domenica 5 novembre 2017
Le priorità sono sviluppo e protezione del territorio. «Le Cinque Terre ritornino a essere se stesse e non soccombano sotto il peso di tre milioni di turisti l'anno»
Panorama di Monterosso

Panorama di Monterosso

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre (La Spezia) si estende su 3.868 ettari ed è uno dei parchi nazionali più piccoli d’Italia ma anche il più densamente popolato. Sono infatti 4.000 gli abitanti suddivisi tra Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare. La sua caratteristica è il fatto che l’ambiente naturale è stato profondamente modificato dall’azione dell’uomo. Per secoli, a partire dall’anno mille, gli abitanti delle Cinque Terre hanno "tagliato" i pendii delle colline che si gettano a picco sul mare e ne hanno ricavato delle strisce di terra coltivabili: i ciàn, micropianure sorrette da muretti a secco, assurti a simbolo di quest’area ligure. Non a caso, l’Ente Parco contempla vere e proprie linee guida per la costruzione di questi manufatti, con cui nei secoli è stata creata un’architettura di terrazzamenti che ha permesso di antropizzare questo territorio inospitale. Perciò, oggi si parla di Parco dell’Uomo e questo paesaggio è inserito tra i siti Unesco.
L’economia è stata per lungo tempo legata alla vite, all’ulivo e agli agrumi e negli ultimi decenni l’abbandono dell’agricoltura ha portato a gravi fenomeni di dissesto idrogeologico: è purtroppo famosa l’alluvione dell’autunno del 2011. Il turismo sostenibile è la risorsa su cui lavora l’Ente Parco per invertire questa tendenza, potendo contare su una biodiversità elevata, che va dalla gariga al cappero, dal falco pellegrino al cormorano, dalla donnola alla volpe. Non meno importante – e collegata al Parco – è l’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, che comprende i Comuni di Riomaggiore, Vernazza, Monterosso e per una piccola porzione Levanto. Fa parte del Santuario dei Cetacei.

Gentile direttore,

sono molto grato ad Avvenire per aver tenuto accesi anche adesso, ormai quasi fuori stagione, i riflettori sulle Cinque Terre e sul Paese di Monterosso al Mare di cui mi onoro di essere da tre anni sindaco, con un elzeviro di Roberto I. Zanini pubblicato nei giorni scorsi e intitolato «A questa Italia serve un progetto per costruire il Bel Paese del futuro». Le considerazioni e riflessioni di Zanini vanno dritte al cuore del problema dei problemi con cui il nostro meraviglioso territorio e la sua gente ogni giorno sono chiamati a fare i conti: lo smarrimento della propria identità, la perdita delle tradizioni, dell’originalità, il cambio di organizzazione economica e il forte impatto antropico e ambientale che l’essere diventati in pochi anni una delle vetrine del turismo mondiale di massa ha comportato.

Sono assolutamente convinto che le Cinque Terre, patrimonio dell’Unesco e sede di uno dei Parchi nazionali protetti più visitati d’Italia e dell’Unione Europea, abbiano assolutamente bisogno di mettere in campo un progetto organico di sviluppo sostenibile di medio e lungo periodo che ne salvaguardi e ne valorizzi identità, radici, bellezza naturale e unicità che ne caratterizzano l’essenza e la stessa ragione d’essere. Un progetto che deve essere il frutto di concertazione e gioco di squadra fra tutte le istituzioni territoriali e nazionali, al di là di campanilismi e colorazioni politiche.

C’è assoluto bisogno che i sindaci delle Cinque Terre, il Parco nazionale, la regione Liguria e il Governo centrale tramite il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo e il Ministero dell’Ambiente si mettano allo stesso tavolo, si rimbocchino le maniche insieme per realizzare un piano programmatico di azioni e interventi che abbia come obiettivo quello di consentire alle Cinque Terre di ritornare a essere se stesse e di non soccombere sotto il peso dei circa tre milioni di turisti che anche la stagione 2017 ha fatto registrare. Considerato che è quanto mai reale e incombente il rischio di rendere vani tutti gli sforzi che quotidianamente in molti stiamo mettendo in campo per coniugare quantità e qualità, bellezza e modernità, natura e servizi, ritengo sia indispensabile avviare un tavolo istituzionale per un 'progetto nazionale per le Cinque Terre' che mi auspico possa diventare anche un 'progetto europeo' se non addirittura Unesco.

