sabato 7 luglio 2012
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​C’è una partita che lo sport italiano non può permettersi di perdere. È una sfida più importante della finale dell’Europeo, una gara ancor più decisiva di quelle che vedranno gli azzurri impegnati nelle Olimpiadi londinesi tra tre settimane. È una partita che non si gioca in campo, ma fuori. E riguarda la valorizzazione degli spazi dove lo sport viene praticato quotidianamente e con passione da migliaia di ragazzi che, mentre vivono il sogno di poter diventare i campioni di domani, vengono accompagnati nella crescita.Questi luoghi sono oratori e parrocchie, dove in passato hanno iniziato a muovere i primi passi molti protagonisti: da Gianni Rivera a mister Cesare Prandelli nel calcio, fino all’ex ct della nazionale italiana di basket, Carlo Recalcati. Nell’immaginario collettivo lo sport parrocchiale assume le sembianze di un film in bianco e nero. Quasi fosse qualcosa di vecchio, che esisteva ma ora sarebbe destinato a scomparire. Nulla di più sbagliato. In realtà, in un momento di crisi generale per lo sport di base e con il calcio alle prese con l’ennesimo scandalo legato alle scommesse, questo mondo educativo gode di ottima salute e si candida a rappresentare una parte importante del futuro dell’intero movimento sportivo italiano. Già, il futuro. Perché il Centro sportivo italiano (Csi) ha lanciato un’ambiziosa campagna per potenziare la presenza dello sport in questi luoghi educativi. Si intitola «Un gruppo sportivo in ogni parrocchia», dietro lo slogan un progetto concreto. «In Italia ci sono 26mila parrocchie e oggi in circa la metà si praticano attività, in 7mila casi proprio grazie al Csi. Il nostro obiettivo è quello di costruire nei prossimi anni almeno un campo da gioco nelle 13mila comunità in cui oggi non c’è», spiega Massimo Achini, presidente nazionale del Csi.Dietro all’iniziativa c’è la convinzione che una parrocchia in cui si pratica sport abbia una marcia in più. E nel decennio che la Chiesa italiana sta dedicando alla sfida educativa è più che mai importante poter contare su uno strumento formativo così prezioso, in grado coinvolgere i ragazzi.A questo aspetto va aggiunta anche la qualità tecnica. «È arrivato il tempo di scrollarci di dosso le etichette superficiali, costruite anche su frasi fatte come "i tiri alla viva il parroco" o "i passaggi sbagliati che non si vedono nemmeno all’oratorio" – sottolinea Achini –. Occorre far conoscere a tutti che in questi luoghi si pratica uno sport d’eccellenza dove migliaia di allenatori, dirigenti e arbitri preparati si impegnano ogni giorno per la crescita umana e tecnica degli adolescenti».La vittoria della «partita» passa dall’impegno dei comitati provinciali e delle singole comunità, ma anche dal sostegno che verrà fornito dalle istituzioni sportive. «Il presidente del Coni Gianni Petrucci e il numero uno della Figc, Giancarlo Abete hanno già manifestato il loro appoggio alla nostra campagna – riferisce Achini –. Sono stati firmati protocolli d’intesa anche con alcuni dirigenti, come il presidente della Lega di serie B, Andrea Abodi, e quello della Lega Pro, Mario Macalli. Inoltre sono state impostate collaborazioni e alleanze con società come Inter e Milan nel calcio e l’Armani Jeans per il basket».Il progetto del Csi prevede anche l’apertura di una sezione per i disabili all’interno di ogni polisportiva. «Anche i ragazzi con handicap saranno protagonisti della nostra campagna – precisa Achini – perché non praticano attività di qualità minore».Il termine per completare il piano di rilancio dello sport in parrocchia è stato fissato nel 2020. Ma il Csi si è messo subito al lavoro e conta di anticipare i tempi. Perché l’arbitro ha già fischiato l’inizio della partita. I giocatori sono in campo. E a disposizione c’è soltanto un risultato.
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