martedì 22 ottobre 2019
La nomina ufficializzata in Gazzetta Ufficiale. «Ora progetti a favore delle famiglie coinvolte nel percorso adottivo». Nel 2018, 1.364 bambini adottati, più che dimezzati in 7 anni
Il ministro Elena Bonetti (Fabio Cimaglia / Lapresse)

Il ministro Elena Bonetti (Fabio Cimaglia / Lapresse) - LaPresse

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Il ministro alla Famiglia Elena Bonetti è ufficialmente a capo della Commissione per le adozioni internazionali. La nomina, entrata in vigore con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di venerdì 18 ottobre di un apposito decreto del presidente del Consiglio, costituisce un passaggio importante per la Cai, l'ente che regolamenta e controlla l'attività delle organizzazioni che gestiscono le adozioni di bambini stranieri da parte delle famiglie italiane. «intendo portare avanti progetti a tutela delle famiglie coinvolte nei percorsi di adozione e a garanzia del superiore interesse del minore, al fine di consentire a questi bambini meno fortunati le stesse opportunità di futuro dei nostri figli», ha dichiarato Elena Bonetti.

Si rallegra il presidente di Amici dei Bambini (Aibi) Marco Griffini, che per lungo tempo si era battuto affinché la presidenza della Cai fosse delegata al ministro della Famiglia e non, come è accaduto in passato, a un sottosegretariato di governo. "Speriamo, così, di ritornare al periodo felice dell'adozione internazionale. Usciamo da un decennio caratterizzato da un sostanziale disinteresse". Ci sono stati lunghi periodi (addirittura 3 anni tra il 2014 e il 2016), in cui la Cai non è mai stata convocata. Alla vicepresidente della Commissione da giugno 2017 siede Laura Laera, già presidente del Tribunale dei minorenni di Firenze, che ha impresso un nuovo e proficuo slancio all'attività della Cai. Tra le altre cose, è iniziata la razionalizzazione degli enti autorizzati, che sono scesi a 55 e probabilmente entro la fine dell’anno arriveranno sotto quota 50.

Nel 2018 sono stati 1.364 i bambini stranieri adottati da coppie italiane. Erano stati 1.446 nel 2017, più che dimezzati rispetto ai 3.154 del 2011. In particolare i minori provenienti dall’Europa sono stati 640, dall’Africa 121, dall’America centrale e meridionale 330 e dall’Asia 303. La Federazione Russa rimane il Paese con il maggior numero di minori adottati (200), seguita dalla Colombia (169 piccolo aumento rispetto al 2017), dall’Ungheria (135), dalla Bielorussia, come detto, (112) e dalla Cina (84).

Anche le coppie disposte ad adottare sono calate di circa 500 l’anno. Oggi, sulla base delle domande pendenti presso gli enti, le coppie in attesa risultano circa 3.700. Più o meno la metà riuscirà, nel giro di un paio d’anni, a regalare una famiglia a un bambino che non ce l’ha.

Sono tanti i motivi che spiegano la crisi delle adozioni internazionali, in calo in tutto il mondo, con flessioni anche più rilevanti che non nel nostro Paese: di fronte a un crollo dell’80 per cento nel mondo occidentale dal 2004 al 2016, in Italia la decrescita si è fermata al 55%.

Uno dei motivi è la recente decisione di sospendere le adozioni da parte di grandi Paesi come l’Etiopia e la Polonia. Negli anni scorsi aveva "chiuso" le adozioni estere anche la Romania.

Un'altra ragione è che cresce il numero dei Paesi che 'fanno da sé', che cercano cioè di risolvere il problema dei minori abbandonati con l’adozione nazionale e con l’affido. A questo si aggiunga il calo delle nascite, quello dei matrimoni e la "concorrenza" della fecondazione assistita e perfino dell'utero in affitto, e la lista dei motivi della crisi si allunga.

Serve poi dare slancio agli accordi bilateraIl con i Paesi di provenienza dei bambini: dopo un periodo di assoluto stop, sono a buon punto di trattativa il Senegal, il Benin e la Cambogia.

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