Il coraggio di denunciare: così 17 lavoratori hanno incastrato una rete di caporali

di Antonio Averaimo, Napoli
Oltre due anni di indagini da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere: i lavoratori venivano pagati a cottimo e non potevano assentarsi per malattia, né comunicare al telefono
Google preferred source
October 7, 2026
Il coraggio di denunciare: così 17 lavoratori hanno incastrato una rete di caporali
Braccianti al lavoro in una delle immagini raccolte dai carabinieri / Ansa
Le campagne del Casertano si confermano ancora una volta terra di caporalato. È stato il coraggio di un lavoratore, a cui se ne sono aggiunti in seguito altri 16, a permettere l’avvio di un’indagine, l’ennesima che ha interessato quel territorio, a carico di otto persone che sfruttavano il lavoro di decine e decine di immigrati privi del permesso di soggiorno, per questo motivo più ricattabili. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e condotta dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Caserta, ha ricostruito un vasto sistema di sfruttamento dei lavoratori agricoli extracomunitari residenti in zona. Restavano nei campi fino a 14 ore sotto il controllo inflessibile dei caporali, sette giorni su sette, con il caldo asfissiante e anche sotto la pioggia, pagati tra gli 80 centesimi e un euro e mezzo a cassetta oppure tra i 3 e i 4 euro l’ora. Costretti a lavorare anche durante la distribuzione dei pesticidi sui terreni, senza alcuna possibilità di assentarsi o comunicare al telefono. Per tre degli otto indagati è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Per un altro è scattato l’obbligo di dimora. Sono tutti stranieri ma di cui non è stata resa nota la nazionalità. Ad altri quattro sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini. Gli otto destinatari dei provvedimenti emessi dalla magistratura sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per aver reclutato e impiegato manodopera clandestina.
Le indagini si sono avvalse anche di pedinamenti e si sono protratte per oltre due anni. Gli inquirenti hanno potuto ricostruire le varie fasi del sistema tramite appostamenti e riprese video, partendo dalla denuncia del primo bracciante deciso a ribellarsi ai caporali e dalla collaborazione degli altri 16. Tutti e 17 sono stati collocati in località protette. Oltre a ricevere protezione da possibili ritorsioni, è stata offerta loro anche la possibilità concreta di un inserimento socio-lavorativo. Dall’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Armando Bosso, è emerso che gli immigrati venivano reclutati ogni mattina a una delle rotonde di Villa Literno o in alcuni vicoli del comune del Casertano, terra di massiccia immigrazione dall’Africa fin dagli ultimi decenni del secolo scorso. Da lì venivano trasportati nelle campagne della provincia con furgoni omologati per nove persone, sui quali ne salivano però anche 25 o 30. In molti casi si trattava di mezzi destinati al trasporto di merci, privi di finestrini.
«I fatti emersi nell’indagine sul caporalato nei terreni agricoli della provincia di Caserta sono molto gravi, perché il reclutamento dei lavoratori avveniva sulla strada pubblica, alla luce del sole, nell’indifferenza di tante persone che non hanno mai denunciato, probabilmente anche perché assuefatte a tali fenomeni», ha spiegato il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni, nel corso della conferenza stampa convocata in Procura. «L’aspetto positivo è che invece 17 braccianti hanno collaborato all’inchiesta, trovando il coraggio di denunciare i propri sfruttatori», ha aggiunto Bruni. La procuratrice aggiunta Graziella Arlomede ha sottolineato «l’assiduità delle condotte degli indagati», che dimostra «la consapevolezza sia delle persone sfruttate, che sapevano di trovare lavoro, sia dei caporali e degli imprenditori nell’aggirare le regole». «Le notizie dei lavoratori agricoli costretti a turni massacranti confermano una drammatica realtà schiavistica», ha dichiarato la segretaria nazionale della Flai-Cgil, Silvia Guaraldi. «A dieci anni dall’approvazione della legge 199 contro lo sfruttamento, non dovrebbero più registrarsi casi del genere. Per questo la Flai continua a chiedere la rigorosa applicazione della norma, il rafforzamento delle attività di controllo, il pieno funzionamento e il potenziamento delle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità e l’introduzione degli indici di coerenza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire