venerdì 19 aprile 2019
Arrivati a Roma 62 pazienti umanitari, più di 29 le missioni di formazione medica all'estero. Il Papa: avanti sulla formazione, con il criterio della prudenza. Enoc: doniamo il nostro sapere
L'impegno nel mondo: 12 progetti in 10 Paesi
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Li hanno ribattezzati "i figli del mondo". Sono i tanti "Aisha" curati a Damasco, i piccoli "Christy" riportati a camminare a Bangui, come pure le molte "Rayenne e Djihene" che hanno cominciato una nuova vita dopo un intervento in Italia. A parlare sono soprattutto i loro volti e i loro sorrisi dopo che medici ed infermieri hanno potuto curarli al meglio nel loro Paese, magari formando anche i dottori che potranno aiutare altri bimbi malati, oppure a Roma nell'ospedale del Papa. Si tirano le somme al Bambino Gesù, dopo la crescita di progetti umanitari del centro pediatrico nel mondo - ad oggi sono dodici in dieci diversi Paesi (Siria, Giordania, Repubblica Centrafricana, Tanzania, Etiopia, Cambogia, Cina, Russia, Georgia, India) - sia come "dono" del sapere medico ai colleghi di ospedali in territori martoriati dalla guerra, sia portando in Italia i bimbi che hanno bisogno di interventi innovativi d'urgenza. Sinora, infatti, sono stati 62 i "pazienti umanitari" accolti al Bambino Gesù grazie al contributo della Fondazione, a cui vanno aggiunti gli oltre 500 piccoli pazienti stranieri arrivati dai cinque continenti curati nel solo 2018 nelle quattro sedi dell'ospedale. «Questa apertura dell'ospedale al mondo, risponde alla nostra volontà di donare il nostro sapere - dice la presidente del Bambino Gesù Mariella Enoc - ora le attività internazionali hanno una loro organicità. Lo spirito del Bambino Gesù è curare i più piccoli tra gli ammalati e i sofferenti di tutto il mondo e condividere il grande patrimonio di conoscenza clinica e ricerca scientifica per metterlo al servizio dei bambini».

Medici del Bambino Gesù fanno formazione nell'ospedale di Hebei (Cina)

Medici del Bambino Gesù fanno formazione nell'ospedale di Hebei (Cina)

L'incoraggiamento del Papa

Nell'anno in cui l'ospedale festeggia i suoi primi 150 anni di vita, Papa Francesco il 9 aprile scorso ha inviato una lettera alla presidente dell'ospedale in cui traccia la sua idea di cura dei più piccoli. E proprio sulla attività internazionale, il Papa scrive che «il Bambino Gesù è aperto al mondo, così come è proprio di una struttura della Chiesa Cattolica, segno concreto di carità e misericordia». Perciò «incoraggio a continuare in questa missione, e ad assicurare, innanzitutto, la formazione e lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze - continua Bergoglio - affinché le scoperte e le innovazioni per la cura delle malattie possano essere patrimonio di tutti. Chiedo che tale azione venga realizzata con il criterio della prudenza, per evitare di creare aspettative che non possano essere mantenute».

Un medico del Bambino Gesù al lavoro nell'ospedale di Karak in Giordania

Un medico del Bambino Gesù al lavoro nell'ospedale di Karak in Giordania

Le cifre dell'impegno internazionale

Nel corso del 2018 sono state svolte 29 missioni internazionali per complessivi 145 giorni lavorativi con il coinvolgimento di 46 tra medici e infermieri del Bambino Gesù. Gli accordi di collaborazione siglati con i governi o le istituzioni sanitarie dei vari paesi o anche organizzazioni umanitarie internazionali come WHO e UNHCR, prevedono di norma sessioni di formazione on-the-job svolte da team di operatori del Bambino Gesù negli ospedali partner e periodi di formazione residenziale a Roma del personale medico e infermieristico locale.
Ad oggi sono 20 le specialità pediatriche oggetto di formazione in base agli accordi con i vari Paesi: dalla neurologia pediatrica (con focus su disabilità neuromotorie quali epilessia, sindromi neurologiche/genetiche e disturbi dello spettro autistico) alla neurochirurgia, dalla cardiochirurgia (diretta in particolare, in Giordania, all’assistenza e la cura dei profughi siriani e della popolazione pediatrica vulnerabile) alla radiologia interventistica, dalla neonatologia alla terapia intensiva, dalla chirurgia plastica e maxillo-facciale a quella laparoscopica, all’emodinamica e alla trapiantologia renale.

Sia nell’ambito degli accordi di collaborazione internazionali sia in risposta ad appelli di enti, istituzioni o famiglie di tutto il mondo, il Bambino Gesù accoglie ogni anno diverse decine di cosiddetti pazienti “umanitari”, cioè bambini sprovvisti di qualsiasi forma di copertura delle spese mediche, perché né cittadini italiani né appartenenti all’Unione europea né sostenuti da organizzazioni umanitarie o benefiche. I costi vengono sostenuti in larga parte dalla Fondazione Bambino Gesù Onlus, che promuove a questo scopo attività di raccolta fondi specifiche. Nel corso del 2018 hanno ricevuto accoglienza e cure 62 pazienti di questo tipo, per un totale di 2445 giorni di degenza e oltre 10 mila notti di ospitalità per i familiari con un intervento economico dal valore complessivo di 1 milione e 365 mila euro. In più nelle quattro sedi dell'ospedale, sempre lo scorso anno, sono stati ricoverati complessivamente 531 pazienti provenienti da 5 continenti e 80 Paesi: 29 europei, 22 africani, 16 asiatici, 12 americani e 1 dell’Oceania (Australia).


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