I ghetti dei braccianti? Spariti dall'agenda. Solo briciole dal Pnrr, Comuni lasciati soli
Dopo anni di rinvii, la Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza certifica che le baraccopoli non verranno risanate: solo 24,8 milioni per 11 progetti. Le risorse ammontavano a 200 milioni e le richieste dei sindaci erano 37. Ecco cosa è successo

Quasi totale fallimento del programma per il superamento dei ghetti dei lavoratori immigrati finanziato dal Pnrr. Del finanziamento di 200 milioni saranno spesi appena 24,8 milioni, e solo in 11 Comuni dei 37 inizialmente individuati. Ma solo piccoli progetti. Invece, fatto ancora più grave, restano fuori tutti gli enormi e indegni insediamenti calabresi e foggiani, come le baraccopoli di San Ferdinando, Borgo Mezzanone, Torretta Antonacci, Borgo Tre titoli. Questa volta non si tratta della denuncia dei sindacati o del mondo associativo, ma di un documento ufficiale. Non più timori ma certezze.
A dare la notizia del fallimento è la “Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza” aggiornata al 31 dicembre 2025 e presentata nella stessa data dal Governo al Parlamento. Un volume di 578 pagine, 6 delle quali sono destinate all’”Investimento 2.2: Piani urbani integrati per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura”. Progetti destinati a combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura che dovevano essere completati entro il secondo trimestre del 2026. Dei 37 Comuni inizialmente individuati solo 11 avranno in finanziamenti europei con le seguenti cifre: Bisceglie (Bat) e Brindisi 2,1 milioni di euro ognuno, Carapelle (Foggia) 1,1 milioni, Carpino (Foggia) 4,6 milioni, Castel Volturno (Caserta) 3,2 milioni, Castelguglielmo (Rovigo)1,6 milioni, Corigliano-Rossano (Cosenza) 2,7 milioni, Eboli (Salerno) 2 milioni, Pescara 1,8 milioni euro, Saluzzo (Cuneo) 1,7 milioni, Siracusa 1,9 milioni. Solo piccole cifre per piccoli interventi. Esclusi invece i grandi ghetti pugliesi e calabresi.
Per la realtà della provincia di Foggia (Cerignola, Manfredonia e San Severo), destinatari di quasi 100 milioni, si legge nella Relazione, «alla luce della definitiva e inderogabile tempistica ammessa dal Consiglio Europeo, i tre Comuni non potranno completare i propri progetti secondo lo schema originario del Decreto Ministeriale 55/2022, neanche nella forma ridotta conseguente ad una rielaborazione progettuale presentata (realizzazione di circa 2.000 posti letto a fronte dei 6.500 originariamente previsti)». La Commissione Europea ha, infatti, respinto come «deroga non realizzabile» la richiesta di «una specifica rimodulazione di un target diverso, volta a pervenire almeno alla progettazione esecutiva entro la data finale consentita di giugno 2026».
Dunque coi fondi Pnrr non si farà nulla, neanche gli annunciati “villaggi” di container, voluti dal governo e “accettati” senza convinzione dai Comuni. Per i progetti dei tre Comuni calabresi (Rosarno, San Ferdinando e Taurianova), destinatari di oltre 10 milioni, e «che hanno fatto registrare un interesse al mantenimento del finanziamento, ma che non sono risultati pienamente in regola», si è proposta «la possibilità di transitare verso altre forme di finanziamento europeo caratterizzate da un maggiore grado di flessibilità».
In particolare per San Ferdinando, dove si trova la drammatica tendopoli/baraccopoli con circa 800 persone, si propone di utilizzare quelli del decreto “Caivano bis” che proprio per i due Comuni reggini stanzia 20 milioni destinati al risanamento delle “periferie” sul modello di Caivano. Insomma “briciole” per i piccoli insediamenti e nulla o ipotesi per quelli grandi. Scaricando la responsabilità dei ritardi sui Comuni, dimenticando come molti avevano inviato i propri progetti già nel 2023 e quindi in tempo per la loro realizzazione. Nulla si dice, invece, dei ritardi governativi nel rispondere agli enti locali che hanno poi portato alla nomina di un commissario straordinario che però non è bastato a rispettare i tempi. Ora toccherà ai Comuni, in particolare quelli foggiani e calabresi, replicare al governo e eventualmente cercare soluzioni alternative. Ma non più coi fondi del Pnrr. Quelli, ormai, sono definitivamente persi.
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