lunedì 15 aprile 2024
Dal boom di 110mila visitatori negli anni '80, dopo la visita di Giovanni Paolo II, nel 2023 il numero è sceso a 36mila. Grimaldi (Ambrosiana): rendere più fruibile il monumento. L'idea dell'ascensore
La grande statua di san Carlo Borromeo in cima al monte di Arona, sul Lago Maggiore

La grande statua di san Carlo Borromeo in cima al monte di Arona, sul Lago Maggiore - © Veneranda Biblioteca Ambrosiana

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«Il mio motto è preservare per valorizzare: e la valorizzazione è di fatto economica per poi poter conservare questo bene. E questo bene è un monumento meraviglioso, che secoli dopo è stato preso a modello per realizzare nientemeno che la Statua della Libertà». Antonello Grimaldi è il segretario generale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana dal 2022: da questo ente dipende uno dei più importanti monumenti del Nord Italia, la statua colossale di San Carlo Borromeo, che dalla fine del 1600 sovrasta il colle davanti Arona, sulla sponda novarese del lago Maggiore che guarda verso Angera. Nonostante guerre e bombardamenti, questo monumento è giunto in buone condizioni fino ai giorni nostri. «Ma la manutenzione costa», aggiunge Grimaldi, che spiega perché l’Ambrosiana ha deciso di partecipare al bando “Sos Patrimonio 2023” di Fondazione Cariplo, per un progetto intitolato “Opere di messa in sicurezza e azioni di diagnostica” della statua. Progetto che prevede innanzitutto interventi di miglioramento dell’accesso, e un cantiere pilota per la pulitura: questo permetterebbe di sperimentare l’efficacia di nuove tecniche per la rimozione delle patine depositate nel tempo e di proteggere i materiali dall’azione degli agenti atmosferici, prevenendone l’usura (proprio per la sua posizione in cima al monte la statua è soggetta all’umidità proveniente dal lago e a forti raffiche di vento l’inverno). Sono inoltre state progettate azioni di diagnostica e monitoraggio della struttura: in particolare, sono stati previsti rilievi 3d con laser scanner, l’analisi statica del complesso statuario, l’approfondimento diagnostico relativo all’usura dei materiali. Tutte analisi necessarie per meglio conoscere la struttura della statua, monitorarla costantemente e per progettare interventi futuri di manutenzione straordinaria.

Per l’elaborazione del progetto sono stati coinvolti diversi professionisti: architetti, strutturisti, restauratori, oltre al team del Politecnico di Milano – dipartimento di Architettura, Ingegneria delle costruzioni e Ambiente costruito e Laboratorio Materiali e Metodi per il patrimonio culturale. Il progetto ha un costo di 160mila euro, la maggior parte, 128mila, sono stati richiesti a Fondazione Cariplo.

«Il mio sogno – spiega Grimaldi - è iniziare una raccolta fondi per mettere il San Carlone sempre più in sicurezza, rendendolo fruibile ad un maggior numero di visitatori. Perché è chiaro che in questo momento la sua fruizione è limitata soprattutto per motivi di accessibilità. Mi piacerebbe realizzare, con il permesso della soprintendenza, un ascensore nella parte dietro al basamento che permetta di arrivare al belvedere ai piedi della statua, godendo il panorama da 15 metri di altezza. Ora ci sono solo due rampe di scale a chiocciola. E poi rendere sempre più fruibile questo complesso valorizzando anche il bel parco che c’è intorno».

L’anno scorso il San Carlone è stato visitato da circa 36mila visitatori: una cifra lontana da quello dei tempi d’oro negli anni ’80, quando arrivò a farne 110mila, soprattutto grazie al risalto mediatico del viaggio di papa Giovanni Paolo II, che si recò qui in visita il 4 novembre 1984. «Questo calo significa che il turismo qui ha preso un brutto colpo, soprattutto dopo il Covid. Non solo: c’è anche la “concorrenza” dalle altre località sul lago, dalla Rocca di Angera alle Isole Borromee; insomma, c’è tanto da fare», conclude. Di una cosa però è soddisfatto: da quando è arrivato in Ambrosiana, è riuscito a far quadruplicare i visitatori rispetto ad un decennio fa. Il museo ha chiuso il 2023 con 250mila ingressi, con un bilancio attivo. «Bisogna far conoscere i monumenti all’esterno per conservarli al meglio – ribadisce –. E per farlo, bisogna valorizzarli».

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