Proprio in tale prospettiva il Comune di Monterosso ha inteso organizzare in questi giorni il Seminario 'Monterosso: la riscoperta dell’antico' come primo passo per contribuire a stimolare una più compiuta e consapevole conoscenza del proprio patrimonio culturale e avviare così lo sviluppo di un turismo più sostenibile e durevole e nel contempo più curioso della storia e dei luoghi in cui soggiorna. Sarei felice se queste mie riflessioni in risposta al vostro articolo, che prende spunto dal degrado ma anche dall’avviata messa in sicurezza della statua del Gigante di Monterosso come emblema, al contempo, di una ferita e della sua possibilità di cura, potessero contribuire a innescare un confronto utile per sollecitare le risposte che tutte le istituzioni coinvolte, per lo sviluppo e la tutela delle Cinque Terre, sono chiamate a dare ma che purtroppo, almeno sinora, sono in parte mancate.

Il momento è anche propizio. Da metà ottobre il Parco nazionale delle Cinque Terre è in condizione di reggenza, affidata al Sindaco del Comune di Vernazza che ne era vicepresidente, in attesa della nomina del nuovo presidente la cui scelta coinvolge Governo (la nomina spetta al ministro dell’Ambiente), Regione (il presidente della Liguria presenta le proposte di nomina) e Parlamento (le commissioni Ambiente votano sul nome del prescelto). Mi domando e domando se non potessimo usare il periodo di durata della reggenza per approvare tutti insieme un piano di sviluppo e protezione delle Cinque Terre alla cui attuazione far poi seguire e condizionare la nuova gestione del Parco.

Ecco, allora, da Sindaco in carica di Monterosso e da presidente eletto della Comunità del Parco delle Cinque Terre alcuni spunti e idee di merito e metodo, che mi piacerebbe portare a questo tavolo:

- ascolto e confronto, per arrivare a sintetizzare e attuare un piano di rilancio condiviso, frutto del lavoro e della collaborazione, secondo le rispettive competenze e in linea con le opportune tempistiche, di tutte le Istituzioni (locali, regionali e nazionali). Sono convinto infatti che non ci sia singola idea, ordinanza o regolamento di qualsivoglia istituzione che possa dare il frutto sperato e che possa essere realmente incisivo, se non scaturente da un progetto comune, condiviso, lungimirante e senza una 'obbligatoria' colorazione politica;

- dare forma a una pianificazione del turismo: i nostri paesi, cinque perle uguali ma diverse e ciascuna con proprie particolarità e sfumature, esigono una regolamentazione efficace dei flussi turistici. Un punto di equilibrio è da trovare in collaborazione con noi sindaci e le comunità locali;

- valorizzazione e difesa del patrimonio incomparabile di terra e di mare che abbiamo ereditato dai nostri avi e, ancor prima, da madre natura. Se mai dovessimo perdere per strada la bellezza, la purezza e la genuinità del nostro territorio, allora certo non avremo futuro e saremmo condannati a perdere anche quella condizione di benessere diffuso che un turismo globale e costante ci regala;

- riscoperta e rilancio del nostro patrimonio culturale e spirituale, unico e preziosissimo, che grazie non solo a Eugenio Montale, ai nostri Santuari e al Convento di San Francesco, può fare esprimere alle Cinque Terre potenziali enormi in settori turistici di altissima qualità, diversi da quelli del turista giornaliero e da crociera. Tale tipologia, assolutamente da non disprezzare e parimenti meritevole di considerazione, oggi sta però rischiando di prevalere quale unica figura continua e costante, necessariamente priva di aspettative in termini di offerta turistica, ma fortemente impattante in termini di occupazione di spazi e di presenze fisiche e visibili.

In un contesto siffatto, questi potenziali enormi per uno sviluppo turistico di qualità dei quali, forse, non siamo più neanche consapevoli, risultano essenziali per diversificare l’offerta turistica che, in eventuali momenti di criticità – anche connessi a contingenze internazionali – possono rappresentare un modello oltre che a continuità di presenze; - redazione del nuovo Piano del Parco per dare sostegno e rilancio all’artigianato locale, al commercio, all’agricoltura e alla pesca di qualità, alla lotta al commercio illegale e alla contraffazione.

Certo, per realizzare anche solo questi pochi punti non si può pensare basti un tocco di bacchetta magica; né basta per raddrizzare, dall’oggi al domani, una rotta pericolosa che, a mio avviso, è stata intrapresa e seguita da molto tempo. Servono, al contrario, pazienza, capacità di ascolto, dialogo, perseveranza, determinazione e un amore incondizionato per questa perla preziosa che sono le Cinque Terre. In altre parole, caro direttore, è necessaria una dimostrazione di Politica, di quella vera con la 'P' maiuscola. È in questa politica, intesa come servizio alla propria comunità per il bene comune, nella quale io credo e nella quale sto investendo tutte le mie energie e il mio impegno. Ringrazio il Vostro quotidiano per l’opportunità di fare sentire la mia voce e quella delle Cinque Terre.

*Sindaco di Monterosso al Mare

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