venerdì 25 giugno 2021
Il segretario dem non risponde alla richiesta di incontro di Salvini: al tavolo solo per calendarizzare. Il leader leghista: poche modifiche e facciamo la legge. Lamorgese invita alla mediazione
Ddl Zan, Letta non cambia linea

Ansa

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Prosegue lo scontro politico sul ddl Zan. «I presidenti dei gruppi di maggioranza hanno risposto alla richiesta di convocazione di un tavolo di confronto. Vista l’adesione unanime, il tavolo si terrà, come previsto, mercoledì prossimo», incassa soddisfatto il presidente della commissione Giustizia del Senato, il leghista Andrea Ostellari. Un tavolo a cui il Pd andrà, però, solo per chiedere la calendarizzazione del testo. Perché di fatto non crede sia possibile alcuna trattativa. «Io credo che la cosa migliore sia andare in Parlamento e poi lì ognuno si assumerà le sue responsabilità», taglia corto il segretario dem Enrico Letta, dopo le richieste formali e informali del leader della Lega Matteo Salvini di sedersi a ragionare. Non perché il Pd non voglia il confronto, ma perché – dice – non si fida.

Quello che di certo non ci sarà, invece, è un tavolo di confronto tra Italia e Santa Sede. Perché – spiega il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin – «non è una materia che dobbiamo trattare insieme». Però «abbiamo invitato a tenere conto anche di quelle che sono le esigenze della libertà di religione, d’insegnamento e di espressione». Il punto, ha concluso il porporato, è proprio questo: «Armonizzare il testo con queste realtà ed esigenze che per noi sono fondamentali».

Ma in Parlamento la trattativa non parte. «Noi porteremo avanti con tutte le nostre forze l’approdo a una norma di civiltà come il ddl Zan – insiste Letta –, che crediamo anzi tardiva per un Paese come il nostro. Salvini chiede il confronto? Io non lo ho mai rifiutato il confronto, mai, e non lo rifiuto nemmeno questa volta, ma diciamolo francamente: la Lega non ha nessuna voglia di modificare questo testo per migliorarlo, vuole solo affossarlo, lo ha detto fin dall’inizio».

In questo senso sono state accolte in casa dem arrivano le parole del governatore del Friuli Massimiliano Fedriga, per il quale il ddl Zan non è da correggere, «va rifatto. La cosa che mi infastidisce è che chi dice che c’è una criticità nel testo venga venduto da parte di uno squadrismo, soprattutto sui social, come colui che è contro chi ha orientamenti sessuali diversi dal proprio, non è così».

Un assist per lo stesso Zan. «Con che faccia Matteo Salvini dice che il Pd è in silenzio sul ddl Zan? Il Pd si impegna per questo obiettivo da quasi due anni, mentre la Lega sostiene Orbán e le sue leggi vergognose: il suo obiettivo è solo quello di svuotare il ddl Zan. Basta ipocrisie», scrive su Twitter il deputato dem.
Di fatto, però, anche l’area più aperturista del Pd si percepisce con le spalle al muro, di fronte all’atteggiamento leghista. Il timore è che, nel caso si riesca ad apportare modifiche al testo, il Carroccio se ne intesti il merito in quanto si sta presentando come il partito della mediazione.

Per Letta, che viene dalla storia del cattolicesimo democratico, non è una posizione facile, assicurano nel Pd. Tanto che in molti nel partito scommettono che la trattativa potrebbe, alla fine, aprirsi nell’aula di Palazzo Madama. E di fatto il segretario non lo esclude, anche se sa che potrebbero aprirsi "trappole" dal Carroccio e non solo, considerando anche i voti segreti. Perciò continua a far cadere gli inviti di Salvini, che ieri in mattinata rendeva pubblici gli sms inviati al suo alleato-avversario. «Una passione morbosa quella di rendere noti gli sms», ironizzavano al Nazareno.

Il leader della Lega, però, non perde occasione per rilanciare il dialogo: «Io sto aspettando da giorni la chiamata di Letta, che ha il mio numero, perché polemiche di mesi sul ddl Zan possono essere superate in due minuti». Nel merito, spiega, «sono disposto anche domani a firmare a quattro mani una legge che punisca la violenza e l’odio, ma non una che introduce il gender nelle scuole».
Per il dialogo è anche Matteo Renzi, che assicura comunque il voto favorevole di Iv al ddl, e il suo braccio destro Ettore Rosato. E si spende per l’intesa anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. «Penso che la mediazione su questi aspetti ci debba essere e il dialogo sia necessario», dice. «Io butterei acqua sul fuoco», aggiunge.

Più netto, Silvio Berlusconi archivierebbe del tutto la legge. «Oggi – spiega – siamo impegnati a sostenere lealmente un governo di emergenza, che dovrà far uscire il Paese dalla crisi finanziaria ed economica. Sono queste le priorità, non già un provvedimento divisivo come la legge Zan».

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