mercoledì 7 giugno 2023
Per la formazione degli insegnanti sono a disposizione 29mila posti, ma appena 4.175 nel Settentrione, dove più alta è la domanda di docenti specializzati. «Siamo in un vicolo cieco», denuncia Misos
Il sostegno didattico ai disabili segna il passo

Il sostegno didattico ai disabili segna il passo - Ansa

COMMENTA E CONDIVIDI

Non si risolve il paradosso del sostegno agli alunni disabili. Anzi, più passano gli anni, più la situazione peggiora. E a farne le spese sono, ancora una volta, gli studenti più fragili e che avrebbero, invece, più bisogno di attenzione.
È di questi giorni la pubblicazione, da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca, del decreto che autorizza l’avvio dell’ottavo ciclo di specializzazione degli insegnanti di sostegno (Tfa). Complessivamente, le università hanno messo a disposizione 29.061 posti, il 35% dei quali riservato ai docenti con almeno 36 mesi di servizio sul sostegno negli ultimi cinque anni. A luglio sono previste le prove preselettive e i percorsi di specializzazione dovranno terminare entro il 30 giugno 2024. Lo stesso ministero annuncia, in una nota, che quest’anno sono a disposizione «circa tremila posti in più rispetto al precedente anno accademico». Per il VII ciclo, infatti, i posti messi a bando dalle università furono 25.874. Sempre troppo pochi rispetto ai quasi «100mila posti dati in supplenza», ricorda il sindacato autonomo Anief e, in sovrappiù, mal distribuiti sul territorio nazionale. Una sperequazione che, paro paro, si ripete anche quest’anno.

Meno posti dove servirebbero

Come evidenzia un approfondimento di Tuttoscuola, mentre l’anno scorso dei 25.874 posti per i Tfa (Tirocinio formativo attivo), meno del 17% era stato attivato dalle università del Nord Italia - dove più alta è la richiesta di insegnanti di sostegno - quest’anno si è riusciti a fare addirittura peggio. Nonostante i posti totali siano, come detto, oltre 29mila, quindi circa tremila in più rispetto all’anno scorso, alle Università del Nord ne sono stati assegnati 4.175, cioè 104 in meno dei 4.289 posti del VII ciclo Tfa. In percentuale, il Nord Ovest passa dall’8% al 6,9% dei posti, il Nord Est dall’8,6% al 7,5%, mentre il Centro passa dal 28,2% dei posti al 30,8% e il Sud cresce addirittura dal 34,1% al 36%. In controtendenza le Isole, che passano dal 21,1% dei posti del 2022 al 18,8% di quest’anno.

«Continuità didattica? Un miraggio»

«Ancora una volta, siamo di fronte a una ripartizione iniqua – sbotta Ernesto Ciracì, presidente di Misos, il Movimento degli insegnanti di sostegno specializzati –. Il problema sono le Università del Nord che mettono a bando troppi pochi posti, rispetto a un bisogno di cattedre di sostegno che si avvicina a 50mila, tra le 30mila in deroga e le 17mila di diritto. Eppure, mentre la sola Università di Enna mette a disposizione 1.200 posti di Tfa, in tutto il Piemonte sono soltanto 400. Evidentemente, c’è qualcosa che non va. Il sostegno è ormai in un vicolo cieco e la continuità didattica un miraggio sempre più evanescente».

Il dito nella piaga

A «mettere il dito nella piaga» del modello italiano di inclusione scolastica, è l’ultimo lavoro di Dario Ianes, già professore di Pedagogia dell’inclusione all’Università di Bolzano. Con le ricercatrici Silvia Dell’Anna e Rosa Bellacicco, Ianes firma Cosa sappiamo dell’inclusione scolastica in Italia?, libro-inchiesta uscito in queste settimane per le edizioni Erickson. «Da anni – scrive Ianes – suona un campanello d’allarme rispetto al fatto che il nostro sistema scolastico reale, quello della quotidianità delle scuole vere, abbia qualche serio problema di inclusività». Lo dimostra, per esempio, «l’alta percentuale di famiglie di alunni con disabilità che fa ricorso alla giustizia amministrativa per ottenere un aumento delle ore di sostegno assegnate al proprio figlio».
Paradosso nel paradosso, a rivolgersi al Tar sono soprattutto le famiglie del Sud (10,2% nella scuola primaria e 6,9% nella secondaria di primo grado, contro una media nazionale, rispettivamente, del 6,7% e 4,7%), pur avendo questi territori, come abbiamo visto, un più alto numero di posti di Tfa messi a disposizione dalle università. Forse è anche per questo che, come ricorda Ianes, «l’inclusione scolastica che ha fatto scuola in tutto il mondo, nelle nostre scuole fa acqua».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI