mercoledì 14 agosto 2019
Il caso dei bimbi strappati alle famiglie ha aperto un confronto sulle modalità di ascolto. Malinconico (Avvocatura italiana): garantire forme protette e difesa delle parti nelle procedure
Una immagine della campagna di Save the children "Abbattiamo il muro del silenzio"

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Su minori e giustizia, gli avvocati non ci stanno a rimanere in disparte. Oggi l’impostazione del nostro diritto minorile è tale per cui, in occasione di un allontanamento coatto di un bambino dalla famiglia secondo l’ex articolo 403 del Codice civile, l’avvocato della difesa non ha quasi la possibilità di intervenire. Quanto successo nei mesi scorsi a Bibbiano, ma anche in tante altre situazioni da Nord a Sud – ribadiscono gli avvocati – non deve più capitare. Per questo l’Avvocatura italiana, già nei mesi scorsi, ha approvato un manifesto «per l’effettività della tutela dei diritti e per la salvaguardia della Giurisdizione».

In particolare al n.6 si spiega che «la Giurisdizione si attua mediante le regole e i principi costituzionali del 'giusto processo', nel pieno ed effettivo contraddittorio tra le parti in condizioni di parità, davanti ad un giudice sempre 'terzo, imparziale e professionale', entro una durata 'concretamente ragionevole' ». Si tratta di una sollecitazione urgente e importantissima, come spiega l’avvocato Giovanni Malinconico, coordinatore dell’Organismo nazionale forense, l’organismo di vertice di rappresentanza politica dell’Avvocatura italiana, che esercita la rappresentanza politica del Congresso nazionale forense, di cui ha il compito di attuare i deliberati, ed elabora progetti e proposte. Sullo sfondo il grande problema dell’ascolto del minore che oggi, secondo quanto previsto dalla legge, avviene senza la presenza né dei familiari né dell’avvocato difensore.

Una scelta dettata da motivi di cautela e di protezione nei confronti del bambino, soprattutto quando si sospetta che il piccolo possa avere subito violenze o maltrattamenti tra le pareti di casa. E il principio sarebbe ineccepibile. Ma il caso Bibbiano, e non solo, ha convinto anche i più garantisti dei garantisti, che non sempre le relazioni dei servizi sociali fotografano situazioni reali, che non sempre il 'superiore interesse del minore' è davvero la prima preoccupazione dei terapeuti, che forse talvolta interessi economici o ideologici, finiscono per prevalere. E allora, che fare? «Proprio per questi motivi – riprende Malinconico – le relazioni dei servizi sociali, non essendo fondate su un percorso a cui l’avvocato e il suo consulente abbiano potuto prendere parte, non possono essere concretamente contestata nel merito». Oggi l’unico strumento per opporvisi da parte dell’avvocato difensore sarebbe la querela per falso, al solo fine di provocare un nuovo accertamento, questa volta in sede penale e quindi con garanzie di difesa. «Ma si tratta di uno strumento impegnativo e molto ostile – osserva ancora l’esperto – e quasi nessuno se ne avvale. In alternativa si potrebbe chiedere una Ctu (consulenza tecnica d’ufficio) sulla capacità genitoriale, ma per prassi l’accertamento sarebbe demandato agli stessi servizi sociali, con un evidente cortocircuito».

La posizione infatti non potrebbe essere che quella già delineata. Inoltre questo percorso presuppone una condizione economica della famiglia tale da consentire un incarico rapido e consapevole a un legale e implica il rischio di accollarsi spese ingenti nel caso in cui la querela non trovi riscontro in sede processuale, con la possibilità di una controquerela per diffamazione da parte dei servizi sociali. Assolutamente impensabile per la maggior parte delle famiglie coinvolte nei casi di allontanamento, quasi sempre nuclei disgregati, fragili, in situazioni di marginalità.

«L’Avvocatura – osserva ancora il coordinatore dell’Organismo nazionale forense – ha più volte richiesto che l’ascolto del minore, in ogni caso e seppur in forma protetta, avvenga con la piena garanzia della difesa delle parti e dei loro consulenti, oltre che con una adeguata procedimentalizzazione. E su questo stiamo incentrando la nostra azione, alla luce anche del 'Manifesto' di cui abbiamo detto». Tutta da definire anche la figura del curatore del minore, oggi prevista dalla legge, ma di fatto raramente presente. «Noi puntiamo su una riforma che preveda, per i procedimenti in cui sono coinvolti i minori – sottolinea Malinconico – la presenza di avvocati specialisti in diritto di famiglia».

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