad oggi, sottolinea il presidente dell’Ami «benché abbiano un ruolo fondamentale e insostituibile per la salvezza di migliaia di minori, mantengono un eccessivo potere non contrastato da giudici che esaminino a dovere le loro decisioni. Non c’è una malafede di fondo, ma forse un mancato controllo. Rapportandoci ad altri Paesi europei ci rendiamo conto che, sul diritto di famiglia, in Italia c’è ancora molto da fare».
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