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Oltre 25mila nuovi posti di lavoro nei campi. Superata quota 1 milione

Andrea Zaghi domenica 25 novembre 2018
L'agricoltura dà lavoro. Nell'ultimo anno, stando all'Inps, sarebbero nati nei campi circa 25mila nuovi posti. In questo modo, il numero dei lavoratori dipendenti in agricoltura arriva alla bella quota di 1,06 milioni di addetti. Buona cosa, appunto. Che va di pari passo con i primati dell'agroalimentare nostrano nel mondo, e che va valorizzata. Ma anche difesa.
L'aumento dei lavoratori agricoli colpisce anche per altri motivi. Prima di tutto perché l'incremento è stato pari al 2,4%, poi perché quasi un terzo dei lavoratori dipendenti è rappresentato da giovani sotto i 35 anni per un totale di 343mila unità. E' questo che colpisce di più, e giustamente, Coldiretti che in una nota ha spiegato come la presenza dei giovani sia la «conferma della rinnovata attrattività della campagna per i giovani con l'agricoltura diventata un settore capace di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, sia per chi vuole investire alla guida delle imprese sia per chi vuole trovare una opportunità di lavoro». Non semplice voglia di natura e aria buona, quindi, ma qualcosa di più e di più complesso. Si tratterebbe, secondi i coltivatori, di un «profondo mutamento culturale che si è tradotto anche nelle scelte relative al percorso scolastico». Il risultato sta anche in una accresciuta professionalità nelle campagne. Difficile dire adesso se tutto questo sia davvero un modo diverso di vedere l'agricoltura, oppure il semplice prodotto delle difficoltà economiche (e occupazionali) in altri settori dell'economia. Ma tant'è i numeri non si possono cambiare, e il segnale di qualcosa di diverso rispetto a prima certamente c'è. Ben altro da ciò che accadde negli anni Cinquanta e Sessanta, quando il boom economico che visse l'Italia fu reso possibile anche dall'esodo in massa di genti dalle campagne alle città e nelle fabbriche. Altri tempi, tuttavia, che non possono essere messi a paragone dell'oggi, e che pur tuttavia devono essere ricordati perché hanno segnato un'epoca così come questi ne segnano, probabilmente, un'altra.
Più occupati agricoli e più giovani, quindi. Si tratta di qualcosa da difendere e preservare, si diceva, non solo dalla concorrenza sleale dei falsi prodotti alimentari italiani, ma anche dalla disinformazione, dai venti di protezionismo così come dalle indiscriminate "aperture" a concorrenti che non seguono i nostri stessi criteri produttivi. Questione di trasparenza, ma soprattutto di salubrità dei prodotti, di regole igieniche e ambientali da rispettare, di correttezza nelle coltivazioni e negli allevamenti. Ciò che ci distingue dal resto del mondo agricolo.