martedì 6 giugno 2023
L'annuncio di Valditara: «Emendamento per equiparare i 36 mesi di servizio negli istituti non statali a quelli svolti nelle scuole dello Stato». Maturità: commissioni interne per gli alluvionati
Anche i prof delle paritarie al concorso riservato

Romano Siciliani

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Anche gli insegnanti precari delle scuole paritarie, con almeno 36 mesi di servizio, potranno partecipare al concorso riservato che sarà bandito, prima dell’estate, dal ministero dell’Istruzione e del Merito, per l’assunzione di circa 35mila docenti. Finora, alla prova - prevista in attuazione del Pnrr - potevano prendere parte soltanto gli insegnanti non di ruolo delle scuole statali. La svolta è stata annunciata dallo stesso ministro Giuseppe Valditara, intervenendo, ieri pomeriggio, al convegno “A cosa serve la scuola?”, organizzato a Palazzo Pirelli di Milano dal network di associazioni “Sui tetti”. «Proporremo un emendamento a un prossimo decreto legge, per far sì che i 36 mesi di insegnamento in una scuola non statale siano equivalenti a quelli nella scuola statale», ha specificato il ministro. Che, in tema di libertà di scelta educativa delle famiglie, ha ricordato che «la scuola italiana è pubblica a 360 gradi ed è composta da istituti statali e non statali». Valditara ha inoltre confermato che «anche le scuole paritarie avranno accesso ai fondi del Pnrr». Notizie accolte con soddisfazione dai promotori e partecipanti al seminario di lavoro incentrato sulla libertà di scelta educativa delle famiglie. Un diritto costituzionalmente garantito ma ancora “zoppicante”, vista la mancata attuazione della legge 62 del 2000, pur a 23 anni dalla sua emanazione.

Libertà educativa al centro

«Il proprio dell’educazione è la libertà», ha sottolineato, in apertura dei lavori, il presidente onorario dell’associazione Esserci, Giancarlo Cesana. «La scuola – ha ricordato – ha bisogno di libertà, degli studenti e degli insegnanti».
Invece, oggi non è così. Almeno per le famiglie che decidono di mandare i figli alle scuole paritarie e devono sobbarcarsi il costo della retta. «Soltanto Italia e Grecia, in Europa, non riconoscono la libertà di scelta educativa», ha ricordato Stefano Malatesta, presidente della sezione di Milano dell’Agesc, l’Associazione dei genitori delle scuole cattoliche. «Per riconoscere questo diritto delle famiglie – ha aggiunto – c’è un’unica strada: abbattere le rette attuando davvero la legge sulla parità scolastica». E di una “dote scuola” per le famiglie, con i contributi economici di Stato, Regioni e Comuni, ha parlato Peppino Zola, co-fondatore della scuola “La zolla”. «Siamo partiti 50 anni fa con 8 bambini e oggi abbiamo 1.270 studenti», ha ricordato Zola. «Serve una grande rivoluzione culturale per la libertà di scelta educativa», ha aggiunto. Ricordando, con don Milani, la necessità di «una scuola di tutti, una scuola per tutti». Anche per gli alunni delle paritarie.

Scuola pubblica. Cioè plurale

«La scuola se non è plurale non è pubblica», ha rilanciato suor Anna Monia Alfieri, esperta di diritto scolastico e componente della Consulta di Pastorale scolastica e del Consiglio Nazionale Scuola della Cei,. «La scelta è l’essenza del diritto all’istruzione – ha aggiunto la religiosa –. Scegliere significa anche avere la capacità giuridica di frequentare uno dei tipi di scuola presenti sul territorio, anche non statale. Si chiama pluralismo ed è un diritto soggettivo della famiglia, non carità», ha scandito suor Alfieri. Che, Costituzione alla mano, ha ricordato: «Lo statalismo è contrario alla Costituzione. Lo Stato da gestore deve diventare soggetto regolatore – ha aggiunto –. È questo il passaggio decisivo che, in Italia, ancora non è stato fatto».

La Maturità nel post-alluvione

A margine del convegno, il ministro Valditara ha parlato anche della possibilità che le commissioni della Maturità, per gli studenti delle zone dell’Emilia Romagna alluvionate, siano composte esclusivamente da membri interni, come ai tempi della pandemia. «Sarà positiva la risposta» del Ministero alla richiesta degli studenti delle province di Ravenna e Forlì Cesena, ha annunciato Valditara. È ancora in corso il confronto con gli uffici ministeriali per mettere a punto le modalità delle prove di Maturità che riguardano le scuole nelle aree alluvionate. In particolare, ha spiegato Valditara, il Mim è «in contatto con i sindaci» e «so che il sindaco di Ravenna si è sentito con la struttura questa mattina (ieri, ndr.)».

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