Calcio e tifo: un piccolo gesto stupido rovina una grande festa
martedì 5 marzo 2024

Il motivo per cui, fin da bambini, il nostro cuore iniziò a battere per una squadra che ci resterà cara per il resto della vita, non lo sapremo mai. Da che cosa fummo attratti? Dal colore della maglietta, dalla bravura del portiere, o, magari, dal fatto che tra tutte era la più forte? In genere si diventa tifosi della squadra della propria città, ma non sempre è cosi. Che cosa cambia, nel mondo e nella mia vita, se il pallone finisce nella rete di destra anziché in quella di sinistra? Niente, assolutamente niente. Eppure, alzi la mano chi non si è sentito annegare nell'adrenalina durante un tiro di rigore. Lo sport, di certo, è utile per chi lo pratica, ma che ci guadagna chi assiste a una partita? Niente. O, forse, qualcosa che è difficile da spiegare perché non si misura e non si pesa. Lo sport è più importante di quanto si possa credere, ci fa ritornare bambini, ci fa penetrare nel mondo della fantasia, delle favole. Tutto ciò che avviene sugli spalti è illogico. Incitare un giocatore che non ti può sentire è illogico, gioire per un tiro sferrato bene, è illogico, esultare per il fallimento della squadra avversa, è illogico. Eppure, quanto bisogno abbiamo di godere di queste illusioni illogiche. Lo sport ci dice che la scienza non basta, il denaro non basta, la politica non basta, il potere non basta. L'uomo ha bisogno di sognare. Se lo fa da solo, magari se ne vergogna, ma se lo fa insieme agli altri, riesce a trasformare questo momento illogico in qualcosa di terribilmente serio.
Sogna il credente in chiesa, il tifoso allo stadio, la bambina che pettina la bambola, gli innamorati che si tengono per mano. Paolo Ascierto è un oncologo campano, considerato, nel suo campo, tra i migliori ricercatori italiani. Lo abbiamo conosciuto nei mesi più duri della pandemia. Un uomo di scienza che ha bisogno, come tutti, di staccare ogni tanto la spina, di evadere, sognare. Ed eccolo, domenica scorsa, accorrere allo stadio “ Diego Armando Maradona” per la partita Napoli - Juventus.
A differenza della maggior parte dei napoletani, però, il dottore fa il tifo per la Juve. Eccolo entrare, con suo figlio, nella tana del lupo. Da persona intelligente qual è, sa bene di dover incorrere nei lazzi degli amici. Accade sempre anche con i colleghi al "Pascale", l'istituto oncologico nel quale lavora. Si prendono in giro, scherzano, scommettono il caffè. Di certo, accadrà anche oggi. Ne è cosciente, è preparato alla battuta di spirito, alla parolina detta a fior di labbra; sa anche che, in caso di vittoria, gli conviene non dare troppo sfogo all'euforia. Non è preparato, però, alla disavventura che sta per accadergli. Un tifoso del Napoli, vedendolo passare, con spudorata sgarbatezza, gli sputa tra i piedi. Lui, capisce e tira dritto, evitando ogni inutile polemica. L'amarezza però gli rimane dentro. La prima regola del gioco è affrontarlo come un gioco. Si va allo stadio per divertirsi, non per litigare; per vivere un'ora spensierata, non per farsi male. Guai a prendere sul serio un pallone che gli altri stanno prendendo a calci. Guai a rovinarsi la vita per la squadra del cuore. Guai a perdere il rispetto per un nostro simile, benchè sconosciuto. Ascierto torna a casa rattristato dopo l'accaduto. Qualche giornale pubblica la disavventura. Ho mandato a Paolo un messaggio di solidarietà. Penso che sia bello, per lui e per noi, se lo facciamo insieme; se insieme condanniamo, ancora una volta, questi modi di fare stupidi e pericolosi. Perché non abbia più ad accadere che un professionista, un operaio, una persona qualsiasi, venga vilipeso, da un illustre sconosciuto che confonde il tifo per la propria squadra con la maleducazione e la violenza. Impariamo a essere sportivi. Impariamo a goderci qualche ora di spensieratezza senza fare e farci male. Gridiamo pure a squarciagola il nostro " Forza Napoli", ma lasciamo in pace gli altri mentre a loro volta gridano " Forza Juve".

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