venerdì 10 novembre 2017
Una mostra indaga sul legame tra arte e musica nel segno della spiritualità in un percorso che va da Kandiskij a Cage passando per Klee Schoenberg
Arnold Schönberg, “Blue Gaze”, 1910 (Arnold Schönberg Center)

Arnold Schönberg, “Blue Gaze”, 1910 (Arnold Schönberg Center)

Il suono giallo è il titolo di uno dei testi di Kandinskij per il teatro, una sorta di performance ante litteram. La sinestesia è d’altra parte la via attraverso cui l’artista russo era giunto all’astrazione, sviluppando l’elemento cromatico in termini timbrici. Nello Spirituale dell’arte aveva paragonato il giallo a una tromba, l’azzurro al suono di un flauto, il verde a un violino. La liberazione dalla rappresentazione equivale alla liberazione di un suono interiore, profondo e purissimo, che «colpisce direttamente l’anima». È forse naturale che dovesse arrivare da un’anima russa l’intuizione più compiuta che il legame tra arti visive e musica è un fatto di spirito. Il tema è trattato in modo organico in una bella mostra, nel cui percorso opere e musica sono complementari, che apre domani a Reggio Emilia, a cura di Martina Mazzotta. Una mostra che pone come pilastri di un grande arco Kandinskij e Cage: due maestri che hanno segnato la prima e la seconda metà del Novecento. Artisti in apparenza lontani ma accomunati proprio da una dimensione spirituale che guarda fuori dall’esperienza occidentale – lo sciamanesimo in Kandinskij, lo zen per Cage – e da una idea di risonanza interiore, quella Einfühlung (empatia, concetto formulato a Monaco da Theodor Lipps, le cui lezioni furono seguite dallo stesso Kandinskij) che è per la Mazzotta il vero cuore della mostra. Insieme al mondo popolare russo il polo di riferimento per Kandinskij è Wagner, autore di “culto” dal simbolismo giù fino a Steiner. L’attenzione posta dalle avanguardie alla possibilità di integrare tra loro le diverse arti è un fenomeno con radici nel wagneriano Gesamtkunstwerk , l’“opera d’arte totale”. Il misticismo rivoluzionario wagneriano, filtrato attraverso la categoria del dionisiaco di Nietzsche, ha una vasta portata culturale nei decenni tra fine Ottocento e primi del Novecento. L’elemento misterico, esoterico, teosofico è una componente centrale ma spesso passata sottotraccia degli albori del moderno. Eppure correnti misticheggianti aleggiano anche nel Bauhaus delle origini e sono centrali in esperienze come la Colonia degli artisti di Darmstadt. Il Gesamtkunstwerk investe così la realtà per definire un vero e proprio habitat in cui l’uomo possa “risuonare” integralmente, come corpo e come spirito.

Vasilij Kandinskij, “Résonance multicolore”, 1928 (© Centre Pompidou)

Vasilij Kandinskij, “Résonance multicolore”, 1928 (© Centre Pompidou)

Tra il 1911 e il 1914 Kandinskij intrattenne uno scambio epistolare con Arnold Schönberg (che fu pure pittore), il musicista che libera la musica dalla tonalità come il russo libera la pittura dalla rappresentazione. Anche Schönberg approfondisce il rapporto suono- colore, attraverso tecniche come la Klangfarbenmelodie, la «melodia di suonicolori »: una struttura melodica viene spezzata e distribuita su diversi strumenti o gruppi di strumenti, così da “colorarla” in modo sempre diverso. In mostra, poi, anche Ciurlionis, figura enigmatica e avvincente di artista-musicista intriso di teosofia, e Klee, egli stesso ottimo violinista, nel cui lavoro l’elemento musicale compare in più modi, dai titoli a composizioni ritmiche e formali che richiamano i sistemi di notazione fino alla riflessione sull’analogia tra temporalità musicale e processo di genesi della forma. Legata a Kandinskij e Klee è poi Marianne Werefkin, cofondatrice del Blaue Reiter e tra le figure di riferimento del Monte Verità ad Ascona: nei suoi dipinti colori e forme vibrano espandendo la voce interiore.

Il salto verso John Cage è veicolato da una figura poco nota eppure geniale come Oskar Fischinger. Pittore, musicista e cineasta, sviluppò la sua ricerca in film sperimentali di animazione in rapporto con la musica. Emigrato negli Stati Uniti, fu il responsabile della sequenza astratta di Fantasia sulle note di Bach. Cage aveva lavorato come stagista nel suo laboratorio e ne ricordava la frase «Nei suoni si cela l’anima di un oggetto inanimato ». Di Cage la mostra presenta un’immagine ampia, attraverso le partiture di grande valore grafico, un pianoforte preparato, fino a una camera anecoica in cui è esposto uno dei quadri bianchi di Rauschenberg, nati in collaborazione con il musicista. In Cage troviamo buddhismo zen, Meister Eckhart, Jung e gusto per il gioco. Eppure è proprio nel bianco che lui e Kandinskij si incontrano: in un bianco come condizione di ascolto primordiale, quel bianco che per il russo è «non-suono, che non è morto ma ricco di potenzialità. È la giovinezza del nulla, prima della nascita. Forse la terra risuonava così, nel tempo bianco dell’era glaciale».

Reggio Emilia, Palazzo Magnani

KANDINSKY->CAGE

Musica e spirituale nell'arte

Fino al 25 febbraio 2018


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