martedì 9 dicembre 2014
"Mi stupisco di chi si stupisce di quello che è accaduto a Roma", ha osservato don Luigi Ciotti facendo riferimento all'inchiesta su Mafia Capitale, "ho stima e riconoscenza per la magistratura e le forze investigative: i magistrati hanno fatto qualcosa di fondamentale aggiungendo al problema della corruzione l'aggravante mafiosa". Ciotti non usa mezzi termini: corruzione e mafia sono "due facce della stessa medaglia". Ciotti ha parlato da Bruxelles, dove in occasione della Giornata Mondiale contro la corruzione, l'associazione Libera ha presentato al Parlamento europeo l'agenda di priorità per l'Europa contro la corruzione il crimine organizzato, attraverso la campagna "Riparte il futuro". Osserva ancora il fondatore di Libera: "La procura di Roma ha inserito il 416 bis che individua nel nostro Paese i reati di stampo mafioso. Per concretizzare il reato non è necessario il controllo del territorio attraverso la violenza bruta, sparando e minacciando. Questa non è una mafia con la lupara". La corruzione "sottrae denaro che potrebbe essere investito per dare dignità alle persone. Il problema non è solo chi fa il male ma quanti guardano e lasciano passare. È una società che ruba a se stessa". Per questo secondo don Ciotti "c'è bisogno che l'Europa imprima quella marcia in più e l'Italia deve riflettere fortemente su tutto questo. Non è stata la stessa Banca d'Italia a parlare di corrotti che siedono regolarmente nei consigli di amministrazione di enti pubblici? Speravamo di avere superato tutto questo. La storia ci dice che può esistere una politica senza mafie ma che non possono esistere mafie senza il concorso della politica".È una società che ruba a se stessa". Per questo secondo don Ciotti "c'è bisogno che l'Europa imprima quella marcia in più e l'Italia deve riflettere fortemente su tutto questo. Non è stata la stessa Banca d'Italia a parlare di corrotti che siedono regolarmente nei consigli di amministrazione di enti pubblici? Speravamo di avere superato tutto questo. La storia ci dice che può esistere una politica senza mafie ma che non possono esistere mafie senza il concorso della politica".
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