lunedì 1 febbraio 2021
In corso alla Camera il confronto fra una quindicina di rappresentanti del pentapartato che potrebbe appoggiare il nuovo governo. M5s insiste sul no al Mes sanitario. E tornano le voci su Draghi
Roberto Fico

Roberto Fico - Ansa

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È tutta ancora in salita la trattativa sul programma. Non che non si siano fatti alcuni passi avanti tra i capigruppo e i tecnici dei partiti della maggioranza uscente, a cui si aggiunge il nuovo gruppo degli Europeisti, ma restano ancora diversi temi divisivi, che hanno creato momenti di tensione, come il Mes, le politiche sul lavoro, la sanità, le infrastrutture, e non ultimo il capitolo riforme, con i renziani che chiedono una bicamerale, la cui guida potrebbe essere affidata all'opposizione. Un analogo organismo, per Iv, dovrebbe vedere la luce anche sul Recovery. Domani si dovrebbe affrontare il tema della giustizia, da sempre altamente a rischio scontro tra Iv e M5s. E la vigilia non farebbe ben sperare: i renziani hanno presentato al decreto Milleproroghe, in esame alla Camera, un emendamento per bloccare la riforma Bonafede sulla prescrizione per tutto il 2021.

Ma forse il nodo che rende difficile, al momento, fare pronostici sull'esito del tavolo è solo in apparenza un tema tecnico, ovvero con quale formula il tavolo dovrà terminare i suoi lavori (che hanno impegnato l'intera giornata, per poi riprendere domani mattina e concludersi intorno alle 13): per Italia viva è necessario che i quindici 'sherpa' riuniti oggi alla Sala della Lupa, mettano nero su bianco un documento, in cui vengono indicati i punti programmatici dell'eventuale nuovo governo, da qui al 2023.

Una posizione che non ha riscontrato il favore di Pd e M5s, ma anche delle altre forze minori: il programma lo scrive il presidente
del Consiglio. Per dem e pentastellati, osserva più di una fonte parlamentare, sarebbe l'ennesimo rialzo da parte di Renzi, che vuole non solo 'rosolare' a fuoco lento Conte fino all'ultimo, anche di fatto 'depotenziarlo', "scrivendogli lui il programma di fine legislatura".

Altra nota dolente il Mes, anche se Iv non va allo strappo: pone al tavolo la questione dei fondi per la sanità (capitolo caro anche al Pd, che chiede di aumentare le risorse) e quindi i due capigruppo Iv rilanciano sul fondo salva stati, ma proponendo di utilizzare solo una parte dei 36 miliardi a disposizione. I 5 stelle restano però fermi sul no, non se ne parla. E, secondo alcuni, si tratta dell'ennesima 'provocazione' di Renzi per tirare sempre di più l corda, stando lì a guardare chi la spezzerà per primo, se i 5 stelle o i dem. Confronto aperto sul tema del lavoro: la direzione è di insistere maggiormente sulle politiche attive, rivedere, ma senza cancellare, il reddito di cittadinanza, puntando sugli ammortizzatori sociali. Al tavolo i capigruppo del Pd Delrio e Marcucci, affrontando il tema del lavoro, hanno posto l'esigenza dell'ammortizzatore unico, della parità salariale e della piena occupazione femminile.

La giornata

Prosegue il tentativo di ricucire la maggioranza finita in pezzi tornando sui temi e sul programma: dalle 9.30 è in corso a Montecitorio un tavolo di lavoro comune sul programma, con l'obiettivo di arrivare a un patto di legislatura per sminare la strada di un eventuale esecutivo Conte III. In particolare, nella prima parte dei lavori, l'attenzione si è concentrata su lavoro, riforme istituzionali e riforma elettorale. In totale, sono nove i capitoli che saranno affrontati dalle parti. Fico ha anche messo a disposizione dei gruppi altre sale, oltre a quella della Lupa dove si tiene la sessione principale dei lavori, per far svolgere tavoli tematici sui singoli argomenti e procedere ancora più speditamente. Ma i capigruppo hanno ritenuto di procedere con una riunione unica.


Ore 15.30.
Italia viva ha chiesto al tavolo sul programma, a quanto si apprende, l'istituzione di una commissione bicamerale per le riforme con presidenza all'opposizione. L'idea di una bicamerale era stata anticipata in mattinata dal deputato di Iv Roberto Giachetti.

Ore 15.20.
Non ci sarà un documento sottoscritto dalle parti al termine del tavolo sul programma convocato da Roberto Fico. Lo hanno riferito Bruno Tabacci, leader di Cd, e Antonio Tasso, capogruppo del Maie alla Camera. E sulla stessa linea si attesta Leu.

Ore 11.50.
«Sono cose che non vanno nemmeno ripetute perché poi diventano una notizia». Così il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, risponde a chi gli chiede se sul fronte del governo Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri siano dei punti fermi.

La decisione sul via al tavolo era stata annunciata domenica dal presidente della Camera, che ha ricevuto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, un mandato esplorativo: «E' emersa la disponibilità comune delle forze politiche a un confronto sul programma e sui temi per arrivare a una sintesi», erano state le parole di Fico. Annuncio fatto dopo che i gruppi minori - dal Maie al Centro democratico - avevano chiuso il secondo giorno di consultazioni. Il tavolo avrà necessariamente tempi stretti, in vista della scadenza di domani, martedì, quando il presidente della Camera dovrà tornare al Quirinale per consegnare le proprie conclusioni su un percorso al momento ancora irto di ostacoli. E con diverse incognite, compreso il nome di Conte, per quanto la maggioranza (tranne Iv, più defilata) faccia quadrato attorno al premier dimissionario.

Le voci su Mario Draghi, fino a un anno fa presidente della Bce, sono cresciute a tal punto da costringere il Quirinale a una precisazione: «È destituita di ogni fondamento la notizia, apparsa su alcuni giornali, che il presidente Mattarella abbia contattato, da quando si è aperta la crisi di governo, il presidente Mario Draghi». Una voce, secondo talune interpretazioni, alimentata ad arte anche per "spingere" le parti a chiudere su un governo di natura politica.

Unica certezza, al momento, è che il no al Mes, i circa 37 miliardi di potenziali fondi europei vincolati alle spese sanitarie post-pandemia, non verrà messo in discussione. Su quello altrimenti definito il fondo Salva Stati «la trattativa non ci sarà, per il M5s la discussione su questo è chiusa: per noi attivarlo è impossibile perché non terremmo, il gruppo esploderebbe, anche Crimi è stato molto chiaro: non c’è negoziato», ha spiegato una fonte pentastellata di primo piano. Anche il reddito di cittadinanza, se fosse posto sul tavolo, è un nodo che rischia di essere una pietra tombale sull’intesa.Su tutto il resto, dal Piano di rilancio alla campagna vaccinale, dalla legge elettorale alla giustizia, il confronto è aperto. All’incontro, convocato nella sala della Lupa a Montecitorio e introdotto da Fico, partecipano una quindicina di persone: i capigruppo di M5s Davide Crippa ed Ettore Licheri, quelli del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci, per Italia Viva i capigruppo Maria Elena Boschi e Davide Faraone, per Liberi e Uguali Federico Fornaro e Loredana De Petris, per "Europeisti - Maie - Centro Democratico" del Senato i senatori Raffaele Fantetti e Maurizio Buccarella, per il gruppo delle Autonomie del Senato Albert Laniece e Gianclaudio Bressa, infine Bruno Tabacci ed Antonio Tasso per Cd/Maie alla Camera. Nella sala è stato allestito un enorme tavolo per garantire il distanziamento tra i presenti.

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