mercoledì 25 ottobre 2017
L'iniziativa, promossa dal giornalista Carlo Climati e giunta al quinto anno, si svolge all'Università Europea. Una serie di incontri per imparare a rapportarsi correttamente con gli altri
Riprende il seminario "Non sei un nemico"

Come bisogna considerare l'altro, un nemico o un fratello? A guardare certi social sembrerebbe che la risposta sia piuttosto la prima che la seconda. E invece c'è chi va controcorrente, anche e soprattutto in ambito universitario e formativo. All'Università Europea di Roma, infatti, è iniziato il quinto anno di attività del Laboratorio di comunicazione Non sei un nemico!, fondato e diretto dal giornalista Carlo Climati. L’obiettivo del Laboratorio è quello di sensibilizzare i giovani ad una nuova forma di comunicazione, che non veda nell’altro un nemico e che sia basata sul dialogo e su una serena accoglienza dell’altro.

L'iniziativa, teorica e pratica, fa parte delle attività di responsabilità sociale dell'Università Europea di Roma. Esplora le diverse forme di comunicazione del mondo di oggi: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione ai fumetti.
Non sei un nemico! è il motto, l’idea di base del Laboratorio. I giovani sono incoraggiati a vedere gli altri con uno sguardo nuovo, a creare linguaggi che possano rappresentare un ponte verso tutti, contribuendo all’abbattimento di muri, ostacoli, sospetti e diffidenze.

Nell’incontro inaugurale del Laboratorio, Carlo Climati ha ricordato le parole di
Papa Francesco nel suo Messaggio per la XLVIII Giornata delle comunicazioni sociali, sul tema della cultura dell’incontro: «In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. Comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto».

«
Un buon uso dei media – ha spiegato Carlo Climati - può contribuire a creare solidarietà, unità, dialogo, incontro tra le persone. In ogni forma di comunicazione possiamo e dobbiamo sforzarci di mettere da parte gli scontri ideologici, per lasciare spazio al reciproco ascolto. Questo ci aiuterà a guardare al futuro con fiducia, perché saremo comunicatori di pace». Al laboratorio prenderanno parte, di volta in volta, giornalisti, esperti di comunicazione e formatori.

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