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Dietro le quinte del seggio elettorale

Vittorio Spinelli martedì 20 settembre 2022
Gira a pieno regime la macchina organizzativa per l'esercizio di voto il 25 settembre. Restano in vigore (circolare Min. Interno del 2 settembre) le misure restrittive anti Covid finora sperimentate, come le mascherine e il distanziamento. Di particolare c'è che, dopo il voto, non si potrà inserire la propria scheda direttamente nell'urna ma dovrà essere consegnata al Presidente del seggio che provvederà a vista ad imbucarla. Anche in questa tornata elettorale vengono ripescate diverse norme di garanzia previste per il personale addetto ai seggi. Le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, a tempo determinato o indeterminato, che sono nominati o incaricati per il servizio alle elezioni, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro e a veder calcolate come normale attività lavorativa le giornate dedicate alle operazioni di voto e di scrutinio. In pratica, spetta la piena retribuzione secondo l'importo del contratto collettivo di categoria, con i relativi contributi previdenziali obbligatori, e quindi senza alcun danno o perdita sulla futura pensione. Poiché l'assenza dal posto di lavoro è considerata come già lavorata e retribuita, il datore di lavoro non può richiedere o pretendere prestazioni aggiuntive durante le giornate delle operazioni, anche se l'orario impegnato per le elezioni si presenta compatibile con il normale orario lavorativo. Si matura inoltre il diritto al recupero immediato del riposo del sabato (per chi ha la settimana corta) o della domenica. Tuttavia è tuttora operante un particolare divieto di partecipazione ai servizi elettorali come Presidente di ufficio elettorale di sezione, di Scrutatore o di Segretario. Sono esclusi da queste funzioni i dipendenti dei ministeri dell'Interno, delle Poste e telecomunicazioni, dei Trasporti. Lo prevede il "Testo Unico per l'elezione della Ca-mera dei deputati" (Dpr 361/1957) e ad esso fa riferimento il ministero dell'Interno. I dipendenti interessati, un tempo inquadrati nel pubblico impiego continuano a essere esclusi anche dopo la privatizzazione del loro rapporto di lavoro. Il Ministero ritiene infatti (faq n.15) che permane l'originario divieto, anche dopo il mutato inquadramento lavorativo, perché i servizi da essi svolti a favore della collettività sono essenziali per la regolarità delle procedure elettorali nei giorni di votazione.