sabato 26 gennaio 2013
​Oggi le cerimonie di apertura dell'Anno giudiziario in molte città d'Italia. A Milano presente Mario Monti. Sotto la lente la candidatura dei magistrati. Ma anche il sovraffollamento carcerario e la diffusione delle mafie. Giustizia lenta: 130mila quest'ultimo anno estinzioni di reato quest'anno in Italia a fronte del più alto numero di condanne della Corte Europea dei diritti dell'uomo per l'irragionevole durata dei processi.
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ROMA"Nel pieno di una campagna elettorale che si preannuncia molto combattuta non trovo nulla da eccepire sui magistrati che abbandonano la toga per candidarsi alle elezioni politiche". Lo ha detto il presidente della Corte di Appello di Roma Giorgio Santacroce alla cerimonia di inaugurazione dell'Anno giudiziario del distretto della capitale. "Candidandosi - ha aggiunto - esercitano un diritto costituzionalmente garantito a tutti i cittadini. Piero Calamandrei (uno dei padri del diritto italiano, ndr) diceva però che quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra. Come dire che i giudici, oltre che essere imparziali, devono anche apparire imparziali". Altro tasto toccato da Santacroce è stata "l'eccessiva durata dei processi civili, a cui ora si è aggiunta anche la diffusione delle pratiche corruttive", che "mina la fiducia dei mercati, introduce un freno all'erogazione del credito e determina, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività del Paese" Per il presidente della Corte d'Appello di Roma, "non c'è impresa che decida di investire in un Paese se non ha fiducia in esso. L'economia vive di fiducia e risente, quindi, dell'impatto negativo di una giustizia civile inefficiente, che diventa inevitabilmente un freno allo sviluppo e un costo per il sistema produttivo. L'efficienza della giustizia civile è elemento di attrattiva degli investimenti dall'estero, di sviluppo della competitività, di natalità delle imprese. Santacroce si è anche soffermato sulla presenza crescente delle mafie sul territorio."Occorrerà riformare il nostro stesso modus operandi talvolta oscillante tra eccessivo rigore, come tale non comprensibile, e una mitezza egualmente lontana da una sociale condivisione. In questo compito non saranno trascurate le doti di riservatezza ed equilibrio più volte autorevolmente suggerite dal capo dello Stato nei suoi discorsi indirizzati ai magistrati". È quanto invece ha affermato il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma, Luigi Ciampoli. Ciampoli, parlando del lavoro del magistrato, ha sottolineato che quest'ultimo deve essere in grado di sfuggire "all'innamoramento delle decisioni intraprese, pur in libera coscienza, che tuttavia conduce talvolta a non accettare e forzare le regole processuali, sentendosi investiti di missioni improprie ed esorbitanti, attraverso un'eccessiva esposizione mediatica, quel consenso che non si riesce altrimenti a ottenere". Il procuratore ha anche affrontato la questione del sovraffollamento carcerario.Sul tema delle toghe in politica, che è presto assurto a tema del giorno, si è espresso anche il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo: "È auspicabile che nella perdurante carenza della legge, sia introdotta nel codice etico quella disciplina più rigorosa sulla partecipazione dei magistrati alla vita politica e parlamentare, che in decenni il legislatore non è riuscito ad approvare".MILANOLa situazione delle carceri, l'imparzialità e la sobrietà in politica hanno tenuto banco anche a Milano, dove alla cerimonia di apertura dell'Anno giudiziario ha preso parte il premier Monti. Il presidente della Corte d'appello di Milano, Giovanni Canzio, ha lanciato un appello a procedere "presto, in un clima di proficuo dialogo, a nuove e più meditate scelte operative in tema di giustizia, ad effettiva tutela dei bisogni e dei diritti fondamentali della persona". Non solo. Canzio ha affrontato il problema del carcere per i giornalisti facendo riferimento diretto al caso Sallusti e ribadendo la necessita di «misure alternative» per il reato di diffamazione. Ha sottolienato che bisogna "scongiurare il rischio che la crescita esponenziale del ruolo di supplenza della magistratura nella