venerdì 18 dicembre 2015
I giovanissimi si "bucano" come in passato: è boom di consumi. Siringhe usate, spaccio, degrado: ogni giorno 500 persone, quattordicenni e adulti, entrano in questo supermarket a cielo aperto. (Claudio Monici)
Quattro avanti, due indietro. Dai, che dopo il cimitero delle siringhe usate, sei arrivato. Altri quattro passi avanti e due che tornano indietro. Ci sei quasi: i rifiuti sparsi a terra in via Giorgio Orwell, a Rogoredo, ti dicono che sei sulla strada giusta. Si ferma, cerca un equilibrio su gambe che non vogliono ubbidire. E ancora quattro passi avanti e due indietro. Dai che lo spacciatore ti aspetta, non ha fretta, non ha paura. L’uomo avanza che pare una nave in piena tempesta. Eroina si chiama il suo supplizio. Una età sotto i trent’anni, incalza la strada per raggiungere il più grande e noto supermarket a cielo aperto dello spaccio di droghe a Milano. Attivo dall’alba al tramonto, con il suo fluire di passi sospettosi, teste basse, nascoste nei cappucci di felpe senza colore, ma anche giacche e cravatte, che varcano la sbarra di ferro, dove ad attendere c’è la mano spalancata del diavolo. Sì, perché non può che essere così, quando c’è chi ti propone il veleno; non può che essere l’ispiratore del male chi ti prenderà i soldi in cambio della tua vita. Dietro a un folto intrico di vegetazione e abbandono, sotto un grigio cavalcavia di Rogoredo, a fianco della ferrovia, periferia sud-est di Milano, il tempo sembra avere fatto un terribile salto nel passato. Via Giorgio Orwell è un tuffo dentro l’antro oscuro della vita fragile, dove l’essere umano può toccare i livelli più bassi del proprio degrado. Dove chi arranca per una 'sniffata', una 'fumata' in una saccoccia tiene un pugno di euro, mentre chi ci viene per il suo 'buco' nell’altra tiene una 'spada', la siringa. Ma è dentro al proprio corpo che si nasconde il nero male che avvelena il sangue, e che lentamente intossica l’anima. Pron- ta a sporcarsi di tutto, quando si diventa degli schiavi, inginocchiati all’eroina.  Anche quando si ha 'solo' quattordici anni. Un fenomeno sempre più diffuso, il ritorno dell’eroina, che non 'intossica' soltanto la Grande Milano. «Mi occupo di dipendenze ormai da vent’anni e confesso che non immaginavo di andare a toccare con mano una realtà così forte. Di impattare nel consumo di eroina per vena, e non di altre sostanze come la cannabis, in età così giovane», gelano il sangue le parole di Rita Gallizi, responsabile interventi aree dipendenze per la 'Cooperativa lotta contro l’emarginazione', che ha sede a Sesto San Giovanni, mentre ti racconta di una «situazione preoccupante, per l’incredibile disinvoltura con cui i ragazzini di oggi consumano sostanze stupefacenti pesanti, e anche per l’assoluta mancanza di attenzione alle misure di prevenzione propria». E di come la promiscuità sessuale sia vissuta in completa leggerezza, «senza alcuna informazione sui pericoli, come l’Hiv». Sono storie che raccontano di una ragazzina di 15 anni, incontrata all’ingresso di una nota discoteca alla periferia di Milano, «in compagnia della madre e di una sua amica. Quando le è stato chiesto se faceva uso di droga, ha risposto: 'Eroina'. E poi ha indicato la mamma». È un amaro tuffo nel passato. Un inaspettato salto indietro di decenni quello che si compie andando a guardare nelle piaghe di via Giorgio Orwell. C’è chi ci viene da Piacenza, Cremona, Reggio Emilia, non solo da Milano. Ogni giorno si stimano tra le 400 e le 500 persone che oltrepassano quel 'confine', poco oltre la sottostazione elettrica delle Ferrovie dello Stato, in cerca del loro 'viaggio'. Che costa poco, solo 7 euro per un 'punto' di eroina. «Giovani, molto giovani. Circa un anno fa, improvvisamente ci accorgiamo che non abbiamo più a che fare con il tossicodipendente noto – racconta la dottoressa Gallizi –. Accade quando un nostro team aggancia un gruppo compatto di dieci giovani, età tra i 14 e i 22 anni, maschi e femmine. Ci dichiarano di fare uso di eroina per endovena. In questi anni l’eroina si è consumata o inalata o fumata: impattare nel ritorno della siringa, con tutto ciò che comporta, non ce lo aspettavamo. Ci ha fatto tracollare. Due di quelle ragazze le abbiamo dovute indirizzare al servizio sanitario 'Mts' (Malattie trasmissibili sessualmente, ndr), tanto erano messe male, per via del loro comportamento sessuale ad altissimo rischio». Nei primi 10 mesi del 2015, su 148 soggetti, dichiaranti consumatori di eroina e cocaina, prevalentemente italiani, intervistati per strada dalle unità mobili della della 'Cooperativa', una attività delicata e non semplice, 7 giovani, tra i 14 e i 19 anni, 5 femmine, 2 maschi, affermavano di assumere eroina per ago. «Sono casi numericamente isolati, ma abbiamo alzato il livello di guardia. Oggi, rispetto al passato, chi fa uso di droghe pesanti è capace di mantenere il proprio autocontrollo. Sono soggetti che hanno un lavoro e una vita integrata. È un approccio di tipo medicalizzato. Non ancora nella fase di totale dipendenza. Ci vogliono anni, certo. Ma il fenomeno che sta sotto i nostri occhi non lo possiamo sottovalutare», avverte Rita Gallizi. È un impressionante, preoccupante tappeto di siringhe usate, gettate a manciate di centinaia e centinaia, quello su cui si cammina in fondo a via Orwell. «C’è un problema di sanità pubblica. Noi e Amsa, facciamo il possibile per raccoglierle. L’assessorato alla sicurezza del Comune ha un occhio attento. Per sopperire a questo aspetto forniamo siringhe nuove a chi ci porta quelle usate – conclude Rita Gallizi –. Milano, fino al 2007, aveva 15 distributori scambia siringhe, proprio per impedire la dispersione sul territorio, ma sono stati smantellati dalla giunta Moratti ». L’altra mattina a Rogoredo, una mamma dopo avere dato un bacio al suo bambino che entrava in una scuola, sì è chinata per raccoglierne quattro, davanti ai suoi piedi.
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