giovedì 2 novembre 2017
La campionessa spagnola, oro a Rio nel salto in alto a 37 anni, dopo il ritiro si è rituffata in politica per aiutare gli altri
Bambini e disabili, la nuova sfida di Ruth Beitia

«Le doy gracias a Dios todos los días » («Ringrazio Dio ogni giorno»). È stato questo l’elisir della lunga carriera di Ruth Beitia, campionessa olimpica di salto in alto a Rio 2016 alla sorprendente età di 37 anni, come mai nessuna prima in questa specialità. Dopo aver annunciato il suo ritiro dalla attività agonistica, la Spagna oggi la celebra come la più grande atleta iberica di tutti i tempi. Un riconoscimento che tiene giustamente conto di un palmarés stellare con 15 medaglie internazionali, tra cui cinque mondiali e quattro titoli europei, con 31 finali disputate. Quindici “voli” sopra i 2 metri in gare ufficiali per la trentottenne spagnola che ha detto basta al termine di una stagione segnata dagli infortuni.

Una vita sul tartan iniziata a soli undici anni, grazie al suo allenatore di sempre, Ramon Torralbo, che aveva intravisto il talento puro di questa ragazza di 192 centimetri nativa di Santander. La più giovane di cinque fratelli, tutti atleti, come il papà giudice di gara a Barcellona ’92. Dalle pedane giovanili a quelle olimpiche fino al gradino più alto a Rio dopo ventisei anni di carriera: «Un sogno diventato realtà che ho condiviso con il mio allenatore. Mi ha insegnato a vincere ma anche a perdere, a rispettare sempre le avversarie e a non mollare mai». Umiltà e sacrifici alla base di una scalata che sembrava non aver fine.

Ma c’è un tempo per ogni cosa e la “signora dell’alto” ha sentito che era il momento di scendere dalla pedana: «Ho deciso di smettere ma tutti i valori che ho appreso dallo sport li porterò in altri aspetti della vita». Col sorriso con cui si è fatta conoscere in tutto il mondo, ma anche qualche lacrima per quella che è stata una vera vocazione: «Non sono io che ho scelto il salto in alto, ma il salto in alto ha scelto me». Il giorno dopo aver appeso le scarpe al chiodo, l’ “eterna” Ruth si è rituffata in un’altra passione. Dal 2011 siede nel parlamento della comunità autonoma della sua Cantabria. Rieletta nel 2015, è consapevole che oggi la politica debba recuperare la fiducia della gente ma è un ambito che l’affascina: «Per me la politica è parlare con la gente, ascoltarla, non sentirla, che è molto diverso. Mi piace il tu per tu e avere sempre il mio ufficio aperto per tutti. È bello poter aiutare gli altri ed essere d’esempio». Non ha mai nascosto la volontà di barattare le sue medaglie se servissero a sconfiggere la disoccupazione. Va fiera dei risultati raggiunti nel campo della disabilità e dell’abbandono scolastico. Vicina al mondo dell’infanzia, già durante l’attività agonistica è stata spesso nelle scuole per testimoniare la forza dello sport: «Importante però non è competere ma divertirsi».

Fisioterapista e studente in psicologia all’Università Cattolica San Antonio di Murcia, è sempre stata protagonista anche oltre lo sport. Per la Federazione di atletica leggera spagnola: «Ruth è stata un esempio in pista e fuori. Al di là dei suoi grandi successi è riuscita a diffondere lo sport tra giovani, ha nobilitato l’atletica e ispirato molti bambini. È stata ammirata dai suoi compagni di squadra e dai suoi rivali, è stata la più grande della nostra storia sportiva. Fortunatamente ora continuerà a lavorare per rendere il nostro sport più grande». Ruth si è sorpresa quest’anno quando la Iaaf ha deciso di darle il premio Fair Play per aver consolato in mondovisione l’azzurra Alessia Trost eliminata al Mondiale.

«Sono orgogliosa, ma è stato solo un gesto di umanità» ha spiegato la spagnola che non ama epiteti o titoli a effetto. «Voglio essere ricordata senza soprannomi, per come sono davvero, grazie soprattutto alla mia famiglia che mi ha trasmesso tanti valori. Sono molto cattolica, credo profondamente in Dio e sono molto devota alla Madonna del Carmine, patrona di Santander, che ha un santuario prezioso: quello della Vergine del Mare. In questa spiaggia sono andata spesso a riposarmi dopo un duro allenamento ». È stato questo il suo segreto, una forza interiore che le permette oggi di voltarsi indietro soddisfatta e guardare in alto verso nuove sfide dicendo semplicemente: « Soy feliz » («Sono felice»).

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