sabato 6 agosto 2011
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DI LUCA MAZZA O ggi c’è Milan-Inter a Pechino. E a pensarci bene questo è molto più di un derby. In pa­lio c’è qualcosa di incredibilmente più importante della Supercoppa i­taliana. Perché la partita vera, quel­la che interessa al sistema calcio ita­liano, si è già giocata nei giorni pre­cedenti e non l’ha persa nessuna del­le due milanesi. È il match con la Ci­na, che bisognava vincere a tutti i co­sti. E così è stato. La finalissima è un affa­re che non si ferma ai 10 milioni di euro che la Lega di Serie A si è assicurata scegliendo la “Città Proibita” co­me teatro per tre edi­zioni della Supercop­pa Italiana fino al 2014 (questa è la se­conda dopo l’Inter- Lazio del 2009). Per comprendere a pieno il business bisogna andare ol­tre anche all’incasso che la trasferta orientale garantisce a Inter e Milan: un milione e 650mila euro a testa. Basta vedere quale è stato il vero im­pegno che le due squadre hanno do­vuto sostenere da quando hanno messo piede a Pechino per render­sene conto. Gli allenamenti sul cam­po sono stati programmati come fos­sero degli intervalli tra i tanti eventi commerciali a cui i loro campioni sono stati costretti a partecipare. Ie­ri mattina, ad esempio, l’Inter al completo è salita sulla piattaforma dell’eliporto, all’ottantesimo piano dell’hotel che ospita la squadra. Eto’o e compagni erano in posa per la Nike per presentare al mondo, dalla Cina, la nuova maglia da trasferta dei ne­razzurri per la stagione 2011-2012. Anche il Milan non è stato da meno. Due giorni fa, infatti, nel negozio di Dolce&Gabbana situato nel Central Businnes District (il quartiere delle multinazionali nel cuore di Pechino) è stato presentato il libro fotografi­co sui Campioni d’Italia. Questi avvenimenti testimoniano come siano stati soprattutto gli sponsor a caldeggiare la trasferta. Ma perché proprio in Cina e non in un altro Paese? Risposta scontata. Il “Gi­gante asiatico” è ormai una potenza economica consolidata e viene visto come una miniera d’oro da cui at­tingere perfino in campo calcistico. Ma alla Cina non interessa solo il pal­lone. Sono lontani i tempi in cui ci si limitava al ping pong e alle arti mar­ziali. Nel giro di tre anni questo è di­ventato il Paese dello sport: dal cal­cio al basket, passando per il nuoto. È iniziato tutto con le Olimpiadi del 2008 a Pechino, poi è stato un susseguirsi di eventi, ultimo dei quali i campionati mondiali di nuoto di Shanghai terminati pochi giorni fa. È lo sport in genere che trova terreno fertile in una Repubblica po­polare che adesso ha fame di adrenalina ed emozioni da gioco, dopo i troppi de­cenni di chiusura all’Occidente e ai suoi divertimenti. L’esempio del basket è calzante. Il campionato Nba negli Usa è a rischio a causa del mancato accordo tra pro­prietari dei 30 team e giocatori sul nuovo contratto collettivo. Tra le nuove frontiere dove i giganti ame­ricani potrebbero finire in “esilio” c’è proprio la Cina, pronta ad accoglierli a suon di milioni. Del resto di quanto sia accesa la pas­sione del popolo con gli occhi a man­dorla per lo sport se ne sono accorti in questi giorni anche i giocatori di Inter e Milan, letteralmente presi d’assalto per foto e autografi appena facevano capo­lino fuori dalle loro stanze d’albergo. Se ne avrà un’ulteriore dimostrazione og­gi, quando lo stadio Nido d’Uccello sarà gremito di spettatori. Saranno quasi tut­ti “made in China”, perché la maggior parte dei tifosi rossoneri e nerazzurri ha boicottato una trasferta troppo lunga ed esosa per le loro tasche. Loro la par­tita la vedranno da casa, sperando che la propria squadra torni a Milano con la Supercoppa. Milan e Inter si daranno battaglia in campo. Entrambe vorranno vincere, consapevoli però che, comun­que vada, è già stato un successo. Un milione e 650 mila euro di compenso ai due club: dopo i Giochi 2008 la Cina sempre più regina del business in nome dello sport
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