Misure per le famiglia, purché il pacchetto non sia... un pacco
sabato 26 novembre 2022

Da sempre la presentazione della legge di Bilancio è un gioco di annunci e correzioni, fughe in avanti e retromarce, impegni e disimpegni. Tanto che spesso si fatica a capire cosa veramente è contenuto in una manovra una volta che viene approvata, e per farlo ci si deve affidare solo ai resoconti finali della stampa.

C’è sempre una differenza, insomma, tra l’annuncio e il risultato, è normale, fa parte del necessario confronto che esiste in una democrazia e della dinamica parlamentare. Raramente, però, si era vista una tale differenza tra quanto fatto circolare con le prime bozze della manovra per il 2023 e le dichiarazioni degli esponenti di governo, in merito alle misure per le famiglie con figli, e quello che sta comparendo – o meglio: non comparendo – nel testo che si prepara ad essere consegnato alle Camere. Va detto che i lavori sono ancora in corso, tuttavia alcune considerazioni si possono già fare.

Una settimana fa “Avvenire” aveva parlato di “Pacchettino famiglia”, con un titolo in prima pagina voluto per dare atto di un intervento di un certo rilievo a favore dei nuclei con figli, pur se limitato nella sua portata considerato il poco tempo a disposizione per un intervento significativo e strutturale e la necessità di mantenere i conti sotto controllo in questa fase.

Ciò di cui si stava parlando era il raddoppio del “bonus” per le famiglie con più di 4 figli, l’aumento per un anno dell’assegno per i nuovi nati, un ulteriore aumento per le nascite nelle famiglie dal terzo figlio e i gemelli, l’Iva ridotta per alcuni prodotti per l’infanzia, un mese di congedo parentale in più all’80% dello stipendio, il “premio” previdenziale per le madri all’interno di Opzione donna, e altri provvedimenti.

Un piano di misure – condivisibili o meno, non è questo il punto - molto lontano da quanto contenuto nei programmi elettorali di Fratelli d’Italia e Lega, tuttavia significativo di una direzione.

Al momento, invece, l’aumento forfettario per le famiglie numerose è scomparso, l’aumento per le coppie con 3 o più figli è limitato ai bambini da uno a tre anni e viene negato sopra i 40.000 Isee (dunque rendendo ancora meno universale l’Assegno unico, che già di universale aveva ben poco), di gemelli non si parla più, il mese di congedo riguarda solo le madri e non anche i padri, la soglia anagrafica di ritiro anticipato dal lavoro per le donne legata al numero di figli è scomparsa...

Di sostanziale al momento restano solo il nuovo bonus bebè e l’Iva al 5% su pannolini e latte artificiale. Nessuna traccia di sostegni ampi e universali alle famiglie, in linea con la filosofia autentica del quoziente fiscale. Più che un “pacchettino”, un “pacco”? Speriamo di no. C’è ancora tempo per intervenire.© riproduzione riservata

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