governance, all'incrocio fra politica, economia e diritto, sposti il fondamento della legittimazione sul terreno delle pratiche del consenso sociale e popolare". La lunghezza dei processi, altro tema trattato oggi, ha visto la denuncia che l'Italia ha il "triste primato in Europa del maggior numero di declaratorie di estinzione del reato per prescrizione (circa 130mila quest'ultimo anno) e, paradossalmente, del piu' alto numero di condanne della Corte Europea dei diritti dell'uomo per l'irragionevole durata dei processi".PALERMO"Noi magistrati rinnoviamo l'impegno a non cercare lo scontro, a non sentirci investiti da missioni improprie perchè il magistrato non deve dimostrare alcun assunto, non certamente quello di avere il coraggio ditoccare i potenti anche contravvenendo a regole inderogabili". È il richiamo fatto dal presidente della Corte d'appello di Palermo Vincenzo Oliveri. "Nè il magistrato - ha aggiunto Oliveri - può considerarsi chiamato a colpire il malcostume politico che non si traduca in condotte penalmente rilevanti. La sola missione da assolvere è quella di applicare e fare rispettare la legge". "Guai a cucire addosso al magistrato - ha osservato il presidente della Corte d'appello di Palermo - l'abito del contraddittore o dell'oppositore politico, della partecontrapposta a un'altra". "Noi magistrati - ha ribadito - dobbiamo capire che è arrivato il momento di modificare molti dei nostri atteggiamenti. La comunità nazionale e internazionale ci scruta, stigmatizzando l'enfasi mediatica che viene data a certi provvedimenti, la sovraesposizione e i protagonismi di alcunicostantemente presenti in talk show televisivi dove disquisiscono di processi in corso". Intervenendo all'apertura dell'anno giudiziario a Palermo, il consigliere del Csm Franco Cassano ha sottolineato che "la candidatura politica del magistrato getta a ritroso un'ombra per il possibile condizionamento dell'attività giurisdizionale e dà all'opinione pubblica il dubbio sull'attività precedentemente svolta".Due i dati significativi emersi a Palermo: Cosa nostra è "senza capo"  e "la violenza che sfociava negliomicidi sembra accantonata. Ma la situazione potrebbe cambiare se Cosa nostra, che ora è priva di un capo riconosciuto e di validi quadri dirigenti, riuscisse a ricompattarsi ritrovando gli uni e gli altri". È l'analisi fatta dal presidente Oliveri. L'altro dato: nell'ultimo anno le procure del distretto giudiziario di Palermo hanno effettuato 4.395 intercettazioni telefoniche e 739 ambientali, mentre la Dda ha disposto 3.114 intercettazioni telefoniche e 954 ambientali per una spesa complessiva di oltre 36 milioni di euro, circa 8 in più dell'anno scorso. Per Oliveri "le intercettazioni restano uno strumento investigativo indispensabile per garantire la legalità contro il crimine". "C'è il rischio, però, - ha concluso Oliveri - di un uso distorto: ciò che deve auspicarsi è una legge che vieti la divulgazione dei contenuti delle conversazioni intercettate tutelando i terzi e i fatti non rilevanti sotto il profilo penale e salvando il diritto a informare ed essere informati".TORINOIl procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, ha ringraziato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento all' inaugurazione dell'anno giudiziario nel capoluogo piemontese. "Senza la sua presenza - ha detto - e i suoi continui interventi sui temi della giustizia, oggi la magistratura italiana non continuerebbe a godere di quello status di autonomia dell'ordine giudiziario e di indipendenza dei singoli magistrati assicurato dai nostri padri costituenti". "Nessuno, e nemmeno l'autorità giudiziaria, può ascoltare le conversazioni del capo dello Stato", ha poi ribadito il procuratore generale. Non è mancato il tema delle toghe in poitica: "Non mi pare che l'immagine dell'ordine giudiziario tragga grosso giovamento" dal fatto che alcuni magistrati "sono scesi o saliti" nella prossima competizione elettorale, ha detto Maddalena, parlando di uno "strano clima" e dichiarando che pur "non discutendo della legittimità di questa scelta", "sarebbe auspicabile che anche il nuovo legislatore ne tenesse conto per disciplinarla con modalità che salvaguardino quella esigenza di immagine e di imparzialità della