giovedì 16 maggio 2019
Il leader 5s prepara decreto da un miliardo, incognita Lega. Dal tavolo con Forum e partiti primo «sì» all’assegno unico
Luigi Di Maio all’uscita del tavolo al Mise (LaPresse)

Luigi Di Maio all’uscita del tavolo al Mise (LaPresse)

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«Il decreto lo firmiamo io e Tria, perché i soldi vengono dal mio dicastero». Sono le prime parole che Luigi Di Maio ha rivolto al tavolo sulla famiglia convocato ieri pomeriggio al Mise, composto dal presidente del Forum Gigi De Palo, dalla viceministra all’Economia Laura Castelli e dai parlamentari competenti per i vari partiti o perché membri delle commissioni Affari sociali o perché titolari dei Dipartimenti di partito dedicati al tema, e quindi Maria Teresa Bellucci di Fratelli d’Italia, Antonio Palmieri di Forza Italia, Andrea Cecconi del Misto, Stefano Lepri del Pd, Susy Matrisciano di M5s e Paolo Tiramani della Lega. Il vicepremier M5s pone subito in chiaro la posta politica (mettere un timbro sulla partita-famiglia), anche se poi dopo, davanti ai cronisti, si dice pronto a «mettere tutto nelle mani di Fontana, norme e soldi», perché «questo tema deve unire, non dividere ». Ma l’approdo del decreto in Cdm, e possibilmente nel Cdm prima del voto europeo, deve dipendere da lui e da M5s che ci mettono i soldi.

Il fatto, però, è che ieri al tavolo il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana non è stato invitato. E l’esponente della Lega presente, Tiramani, è stato gelido: «Non ho nulla da dire. Vi auguro 'buon lavoro'». Segno che il Carroccio non accetta che Di Maio s’intesti le misure in solitaria. Ma il leader M5s tira dritto e prova il blitz. E ha chiesto a Castelli e ai tecnici d’area di Tesoro e Mise di recepire «nel giro di un paio di giorni» le proposte che arriveranno dalle associazioni. Il bottino, spiega Di Maio ai cronisti, è il miliardo non speso per il Reddito di cittadinanza. Lo strumento è il decreto con carattere di necessità e urgenza. I tempi brevi, brevissimi.

Le opzioni per spendere un miliardo, che è poca cosa rispetto a riforma complessive del fisco formato-famiglia, sono sostanzialmente tre: rafforzare il sostegno alle famiglie numerose incapienti; prevedere un extrabonus per il terzo figlio; introdurre un mini-assegno sperimentale per gli autonomi. Nel terzo caso, sarebbe la prima sperimentazione dell’assegno universale proposto dal Forum delle famiglie, che ieri ha raccolto un «sì» unanime da tutti i rappresentanti politici e che tuttavia potrà essere sviluppato solo in una sede più ampia, quella della manovra di ottobre.

Ovviamente il blitz che vuole provare Di Maio è ricco di incognite. Fontana appena martedì ha presentato un suo pacchetto come emendamento al decreto crescita, che puntava su un aumento di dote e di platea del bonus bebé e su sgravi del 19% sui prodotti per l’infanzia. Quel pacchetto ora si rischia un giudizio di inammissibilità per estraneità alla materia del decreto (ma la Lega smentisce gli spifferi che arrivano da fonti M5s). Non è detto però che parte delle proposte non siano recuperate nel dl-Di Maio. Perché ciò che ha infastidito il vicepremier M5s non è il merito delle misure ma il tentativo di anticiparlo sul tempo.

De Palo per il Forum delle associazioni familiari si prepara a presentare nelle prossime ore un primo pacchetto di proposte per il decreto e giudica «molto buono» il clima al tavolo. L’auspicio è che il fuoco non si spenga dopo il voto. È questo, invece, il timore del dem Lepri, del forzista Palmieri e della meloniana Bellucci: a loro parere, l’assenza di Fontana è un veto anticipato a ogni tentativo di Di Maio.

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