sabato 6 febbraio 2021
Ascolta, prende appunti, non interrompe, tutt’al più rassicura e invita ad avere fiducia. Mario Draghi conclude un primo giro di consultazioni a dir poco proficuo, stando ai numeri
Mario Draghi

Mario Draghi - Reuters

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Ascolta, prende appunti, non interrompe, tutt’al più rassicura e invita ad avere fiducia. Mario Draghi conclude un primo giro di consultazioni a dir poco proficuo, stando ai numeri che vanno ben oltre la cosiddetta maggioranza "Ursula", e i suoi interlocutori lo dipingono come una sfinge. Nulla trapela di quello che potrebbe essere il nuovo governo di unità nazionale. Se non che dovrebbe avere il sostegno pieno di un arco piuttosto vasto che va dalla Lega a M5s, passando per Fi, Pd e Iv, e che potrebbe comprendere pure una parte di Leu.

Ne resteranno fuori di certo Fdi e, quasi certamente, un’altro pezzo di sinistra. E nulla si sa ancora sulla natura dell’esecutivo, che potrebbe essere tecnico oppure in parte tecnico e in parte politico, a seconda della capacità di coabitazione e del gioco al rialzo dei diversi partiti.
I veti sembrano cadere col passare delle ore.

È Matteo Salvini che spiazza gli alleati, ma soprattutto gli avversari, presentandosi all’ex presidente della Bce offrendogli carta bianca. Il leader della Lega mostra estrema fiducia in Draghi: «È stata una mezz’ora di confronto interessante e stimolante sui temi e sull’idea di Italia che per diversi aspetti coincide», spiega il leader del Carroccio, uscendo dalla sala della Biblioteca, al termine del faccia a faccia. «Noi non poniamo condizioni né su persone, né su idee, né su Movimenti. È un momento in cui il bene del Paese deve superare l’interesse personale e partitico», spiega non preoccupato di mantenere la ritrovata unità del centrodestra. «Non commento i "sì" e i "no" degli altri. Li rispetto. Per me l’unità del centrodestra era ed è un valore. Ma questo è un momento di rinascita concordia come nel Dopoguerra, nel 1945».

Un’apertura che mette in fibrillazione Pd e soprattutto i 5 stelle, attesi questi di lì a poco per concludere il primo giro di consultazioni. Ma il Movimento ha appena trovato la linea, grazie all’intervento-show del suo fondatore, che si presenta al cospetto di Draghi sfoderando l’arte del comico e strappando qualche risata al presidente incaricato. Di certo l’idea di tornare nella stanza dei bottoni con Salvini fa venire l’orticaria a molti dei suoi.

Ma scendere dal treno nell’ultimo tratto della corsa sarebbe un errore tattico e politico, ragiona il comico. Così dopo una giornata di tensione e dichiarazioni, sui social ufficiali esce la sintesi: «Oggi abbiamo incontrato il presidente incaricato Draghi, di fatto ci siamo "conosciuti" – apparteniamo evidentemente a mondi diversi – , abbiamo portato i nostri temi e ci siamo confrontati su questi». Tra i temi, appunto, l’irrinunciabile «reddito di cittadinanza, una banca pubblica per gli investimenti», poi giustizia, ambiente...

I 5s non nascondono a Draghi la preoccupazione di un governo con Salvini. Il Pd usa invece sarcasmo più che ironia per stemperare la tensione che provoca la mossa del leader leghista. «Un primo effetto l’incarico a Draghi l’ha avuto. Salvini è diventato europeista in 24h», scrive su Twitter il vicesegretario dem Andrea Orlando. Analogo il messaggio che arriva da Enrico Letta. Poi però il capogruppo Graziano Delrio riporta il Pd coi piedi per terra, conscio che il Nazareno non può dire di no all’appello del Quirinale: «Per il Pd la bussola è l’interesse del Paese. Occorre sconfiggere l’emergenza sanitaria, sociale e economica. Per questo sosteniamo lo sforzo di Draghi con convinzione piena e assoluta collaborazione».

Ora dunque si attende il secondo giro di consultazioni. Oggi il premier incaricato dovrebbe lavorare al programma, che intende presentare domani e martedì negli incontri di 15 (per i partiti più piccoli) e 30 minuti previsti per chiudere il giro. Poi, verosimilmente, mercoledì si presenterà al Quirinale per sciogliere la riserva. Con un governo che potrebbe essere composto per metà di tecnici e metà di politici, ma la percentuale potrebbe anche variare (c’è chi crede che più di un esponente per partito sarebbe problematico).

Ma se il tasso di litigiosità risultasse ancora alto, Draghi potrebbe risolvere con un governo di tecnici. Sembra invece più probabile che i tecnici guideranno i ministeri che gestiranno il Recovery fund.
Tra i nomi, sembra blindato quello di Cartabia per la Giustizia e restano in quota Scannapieco al Mef e Giovannini al Lavoro. Ma questo è un capitolo che si scriverà molto probabilmente al Colle, lontano dalle pressioni delle segreterie politiche.

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