magistratura" Su un altro versante, "in queste settimane l'atmosfera non è delle migliori tra i magistrati e gli avvocati di Torino e di tutto il distretto". Lo ha detto il presidente della Corte di appello di Torino Mario Barbuto, riferendosi alla proposta di rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari formulata dal ministero della Giustizia. Il distretto del Piemonte e della Valle d'Aosta sarebbe destinato a perdere 36 magistrati, di cui 25 giudici e 11 pm.BARIIl "passaggio del magistrato in politica" costituisce un "punto critico dell'Ordinamento giudiziario". Il presidente della Corte d'Appello di Bari, Vito Marino Caferra, si sofferma su questo tema durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario di Bari e definisce la questione una "criticità grave e preoccupante sotto l'aspetto della confusione dei ruoli". "Non si discute della legittimità di certe scelte - dice Caferra - ma si pone soltanto un problema di opportunità politico-istituzionale". "Il caso del magistrato che nell'esercizio delle libertà fondamentali (riconosciute ad ogni cittadino) - continua Caferra - svolge attività politica attiva pone un serio problema di credibilità non solo per il singolo magistrato ma per l'intero Ordine giudiziario". "La libera stampa - ricorda il presidente Caferra - ha segnalato il grave fenomeno dei magistrati inquirenti che si candidano in piena concorrenza con i politici appena indagati; perchè così quei magistrati inquirenti, anche per le informazioni riservate di cui sono portatori, alterano il gioco democratico dando luogo ad una sorta do concorrenza sleale nell'agone politico".L'AQUILALe sentenze possono essere criticate, ma non è consentito che vengano denigrate". È quanto detto dal presidente della Corte d'Appello dell'Aquila, Stefano Schirò nella relazione sull'amministrazione della giustizia nel distretto abruzzese, presentata nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2013. "Mi limito ad osservare - ha spiegato il magistrato nella sua relazione - che le critiche, anche aspre, alle sentenze sono ovviamente lecite ma devono rispettare la dignità e il rilievo costituzionale della funzione giurisdizionale senza trasformarsi in una consentita denigrazione". L'anno scorso all'Aquila ci sono state alcune sentenze che hanno riguardato il sisma del 2009, tra le quali quella di condanna a sei anni di reclusione dei sette componenti della Commissione Grandi Rischi, per avere fornito false rassicurazioni agli aquilani al termine della riunione del 31 marzo 2009.CATANZAROLa centralità e la crescente importanza del Consiglio giudiziario del Distretto della Corte di Appello di Catanzaro è stata esaltata dal presidente, Giancarlo Migliaccio, nella sua relazione di inaugurazione.Ma "le piante organiche di tutti gli uffici del Distretto (requirenti e giudicanti) sono assolutamente inadeguate siain relazione al numero dei magistrati che a quello del personale amministrativo". La giustizia penale, secondo il Presidente Migliaccio, è carattarizzata dalla presenza di apparati criminali della 'ndrangheta, nonostante laconsistente opera repressiva della Dia, che hanno legami, la cosidetta 'zona grigià, con ceti produttivi e apparati professionali (tra i quali, in primo luogo, quelli operanti nel settore della giustizia e della finanza, quali avvocati, periti e medico-legali, commercialisti) che hanno il sostanziale monopolio del traffico di stupefacenti. Tali organizzazioni hanno determinato l'intensificarsi di atti intimidatori nei confronti di attività economiche dirilevante importanza. Sono in aumento i delitti contro la Pubblica amministrazione, gli omicidi volontari, i delitti contro la libertà sessuale, i delitti contro il patrimonio e di usura, la tratta di esseri umani, i delitti in materia di inquinamento.CAGLIARICritiche sull'eccessiva ricerca di visibilità di alcuni magistrati nei media sono state lanciate dal procuratore generale della Sardegna, Ettore Angioni, durante l'inaugurazione dell'Anno giudiziario a Cagliari. Ha proposto l'introduzione di una norma che vieti la pubblicazione dei nomi e delle foto dei pm, così come il rispetto delle norme sulla diffusione di verbali e intercettazioni.

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