venerdì 31 gennaio 2014
​Condanna confermata in Cassazione. I sei immigrati furono massacrati a Castel Volturno senza alcun motivo. Nessun rapporto con il clan o con la malavita in generale. Riconosciuta l'aggravante dell'odio razziale.
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Ergastolo confermato anche in ultimo grado per Giuseppe Setola e i sicari del clan dei Casalesi per la strage dei ghanesi avvenuta a Castel Volturno (Caserta) il 18 settembre 2008 e per la carneficina sfiorata, appena un mese prima ai danni di una comunità di immigrati nigeriani. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha rigettato i ricorsi presentati dai legali dei cinque imputati confermando in toto la decisione emessa il 21 maggio 2013 dalla quarta sezione della Corte di Appello di Napoli. Con Setola sono stati condannati definitivamente al massimo delle pena Davide Granato, Alessandro Cirillo e Giovanni Letizia mentre per Antonio Alluce sono stati confermati 28 anni e sei mesi di carcere. Durante la strage del 18 settembre 2008 morirono sotto i colpi dei kalashnikov sei immigrati africani, che ogni sera si ritrovavano all'esterno della sartoria "Ob Ob Exotic Fashions", gestita da connazionali, al chilometro 43 della Statale Domiziana, nel territorio di Castel Volturno. Erano lì anche alle 22 del 18 settembre 2008 quando arrivarono in auto Setola ed i sicari, che poco prima avevano ucciso il titolare di una sala giochi a qualche chilometro di distanza, Antonio Celiento, che aveva denunciato gli estorsori del clan qualche anno prima. Nessuno degli immigrati: Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric e Christopher Adams del Ghana, El Hadji Ababa e Samuel Kwako del Togo, e Jeemes Alex della Liberia - è emerso, aveva avuto rapporti con il clan casertano né con la criminalità di matrice nigeriana, che sul litorale gestisce, per conto dei Casalesi, prostituzione e droga. Alla strage, per la quale in giudizio è stata riconosciuta l'aggravante dell'odio razziale (non quella del terrorismo), sopravvisse solo Joseph Ayimbora, deceduto per cause naturali nel 2012, la cui testimonianza fu decisiva per riconoscere Giuseppe Setola ed i suoi sicari. La decisione della Cassazione, che giunge al termine di un iter processuale abbastanza veloce (meno di cinque gli anni intercorsi tra l'inizio e la fine del processo, che in primo grado partì il 12 novembre 2009), rende definitiva la parte della sentenza d'appello che aveva disposto una provvisionale di 200 mila euro proprio ad Ayimbora. Il denaro andrà agli eredi. Per le altre parte parti civili, ovvero i Comuni di Castel Volturno e Casal di Principe, il Csa-Ex Canapificio e l'Associazione "Mò Basta", già in appello, era stato riconosciuto il danno ma senza quantificazione. Quest' ultima avverrà in sede civile.
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