mercoledì 28 febbraio 2018
Applausi al debutto del prof. sul palcoscenico coi suoi studenti con il monologo “Ogni storia è una storia d'amore” tratto dal suo omonimo libro che parte dal mito di Orfeo e Euridice.
Alessandro D'Avenia al Teatro Carcano di Milano con lo spettacolo "Ogni storia è una storia d'amore"

Alessandro D'Avenia al Teatro Carcano di Milano con lo spettacolo "Ogni storia è una storia d'amore"

Riannodare il “filo rosso” delle nostre relazioni con gli altri, «perché l’amore è il filo forte nel labirinto di questa vita» dice il professor Alessandro D’Avenia mentre i suoi studenti dal palco srotolano lentamente 36 matasse di lana rossa i cui fili, tramite passamano, avvolgono piano piano il pubblico del Teatro Carcano di Milano. Sala stracolma di studenti e genitori, occhi lucidi e cuori un po’ più caldi in una gelida serata milanese, lunedì scorso, quando il prof. più amato d’Italia conclude fra le standing ovation le due ore, è il caso dirlo, filate con cui ha tenuto sospesa l’attenzione di 990 spettatori raccontando le grandi storie d’amore della storia. Che, in fondo, hanno a che fare con i sentimenti e il quotidiano di tutti noi, perché, come recita il titolo dell’ultimo libro di D’Avenia Ogni storia è una storia d’amore (Mondadori). Quello che propone da un po’ di tempo l’autore di un best seller generazionale come Bianca come il latte, rossa come il sangue, è una formula che va ben al di là della “serata evento” per presentare un volume. Si tratta di un vero e proprio monologo teatrale (in tournée, prossima tappa a Lucca il 28 marzo al Teatro del Giglio per arrivare a Palermo il 18 aprile), guidato dalla sapiente mano del regista Gabriele Vacis che valorizza le capacità affabulatorie di D’Avenia che, circondato dai suoi veri allievi del liceo San Carlo di Milano, ci inizia ad un viaggio nei meandri più profondi delle nostre coscienze.

I fili rossi delle storie raccontate dal prof D'Avenia avvolgono la platea

I fili rossi delle storie raccontate dal prof D'Avenia avvolgono la platea

La cornice in cui si inserisce il racconto (sulle belle luci e sonorità di Roberto Tarasco) è quella del mito fondante di Orfeo e Euridice presentato nella versione de Le metamorfosi di Ovidio che procede con gli “escamotages” della telenovela a interruzione ad ogni colpo di scena, per lasciare entrare, nell’ordito più ampio di una tela che alla fine scopriremo essere la vita con la sua meraviglia e il suo mistero, le altre storie d’amore. I 36 gomitoli rossi sul palco rappresentano le altrettante storie raccontate nel libro, dove le protagoniste sono grandi donne accomunate dal fatto di essere state le compagne di grandi artisti, spesso le loro muse e ancor più spesso le loro fide e sottovalutate collaboratrici. Una lezione, questa sì, di amore e rispetto in questi tempi di irrazionale violenza. Ogni sera D’Avenia srotola il gomitolo di storie diverse, che intrecciano con grazia citazioni da Dante a Beethoven con le parole più belle delle poesie d’amore lette con spontaneità dagli stessi studenti.

Non sono sempre storie fortunate, come quella dell’infelice Elisabeth Siddal, la rossa musa del pittore preraffaellita Dante Gabriele Rossetti, ma sono piene di forza al di là del male e della morte e delle epoche storiche. Come quella di Tess Gallagher che salva dall’alcolismo lo scrittore americano Raymond Carver, o della russa Nadežda Jakovlevna che impara a memoria le poesie del marito Osip Mandel’štam, fatto internare da Stalin e morto in gulag, affinché se ne perpetui la memoria. L’amore che vince la morte. Orfeo e Euridice concludono la loro lotta terrena e ultraterrena vincendo la morte grazie alla bellezza. L’invito finale del prof. che tocca i cuori di ogni età è quello a riconoscere l’Amore più alto, che rende più grande la nostra vita, e a permettergli di salvarci.

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