sabato 16 gennaio 2010
La parola della giustizia si abbatte sui padrini Casalesi. Tra i condannati Francesco Schiavone detto "Sandokan" e Francesco Bidognetti, ma anche i latitanti "storici" Michele Zagaria e Mario Iovine. La Cassazione respinge i ricorsi di 16 imputati.
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E adesso le condanne sono definitive. La Cassazione ha respinto i ricorsi di 16 boss mettendo la parola fine al processo "Spartacus" e la parola della giustizia si è abbattuta sui padrini di Gomorra. Sui boss sanguinari che hanno devastato con i loro traffici e la loro violenza la provincia di Caserta. Le porte del carcere a vita si sono spalancate per i capi dei Casalesi, Giuseppe Schiavone detto Sandokan e Francesco Bidognetti "cicciott ’e mezzanote". Ma dopo quasi quattro ore di Camera di Consiglio i giudici della prima sezione penale, presieduta da Edoardo Fazioli, hanno anche deciso che Antonio Iovine, Michele Zagaria e Mario Caterino, tutti latitanti, dovranno nascondersi per sempre per evitare di finire a vita in una cella. I magistrati hanno convalidato in modo integrale il verdetto emesso dalla Corte d’Assise di appello di Napoli nel giugno del 2008 nei confronti dei capi storici del clan campano. Il processo riguardava varie accuse tra cui associazione mafiosa, omicidio, porto abusivo d’armi e estorsione.Era dal 1986, anno della sentenza Bardellino, che mancava una condanna definitiva alla criminalità organizzata più potente del casertano. Il processo "Spartacus" è il risultato di una inchiesta condotta per cinque anni, dal ’93 al ’98, dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli. Le indagini furono alimentate dalle dichiarazioni di molti collaboratori di giustizia e hanno messo in luce, anche attraverso la ricostruzione di 18 omicidi, l’affermazione del clan dei Casalesi e la crescita del suo potere economico. L’indagine diede origine a più tronconi processuali. Il primo grado del processo "Spartacus" iniziò nell’estate del ’98, snodandosi poi per sette anni con 630 udienze e l’ascolto di oltre 600 testimoni. La sentenza fu emessa dal collegio, presieduto dal giudice Raffaele Magi, il 15 settembre 2005. Nel 2005, poi, iniziò il processo di secondo grado, conclusosi nel 2008.
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