sabato 4 marzo 2017
Il caso Trento e il dibattito sulla riforma delle adozioni impongono sguardi più consapevoli e conoscenze non improvvisate sulle unioni omogenitoriali
Due mamme e due papà, nessuna differenza?
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«Non ho mai incontrato il mio padre biologico. Ho solo scambiato qualche lettera con lui. Con le sue risposte mi ha fatto capire chiaramente che, pur essendo lieto della mia nascita, non è orgoglioso di essersi prestato ad un concepimento con donazione… È molto spiacevole che la mia vita sia stata motivo di vergogna e d’imbarazzo per le persone che mi hanno messa al mondo». Sono le dichiarazioni angoscianti di un’adolescente nata da una coppia lesbica con la fecondazione eterologa che ha fatto ricorso al seme di un donatore esterno. Le sue parole sono riportate in una delle tante ricerche americane (Golombok, 2016) che indagano sulla condizioni delle famiglie omogenitoriali. L’obiettivo è quello di far chiarezza – purtroppo senza riuscirci – su una questione che da alcuni anni interroga la cultura, la scienza, la politica e la pastorale.

E cioè: come vivono bambini e adolescenti quando i genitori sono due mamme o due papà? Manifestano disturbi e difficoltà? Hanno maggiori problemi a scuola, nelle relazioni con i coetanei, con gli altri familiari? Interrogativi che rimbalzano ancora più inquietanti dopo la sentenza, nei giorni scorsi, della Corte d’appello di Trento, che ha riconosciuto la legittimità della richiesta avanzata dal partner di un genitore omosessuale. Quest’ultimo, sei anni fa, aveva 'acquistato' due bambini in Canada con la tecnica dell’utero in affitto.


Per i tribunali italiani il via libera concesso all’accoppiata utero in affitto-coppia omosessuale si è tradotto nella cancellazione di una nuova frontiera etica. Il riconoscimento della genitorialità omosessuale, per lo più come trascrizione di nascite o di 'matrimoni' celebrati all’estero, era invece già avvenuto in una ventina di casi. Tutte situazioni non previste dal nostro ordinamento – se non palesemente vietate – che però i magistrati hanno considerato urgente avallare anche in funzione di un presunto vuoto legislativo. Intanto, dopo le ambiguità sul tema della legge sulle unioni civili, va avanti il dibattito sulla riforma della legge 184 (adozioni e affido) che, secondo quanto emerso dall’Indagine conoscitiva realizzata dalla Commissione giustizia della Camera, sarà segnata da una chiara apertura non solo alle coppie ma anche ai singles omosessuali.

Scelte che, sia da parte dei magistrati sia dei legislatori, sembrano scorrere sul piano inclinato del politicamente corretto, senza una reale conoscenza della realtà delle famiglie omogenitoriali. In Italia i minori che vivono con 'genitori' omosessuali sono circa un migliaio. Negli Stati Uniti, dove il fenomeno si è radicato molto tempo prima, circa 220mila. Esigua minoranza (lo 0,3% della popolazione infantile) che rappresenta però una svolta nell’antropologia familiare su cui sarebbe un grave errore non riflettere. Ma, per non sputare sentenze ideologiche, per evitare di abborracciare stime e considerazioni, occorre ragionare sulla base di dati esperienziali e statistici sicuri. I pochi esistenti sono quelli che ci arrivano da alcune decine di ricerche empiriche made in Usa.

Studi tutt’altro che credibili però, visto che per la maggior parte, nascono all’interno delle comunità lgbt o sono state addirittura realizzate da ricercatori- militanti. Ora, a far chiarezza su un quadro che rimane comunque confuso e ambiguo, arriva uno studio realizzato dal Centro di ateneo di studi e ricerche dell’Università Cattolica che contribuisce a sottolineare contraddizioni e indicare difficoltà. Chi vuol sentenziare o legiferare sul tema farà bene a dare un’occhiata.

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