lunedì 29 maggio 2017
Com'è cambiata in pochi mesi - secondo l'Osservatorio di Pavia - l'immagine di chi soccorre in mare i migranti dopo gli attacchi di Frontex, del pm Zuccaro e di parte dei mass-media
Catania, la nave norvegese Siem Pilot al servizio di Frontex con a bordo i migranti soccorsi dal pattugliatore Cigala Fulgosi della Marina

Catania, la nave norvegese Siem Pilot al servizio di Frontex con a bordo i migranti soccorsi dal pattugliatore Cigala Fulgosi della Marina

Da angeli del mare a tassisti del mare. Quella dei soccorsi in mare era l'unica dimensione del fenomeno migratorio esente da critiche. Politica e mass media hanno sempre riconosciuto grande valore morale agli operatori, definendoli spesso angeli o eroi. Poi, pochi mesi fa, alcune affermazioni di Frontex su un giornale britannico (poi smentite) e le dichiarazioni (senza prove) di un magistrato siciliano sono bastate a scatenare un polverone politico e mediatico. Che ha rovesciato sulle Ong accuse di collusione con gli scafisti, opacità amministrava, complicità nel business dell'accoglienza e via infangando.

E' l'analisi, supportata da dati e tabelle, del dossier «Navigare a vista - il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale», presentato da Osservatorio di Pavia, Associazione Carta di Roma e Cospe. Perché questa svolta? Cospe, che sostiene la nave di Sos Mediterranee, segnala la coincidenza della campagna diffamatoria con la sottoscrizione degli accordi europei di esternalizzazione delle frontiere con Niger e Libia. Due gli obiettivi secondo l'Ong: distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dagli accordi, disincentivare le presenze delle ong, testimoni scomodi dei metodi brutali della guardia costiera libica.

«Una coincidenza di date sospetta», sottolinea Anna Meli, responsabile comunicazione di Cospe. «Mentre l'Europa, dopo quello con la Turchia, stabilisce accordi col Niger e con parte della Libia, in parallelo si comincia a delegittimare il lavoro delle Ong che operano il salvataggio e il soccorso in mare. Ci è sembrato fumo negli occhi dell'opinione pubblica, un modo di distogliere l'attenzione su quello che stava accadendo in termini di esternalizzazione delle frontiere». La cronologia dei fatti sembra avvalorare questo dubbio: «Si è parlato molto poco di questi accordi, quanto sono costati, che conseguenze avranno e se effettivamente saranno le misure più adeguate in termini di costi e benefici per arginare un fenomeno, piuttosto che aprire, in maniera controllata, canali sicuri di accesso, flussi regolari». Un bombardamento mediatico con armi di distrazione di massa? «Questo non lo possiamo sapere - afferma Meli del Cospe - però la coincidenza di date dalla prima dichiarazione di Frontex ci ha colpito. Ed è partita da un'istituzione europea, che ha iniziato a instillare dubbi proprio mentre si avvallava una politica di intese per l'esternalizzazione delle frontiere. Rafforzando accordi anche con la guarda costiera libica per il controllo delle imbarcazioni. E abbiamo visto, con gli spari contro una nave della nostra Guardia costiera, quali azioni compie».

Secondo la Og di cooperazione allo sviluppo «in questo quadro, le ONG rischiano di essere testimoni scomodi anche di respingimenti operati dalla guardia costiera libica, di violazione sistematica dei diritti umani fondamentali lungo le rotte di transito dei rifugiati e dei migranti». Concorda Francois Dumont, direttore comunicazione di Medici Senza Frontiere: «La testimonianza delle Ong dà fastidio, per questo vogliamo esserci».

La svolta ha poche date previse: il 15 dicembre 2017 il Financial Times rivela che Frontex, sulla base di "rapporti riservati" dell'agenzia europea per il controllo delle frontiere crede in un'interazione tra i trafficanti libici e le Ong di soccorso. Notizie che Frontex pochi giorni dopo ha smentito ottenendo una rettifica. Il 27 febbraio 2017 il portavoce di Frontex Fabrice Legeri intervistato dal tedesco Die Welt sostiene che i soccorsi provocano un pull factor, un fattore di attrazione. A febbraio 2017 il pm di Catania Carmelo Zuccaro fa sapere che è in corso un'indagine conoscitiva sull'origine dei finanziamenti delle Ong di soccorso. A marzo uno studente di comunicazione, Luca Donadel, pubblica su Youtube un video che ricostruisce le dinamiche del soccorso sostenendo che dietro al soccorso c'è la volontà di alimentare il business dell'accoglienza e ottiene due milioni di visualizzazioni. Il video viene rilanciato da "Striscia la notizia" che intitola il servizio «Profughi take away», ovvero "a portar via". E scoppia il caso.

Significativo che un'indagine demoscopica condotta da Demos&Pi sulla fiducia degli italiani nei confronti delle associazioni di volontariato abbia registrato un cambiamento della percezione proprio rispetto alle Ong. Il politologo Ilvo Diamanti, autore del sondaggio, afferma che le Ong «ottengono un grado di fiducia (42%) molto inferiore rispetto alle associazioni di volontariato (63%). Quasi a sottolineare come, per la maggioranza degli italiani, le Ong non siano "associazioni di volontari", ma qualcosa di diverso e opaco.





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